La Messa a Superga, Don Robella: “Alziamo gli occhi al cielo, in segno di speranza”

La Messa a Superga, Don Robella: “Alziamo gli occhi al cielo, in segno di speranza”

67° anniversario / Durante la sua prima messa a Superga, l’erede di Don Aldo ricorda: “Qui la storia diventa mito, il nostro tempo si fa eternità”

Si è conclusa da pochi minuti la Messa in Suffragio dei caduti del Grande Torino, officiata per la prima volta da Don Riccardo Robella alla Basilica di Superga.

“Si sta cominciando a lavorare all’interno della società per migliorare non solo il presente ma anche il futuro. Un grazie al presidente Cairo, a Cominciare e Petrachi: penso all’acquisto del campo Robaldo, e al fatto che auspicabilmente a breve potremo celebrare l’inaugurazione del Filadelfia”.

Don Robella passa poi all’Omelia: “Ieri mi sono seduto davanti alla Lapide per chiedere a Loro che cosa dire oggi. È lì davanti che mi sono venute in mente le storie e i volti. Ho pensato alle lacrime di tante spose, di tanti bimbi, che non hanno potuto conoscere i loro padri. Perché Superga per noi è questo: condividere il pianto di coloro che hanno sofferto. Oggi non è una festa granata, noi una volta all’anno ci fermiamo. Facciamo silenzio e saliamo là dove la terra incontra il cielo. Dove la storia diventa mito, e il nostro tempo diventa eternità. Per chi tifa Toro non si sfugge: con la morte ci si deve confrontare. Eccoci qui a ricordare e ad ascoltare i racconti di chi c’era e ha sofferto. A scoprire che quei racconti oggi costituiscono la nostra identità, che ci rende diversi da tutti gli altri, forse meno vincenti ma più profondi. Noi che non diamo per scontato alcun attimo perché fatto di lavoro e sofferenza. Ed è per questo che saliamo qui: per ricordare che il viaggio intrapreso dai nostri eroi non è finito con un incidente aereo ma continua nella leggenda e nella gloria di Dio”.

Don Robella ha poi concluso: “Ora riprendiamo il cammino, quello che a breve ci porterà a ricordare uno a uno i nostri giocatori, i nostri eroi, che sono anche padri e nonni, e poi la domenica alla partita. Non ci dimentichiamo però di alzare ogni tanto gli occhi al cielo, non in segno di disperazione ma in segno di speranza. Partendo da qui, da Superga, dove la terra diventa cielo e dove l’uomo può incontrare Dio”.

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