La strada è lunga…

La strada è lunga…

Non c’é due senza tre, si diceva ieri, riguardo la terza vittoria su altrettante gare giocate dal Torino a casa del Sassuolo. Con la costante del vantaggio-lampo, della rimonta che segue, e ieri anche con un curioso incrocio di destini tra i due allenatori: Lerda, che a Luglio era praticamente il tecnico del Sassuolo, prima che Cairo lo chiamasse; ed Arrigoni, che sulla panchina granata ci si è anche seduto, anche se per…

di Redazione Toro News

Non c’é due senza tre, si diceva ieri, riguardo la terza vittoria su altrettante gare giocate dal Torino a casa del Sassuolo. Con la costante del vantaggio-lampo, della rimonta che segue, e ieri anche con un curioso incrocio di destini tra i due allenatori: Lerda, che a Luglio era praticamente il tecnico del Sassuolo, prima che Cairo lo chiamasse; ed Arrigoni, che sulla panchina granata ci si è anche seduto, anche se per pochissimo, proprio nei giorni che precedettero l’arrivo di Cairo alla presidenza del club piemontese. Insomma, un certo numero di combinazioni che legano i trascorsi delle due squadre, degli allenatori, di alcuni giocatori: il Sassuolo manda in campo ben tre attaccanti dai brevi trascorsi granata: Masucci, Martinetti e Bruno. Trascorsi brevi; proprio come Arrigoni.

Ma queste sono cose in cui credono in pochi, per quanto scaramanzia abiti negli ambienti del pallone. Il campo fa sempre storia a sé, come amano dire molti allenatori. Il Toro che nelle prime giornate aveva spesso fatto male nel primo tempo e un po’ meno peggio nella ripresa ha ieri seguito un canovaccio opposto: inizio sontuoso (un gol realizzato e un altro sfiorato nei primi cinque minuti), si è poi ritratto via via fino a farsi chiudere dagli avversari nella parte centrale della ripresa. Poi, é riuscito a mettere di nuovo la testa fuori; D’Ambrosio é forte e talentuoso ma non é un attaccante, Sgrigna sì per cui sfrutta al meglio l’occasione che si crea, ed arrivano i primi tre punti.

Al di là della grande gioia portata dalla vittoria, il dibattito é trito ma sempre attuale, tra chi vede soprattutto i meriti dei propri beniamini e chi focalizza la propria attenzione sul presunto basso livello dell’avversaria. Certo, nel secondo tempo lo spettacolo offerto tra i dieci minuti di furore neroverde e il lampo finale di Sgrigna è stato di una bruttezza rara; semplice quanto veritiera la spiegazione di Lerda: “Abbiamo finito stanchi sia noi che loro, ma è normale”. Vero, é normale, così come è normale che non produca un gioco scintillante un undici che presenta una linea mediana praticamente esordiente; nell’intera rosa del Torino, dopo appena quattro giornate sono solo tre i giocatori ad essere scesi in campo dal 1′ in tutte le partite (Garofalo e i due match-winner di ieri).

Quando da parte dello staff tecnico granata si chiede “pazienza” ai tifosi, oltre al fatto che si sta chiedendo molto, lo si fa con l’obiettivo di raggiungere un gioco veloce e bello come quello che Lerda è in grado di creare; quello é il punto finale, non lo é la partita di Modena che per fortuna si é vinta ma che non é ciò che vuole l’allenatore. Il quale però, citando ancora una volta la sua lucidissima analisi, sintetizza in pratica così: non è questo quello che vogliamo, e di lavoro da fare ce n’é non tanto ma tantissimo; però, vincere aiuta a farlo meglio, tutto questo lavoro che rimane. E allora, buon lavoro, mister.

(foto M.Dreosti)

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