L’ultimo messaggio granata di Luca

L’ultimo messaggio granata di Luca

Mi è arrivato una sera di fine marzo. Martedì 28, alle dieci e mezza. Un sms per confermare (e celebrare) la sconfitta dei gobbi a Londra. Ce ne fossero, di serate e partite così. Con una squadra vestita di granata che sbrana i bianconeri, prendendoli a pallonate. Roba che quasi non importa se ancora non sono i nostri a farlo. Accadde e accadrà ancora. Ma ora non importa più, perché Luca questa…

Mi è arrivato una sera di fine marzo. Martedì 28, alle dieci e mezza. Un sms per confermare (e celebrare) la sconfitta dei gobbi a Londra. Ce ne fossero, di serate e partite così. Con una squadra vestita di granata che sbrana i bianconeri, prendendoli a pallonate. Roba che quasi non importa se ancora non sono i nostri a farlo. Accadde e accadrà ancora. Ma ora non importa più, perché Luca questa roba non la vedrà più, se non da qualche posto in cui ognuno è libero di credere che si trovi.

Meno di dodici ore dopo quell’sms – una mattina in cui anche Milano sembrava illuminata di vita – una telefonata annunciava che quella di Luca era finita dentro uno schianto mortale che lo aveva sbalzato dalla moto nell’inutile tentativo di evitare l’auto paratasi improvvisamente – e a torto – davanti.

Infinita tristeza.

Perché Luca non era un giocatore del Toro, ma per me era più importante ancora. Un amico. Tifoso granata, come me. Torinese emigrato a Milano, come me. Giornalista, come me. Soprattutto, una persona dotata di sensibilità, intelligenza e senso dell’ironia fuori dalla norma: tanto per dire, pur facendo da anni questo mestiere, con passione e pure disincanto, non si era mai piegato alla regola di quel finto cinismo che spesso appanna le personalità dei giornalisti.

Ci sarebbero decine di altre cose da dire e da scrivere, fin dentro quella capacità di reagire alle difficoltà della vita che si era cercato e trovato: il modo estremamente determinato e intanto ironico con cui le ha sapute affrontare e superare confermavano semplicemente il colore (e la sostanza) granata del suo cuore. A lui mi univano affinità e confidenze cresciute in questi ultimi anni, come fossimo dentro un’azione dello stesso Toro che amavamo, ognuno a modo suo. Un Toro che rimonta e ti fa salire il cuore in gola anche se in campo non c’è Pulici e tantomeno Beruatto, ma quelli che hanno vestito e vestono la nostra maglia, perché il fatto che Luca – come chi ne scrive – avesse superato da poco i quaranta, aggiungeva similitudini di ricordi e un desiderio di riscatto calcistico.

Un Toro con Ferrini che sradica in tackle un pallone a centrocampo, Leo Junior pronto a smistarlo sulla fascia destra dove Claudio Sala, Lentini e pure Alessandro Rosina – fantasisti in dissolvenza – sono pronti ad alternarsi nell’ubriacare di finte, scatti e dribbling i difensori – ovviamente bianconeri – prima di crossare un pallone telecomendato dall’urlo della Maratona e diretto a PupiGol (ma in realtà ci sarebbe pure lo zampino di Capitan Mazzola e – perché no – la speranza di Elvis Abbruscato oltre allo spostamento d’aria di Casagrande e l’impeto granata di tutti gli altri che ci hanno fatto esultare gonfiando la rete di rabbia da Toro nei trent’anni in cui da bambini scudettati ci siamo trasformati in adulti con la nausea da serie B).

Un gol vero, con tanto di grida, abbracci e quello spostamento pazzo della Maratona che esplode e lo senti pure stando a casa davanti alla televisione oppure mentre sei in giro per Kabul col culo stretto dalla paura.

Un gol per Luca, che non c’è più.

Che vi devo dire? Ci sentivamo molto, ci vedevamo spesso, almeno per gli standard milanesi e nonostante gli impegni di lavoro e famiglia, viaggi per lavoro ed emergenze in redazione, più tutto il resto con cui crediamo di riempirci quotidianamente la vita. Ma quando c’era da tifare e sperare nella vittoria del Toro, piuttosto che da gufare l’ennesima frustrazione gobba, se non c’era tempo e modo per un abbraccio valeva pure una telefonata, un sms. E quelli con Luca non erano mai incontri banali. Partita di calcetto, pranzo o qualche birra che fosse.

E allora ho provato a mettere insieme queste parole. Perché la sera di un martedì di fine marzo i gobbi hanno perso a Londra, presi a pallonate da una squadra vestita di granata. E la mattina dopo Luca ha invece perso la vita, ma continuerà a vincere nel mio cuore e in quello dei tanti che gli hanno voluto bene. A cominciare da Laura e dalla famiglia che ne piangono la mancanza

Forza Toro. Sempre.

Con Luca nel cuore

Marco Mathieu

La foto (di Paolo Siccardi) ritrae Luca Fioretti durante un reportage a Kabul a marzo 2002.

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