Il Toro è tornato, tra gioia, lacrimoni e sguardi rivolti al cielo

Il Toro è tornato, tra gioia, lacrimoni e sguardi rivolti al cielo

Villaggio granata / Crescere torinista nella Villar Perosa culla bianconera

 

E’ vero saranno più le sconfitte delle vittorie, ma Noi siamo il Toro siamo fatti per soffrire ma soltanto perché è solo partendo dalle sofferenze che si riesce a dare il meglio di noi. Così la vittoria darà ancora più soddisfazione e orgoglio.” Così si chiudeva il mio articolo di venerdì e tra il serio e il profetico la vittoria si è palesata e direi che abbiamo goduto eccome! Le lacrime di tutto uno stadio rosso come il sangue e forte come il barbera (per citare un caro motto piemontese) si sono mescolate alla gioia e al grande orgoglio di sentire di nuovo dentro di sé che non solo il Torino è tornato ma anche il Toro.

E piano piano anche la Villar Perosa nata operaia e poi sedotta e abbandonata dalle fabbriche trasferitesi in territori e mercati lontani ha orgogliosamente esposto alle proprie finestre e ai propri balconi le bandiere granata. Ora possiamo davvero urlare al mondo quanto sia bello tifare Toro e dispiace se tutti non lo capiranno dopo gli strascichi delle violenze del derby, ma non è un problema nostro.

Perché alla fine è sempre così, è destino che il tifoso granata non riesca mai a godersi fino in fondo le proprie vittorie, pensiamo all’ultima Europa League prima sfiorata dagli undici metri e poi acquisita grazie alla scellerata gestione Parma con la maggior parte dell’opinione pubblica a darci dei ladri di coppe per poi dimenticarsene nell’ultimo periodo in cui siamo diventati tutti tifosi ducali. E così anche stavolta hanno provato a sminuire la vittoria facendo passare in secondo piano il risultato sportivo (oltre che una partita splendida, spot di un calcio che può ancora entusiasmare) ed etichettando la tifoseria granata come violenta e ogni tifoso del Toro come un Drugo stile Arancia Meccanica.

Eppure io non me la sento di definire un violento il bimbo che da poco ha mosso i primi passi e domina la folla dall’alto delle spalle del papà con una maglia di Bianchi che gli arriva almeno alle ginocchia rigorosamente sbucciate. Non me la sento di definire violento il ragazzo di venticinque anni che non ricorda ovviamente Rizzigol e al fischio finale sfoggia lacrimoni che nemmeno quando ha scoperto che Babbo Natale non esisteva ha mai mostrato. Non me la sento di definire violento il signore che da quarant’anni o giù di lì si abbona al Toro e al gol di Quagliarella ha rivisto le immagini di Carelli che offre su un vassoio al cielo il pallone del gol al compianto Gigi Meroni.

E poi si torna in campo, di mercoledì sera perché il calcio ormai è questo, nemmeno il tempo di godersi la bandiera sventolare sul proprio balcone in un giorno di raro sole che tocca tornare a lottare per i tre punti e per il sogno europeo. Mancheranno due forti cuori granata come Gazzi e Moretti ma i ragazzi ce la mettono tutta e solo una discutibile decisione arbitrale nega l’ennesima rimonta, l’ennesima impresa ai guerrieri di Ventura. 

Ma questa è cronaca recente ora tutte le teste e i cuori vanno a lunedì 4 maggio, il giorno in cui ogni anno essere granata vale di più, c’è da omaggiare i nostri eroi e commuoversi ancora ascoltando leggere il nostro immenso Kapitano Kamil. Sarà una grande festa e anche da Villar Perosa una macchina salirà al colle, come ogni anno, a gridare al mondo oggi più che mai che un piccolo villaggio di irriducibili granata resiste ancora e sempre all’invasione bianconera.

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