La svolta del Presidente

La svolta del Presidente

di Alessandro Salvatico

 

C’è chi, con la linea comportamentale “io non commento mai le decisioni arbitrali”, ci si riempie la bocca e basta, perché poi subito dopo aggiunge “…di solito; ma stavolta, devo dire che (etc)”. Non fa parte di questa più o meno folta schiera il presidente granata, Urbano Cairo, che negli…

di Alessandro Salvatico

 

C’è chi, con la linea comportamentale “io non commento mai le decisioni arbitrali”, ci si riempie la bocca e basta, perché poi subito dopo aggiunge “…di solito; ma stavolta, devo dire che (etc)”. Non fa parte di questa più o meno folta schiera il presidente granata, Urbano Cairo, che negli ultimi due anni, dopo qualche “scottatura” patita in quanto inesperto navigante della Serie A, ha fatto quel che ha detto, ossia si è davvero astenuto dal dire la sua sua sulle decisioni delle ex-giacchette nere.
Fino ad oggi.

Oggi, se non lo facesse, il presidente si sentirebbe “un cogl….”. La misura è colma, se l’editore alessandrino si esprime con certi toni e con certe parole. Ma qualunque appassionato di Toro, chiunque ne segua le vicende, potrebbe confermare: l’elenco di quest’anno, per quanto siamo solo alla decima giornata. Se l’arbitro di Torino-Lazio avesse concesso il solare rigore dovuto all’affossamento di Pratali operato da Radu sullo zero a zero, chissà che partita sarebbe stata (aggiungiamo l’espulsione inconsulta di Sereni). Se il gol di Bianchi ad Udine, regolare che più non si può, fosse stato concesso sullo zero a zero, chissà che partita sarebbe stata. Se contro il Cagliari fosse stato concesso il gol di Rubin, o il rigore su Bianchi per fallo di Bianco, chissà che partita sarebbe stata. Insomma, se i direttori di gara non avessero compiuto tanti errori, chissà che classifica sarebbe, quella del Torino.

Non è l’unica motivazione per i risultati negativi, una tifoseria adulta riconoscerà gli errori compiuti in proprio; se Amoruso (per fare un esempio) non avesse sbagliato con il solo portiere da battere, oggi, anche qui la gara sarebbe stata diversa. Ma non è proprio il caso che a quelli compiuti senza collaborazione si vadano ad aggiungere quelli di terzi. Specie quando sono errori come quello compiuto oggi, semplicemente imperdonabile: un conto è non vedere un contatto o un colpo di mano, un conto toppare su questioni basilari del regolamento, perché in nessun modo un attaccante avrebbe potuto essere in fuorigioco con la palla calciata da un difensore avversario; non c’è spiegazione.

E Cairo cambia linea. Sarà ascoltato? Quanto è utile lamentarsi? Il potere del Torino nei meandri del Palazzo non è certo dei più grandi. Ma non dovrebbe essere nemmeno ai minimi storici come fino a tre anni fa, con un dirigente della squadra cugina ad ordire le proprie manovre telefoniche, ed un tifoso della stessa squadra alla presidenza granata. Normalmente, le prese di posizione di chi nel calcio investe hanno una certa eco. Non si tratta ora di compensare quanto ingiustamente sottratto, ma di fare sì che certi errori non si ripetano più. E che certe designazioni vengano compiute con maggiore criterio. Chi è, infatti, Nicola Giovanni Ayroldi? Si tratta di uno degli arbitri di maggior esperienza: sono otto anni che dirige in Serie A; non che questo sia garanzia di alcunché, se è vero che anche di De Santis si poteva dire lo stesso. E’ un direttore di gara che non è mai arrivato ad essere internazionale, ma che in patria si è fatto sentire eccome; ad esempio, quando Rino Foschi dichiarò di volerlo querelare, per essere stato da lui deriso ed offeso in occasione di un Palermo-Messina celebre per gli scempi compiuti da Ayroldi ai danni dei rosanero. O come quando alla giustizia ordinaria è stato denunciato davvero, da un collega (ormai ex), che a Coverciano sarebbe stato da lui aggredito (fisicamente), episodio in seguito al quale venne squalificato per alcuni mesi.

Il Torino chiederà maggior limpidezza, e ha iniziato oggi, con lo sfogo a caldo del presidente cui seguiranno probabilmente parole più circostanziate ma, ci auguriamo, altrettanto incisive. Possibilmente nelle sedi opportune; i colloqui e le pressioni telefoniche le lasciamo ad un passato che proprio in giorni come questi speriamo non debba più tornare. Sarà ascoltato, Cairo? In attesa di verificarlo, valutiamo il fatto che di certo il silenzio finora non è servito.

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