Per andare in A bisogna spendere!

Per andare in A bisogna spendere!

Oooh per andare in A / bisogna vincere / Bisogna vincere / per andare in A!”. Questo cantava la Curva Maratona, nello scorso campionato, come incitamento alla propria squadra perché centrasse l’obiettivo che si era prefissato (dodici mesi prima, il coro era lo stesso con la sostituzione della parola “andare” con “restare”, e sia l’uno che l’altro sono rimasti delusi)….

di Redazione Toro News

Oooh per andare in A / bisogna vincere / Bisogna vincere / per andare in A!”. Questo cantava la Curva Maratona, nello scorso campionato, come incitamento alla propria squadra perché centrasse l’obiettivo che si era prefissato (dodici mesi prima, il coro era lo stesso con la sostituzione della parola “andare” con “restare”, e sia l’uno che l’altro sono rimasti delusi). E’ questo il ritornello che viene preso in prestito (senza diritto di riscatto…), modificato in chiave-mercato, come invito al Torino FC perché faccia il possibile per garantire a Franco Lerda una squadra che possa lottare per la promozione.

Spesso non è la tirchieria che viene imputata ad Urbano Cairo dai suoi critici; i soldi investiti dal club granata negli anni sarebbero stati probabilmente sufficienti a garantire risultati che altri hanno trovati con cifre simili se non inferiori. E’ dunque il modo in cui questo denaro è stato utilizzato, affidandosi ad una dirigenza numericamente scarsa e spesso non dotata della necessaria autonomia d’azione, se non con gli ultimi due ds che hanno comunque dovuto scontrarsi con i disastri (contratti lunghissimi, ingaggi assurdi, rose faraoniche) accumulatisi negli anni, le “zavorre” definite da Petrachi.

Non è la tirchieria (ma tanti altri difetti ed errori), se non per le sessioni di Gennaio: tutte, indiscriminatamente, con l’eccezione della prima, 2006; allora, Cairo sborsò soldoni ed ottenne la Serie A, mentre quattro anni dopo non ha ripetuto il lodevole gesto e ne paga le conseguenze, carissime, quei 35-40 milioni mancati ed ormai famosi. E’ opinione diffusissima che, se al gruppo di ragazzi volenterosi e bravi creato da Petrachi fosse stata aggiunta l’unica, modica spesa dell’acquisto di una seconda punta di sicuro affidamento, il Toro avrebbe probabilmente centrato la promozione; come a dire, un investimento non così pesante avrebbe potuto significare un ritorno economico enorme, il gioco valeva la candela.

Il presidente è stato piuttosto chiaro, nel corso dell’ultima uscita pubblica (presentazione di mister Lerda): 1) non vendo il club  2) non ci spenderò molto. La bravura e la competenza di Petrachi, ha affermato Cairo, gli hanno “aperto un mondo”, facendogli scoprire che “non è necessario spendere per ottenere risultati”; gli esborsi sbagliati degli scorsi anni hanno probabilmente rafforzato questa convinzione nell’editore alessandrino, ma nel calcio, se non è obbligatorio “spandere”, in realtà lo è sicuramente “spendere”. Il giusto, senza sprechi, perché -come dichiarato ancora nel corso della stessa conferenza- “se si prende a poco prezzo un giocatore che poi si rivela bravo e utile, non ha senso muovere l’accusa di aver tirato fuori pochi soldi”, e qui ci troviamo d’accordo; ma non ha senso neppure mandare a monte un progetto per non aver rischiato nulla, come d’obbligo in un’impresa, calcio compreso.

Bisogna spendere, per andare in A, sapendo che la certezza di raggiungere il proprio obiettivo comunque non c’é, in ogni caso non la garantisce nessuno; ma certo, far tornare a casa elementi come Garofalo, Scaglia, o anche D’Aiello, significa mettere sul piatto cifre decisamente contenute e aumentare le proprie possibilità di farcela. Sì, perché il giro di soldi di questa Serie B è indubbiamente poca cosa: Barusso è stato riscattato dalla Roma per 100mila euro, ad esempio. E se Petrachi è in grado di scovare giovani talento a costo quasi zero, anziché addormentarsi sugli allori portati dal ds bisogna a maggior ragione investire qualcosa in quegli uno-due giocatori che possono fare la differenza, reinvestendo i denari ricavati dalle cessioni di Sereni, Ogbonna, Dzemaili.
Ci auguriamo di vedere arrivare a Torino (o a Norcia), nelle prossime settimane, i nuovi sconosciuti D’Ambrosio ma anche un paio di nomi di sicuro affidamento. Potrebbe valerne la pena.

(foto M.Dreosti)

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