Più forti delle avversità

Più forti delle avversità

di Paolo Morelli

Cominciamo dall’autogol di Di Loreto a Reggio Calabria, col Toro avanti 1-0 che impatta sull’1-1. Poi con l’Inter, stavolta tocca a Pisano, e il Toro va sotto dopo 26 minuti. Arriviamo quindi alla clamorosa Toro-Lazio, partita che resterà nella storia per aver visto il Toro chiudere in nove con Ventola in porta. Con tanto di rigore negato.

Non…

di Paolo Morelli

Cominciamo dall’autogol di Di Loreto a Reggio Calabria, col Toro avanti 1-0 che impatta sull’1-1. Poi con l’Inter, stavolta tocca a Pisano, e il Toro va sotto dopo 26 minuti. Arriviamo quindi alla clamorosa Toro-Lazio, partita che resterà nella storia per aver visto il Toro chiudere in nove con Ventola in porta. Con tanto di rigore negato.

Non basta, e dagli autogol e i rigori negati passiamo ai gol annullati. A Udine segna Bianchi dopo quattro minuti. Ma, non si sa bene perché, il guardalinee annulla. In un crescendo di amarezza, il Toro si vede annullare un gol anche col Cagliari. Uno di quei gol che spesso vengono concessi, e che se venissero concessi nessuno griderebbe allo scandalo. Ma quando pensavamo di averle viste tutte, ecco che contro la Samp il guardalinee annulla il fortunoso gol del Toro (che aveva appena colpito il palo) per un fuorigioco che, da regolamento, non può esistere. E non può esistere perché se il pallone viene calciato da un difensore avversario, il fuorigioco non si applica. Punto.

A questo si aggiungono altri episodi. Rosina che esce alla mezz’ora con l’Inter, forse nel momento di forma migliore, e Abbruscato che coglie due traverse, e che ne troverà un’altra anche contro la Lazio. Intanto contro il Cagliari si blocca Corini. E pochi giorni dopo si bloccherà anche Sereni in allenamento. Quindi, con l’Atalanta, Abate si fa male in maniera assurda. E Pratali avrà un risentimento verso fine gara. Con la Samp invece si ferma Natali.

Gli arbitri poi. Da Gava, l’arbitro di Torino-Lazio, ad Ayroldi, che ha diretto ieri, il Toro si è trovato di fronte dei direttori di gara con manie di protagonismo. Innumerevoli le decisioni faziose, o le incertezze, anche nei confronti degli avversari. Ma anche i cartellini sventolati a caso o non sventolati. Soprattutto nel derby, dove a dirigere è stato Rocchi, attualmente a processo per frode sportiva a Napoli, nell’ambito dell’inchiesta su Calciopoli.

Ce ne sarebbe abbastanza per gettare la spugna e mandare tutto all’aria. E invece no. Il Toro ha sempre avuto questa tradizione negativa, anche se ora pare essersi condensata in queste prime dieci gare. Non crediamo alla legge della compensazione, non ci interessano neanche le dietrologie. Ci interessa aver visto un bel Toro ieri, un bel Toro che ha retto tutta la partita. Una squadra ordinata che ha avuto sfortuna. Una squadra che, da ora in avanti, dovrà essere più forte della sfortuna (e di tutto il resto). Se per avere il gol bisognerà segnarne due, allora il Toro ne segnerà due. Dieci partite sono andate via in questo modo, ora inizia un campionato nuovo, dove i granata ci sono (come ieri) e sono in grado di dominare tutta una gara. Ma bisognerà piantarla con gli errori là davanti. Ad arrendersi dovrà essere la “sfortuna”. E se Cairo vorrà farsi sentire con chi di dovere, non potrà che far bene al Toro. Niente vittimismo, rivogliamo il tremendismo. Sempre a testa alta.

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