Il Toro degli esterni che voleva Lerda

Il Toro degli esterni che voleva Lerda

di Stefano Rosso – Il calcio d’agosto, soprattutto se praticato contro avversarie di basso, può risultare esageratamente ingannevole nel far trarre bilanci e valutazioni. Può essere tuttavia utile trarre quanche indicazione da estrarre dal contesto e provare a considerare in astratto per procedere cautamente a fare alcune valutazioni.

La partita di ieri contro la Pro Sesto, formazione di Eccellenza lombarda,…

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di Stefano Rosso – Il calcio d’agosto, soprattutto se praticato contro avversarie di basso, può risultare esageratamente ingannevole nel far trarre bilanci e valutazioni. Può essere tuttavia utile trarre quanche indicazione da estrarre dal contesto e provare a considerare in astratto per procedere cautamente a fare alcune valutazioni.

La partita di ieri contro la Pro Sesto, formazione di Eccellenza lombarda, terminata col roboante successo granata per 12-0 – era da tempo che alla Sisport non si vedevano tante reti – è stata l’occasione ideale per l’esaltazione degli esterni d’attacco di Ventura: i giovani scuola Milan, Verdi e Oduamadi, hanno concluso la partita segnando cinque volte i propri nomi sul tabellino – rispettivamente due il primo e tre il secondo – mentre Guberti ha chiuso con tre assist all’attivo.

Andando ad analizzare nel dettaglio il loro posizionamento in campo ci si può accorgere che, sebbene siano tutti giocatori – Stevanovic incluso, anche se ieri non ha preso parte alla partitella – abili ad utilizzare entrambi i piedi per calciare, il tecnico genovese li impiega a parti invertite, con i destri Guberti e Oduamadi schierati a sinistra ed il mancino Simone Verdi a destra: in questo modo gli interpreti delle corsie laterali hanno sempre due soluzioni a propria disposizione quando entrano in possesso della sfera, con la possibilità di arrivare sul fondo e crossare – fin dal ritiro di Sappada, per la verità, tutti gli esterni hanno dimostrato di saperlo fare molto bene – oppure di accentrarsi per spostare il pallone sul piede preferito e cercare il tiro in porta.

Questo modo di giocare in verità era lo stesso che, la scorsa stagione, richiedeva l’allora allenatore Franco Lerda: i suoi esterni, però, erano ben altro tipo di giocatori, agili e veloci, ma che durante l’intera annata non hanno mai saputo dimostrare l’efficacia del giocare a piedi invertiti per provare la soluzione del tiro in porta, al punto che spesso lo stesso Lerda tornava a riproporli nelle loro posizioni naturali, nè mettere in mostra le proprie capacità balistiche arrivando al cross, soluzione della quale la fase offensiva granata – tendente spesso a cadere in stallo di fronte alle difese avversarie – avrebbe necessitato ampiamente.

 

(foto: M.Dreosti)

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