Riky Vailatti: “Io, Lazio – Toro e quell’esordio da sogno”

Riky Vailatti: “Io, Lazio – Toro e quell’esordio da sogno”

Esclusiva TN: “Ricordo che misi dentro di testa il gol del 2-2. Il Torino è la mia squadra del cuore e ci ho giocato dai sei anni fino alla serie A”

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Era il 25 agosto del 2007 e all’Olimpico di Roma si giocava l’anticipo della prima giornata di campionato. Di fronte la Lazio di Delio Rossi e il Toro di Walter Novellino, in cui faceva il suo esordio in serie A con gol un ragazzo cresciuto con il granata addosso. E’ passato tanto tempo da quel sabato pomeriggio, ma Tommaso “Riky” Vailatti lo ricorda come se fosse ieri.

Ciao Riky, che emozione hai provato in quell’occasione? Puoi descriverci il gol?

Credo che esordire in serie A segnando sia il sogno di ogni bambino che comincia a giocare a calcio. Ero entrato da cinque o sei minuti, stavamo perdendo 2-1 e Barone mise in mezzo un cross bellissimo. Io ci misi la testa e, da due passi, depositai il pallone in rete per il definitivo pareggio.

Quell’anno il Torino ebbe una buona partenza in campionato, poi le cose si fecero più difficili ma, alla fine, riusciste a salvarvi, giusto?

Sì, io mi infortunai alla seconda giornata, in casa contro la Reggina, e fui costretto a rimanere fermo a lungo, per poi trasferirmi a Livorno a gennaio. La squadra ebbe varie vicissitudini, tra cui l’esonero di Novellino, ma alla fine riuscì a centrare la salvezza al termine di un’annata particolare.

Nel campionato successivo, all’ultima giornata, hai segnato di nuovo all’Olimpico, questa volta contro la Roma. Si è trattato però di una rete assai più triste, non è così?

Sì, perché dopo quella gara retrocedemmo in serie B. Noi perdemmo con la Roma e il Bologna si salvò vincendo con il Catania. Purtroppo si trattò di un finale prevedibile e piuttosto doloroso per il Torino.

Per un ragazzo come te, tifoso del Toro e cresciuto nelle giovanili, cosa ha significato vestire la maglia granata?

Mi ritengo molto fortunato per aver giocato nella mia squadra del cuore. Ho iniziato a calcare i campi da calcio nel Torino quando avevo 6 anni e ho militato nelle giovanili fino a 18. Ho disputato poi 3 campionati di serie B e 2 di serie A e ne sono molto felice: insomma, il Toro è il Toro.

Tra l’altro in granata, nel 2005, hai vissuto anche la travagliata estate del fallimento, vero?

Sì, e sono contento di essere rimasto, perché l’anno successivo, con Cairo alla presidenza, ho giocato 13 partite in B segnando anche un gol all’ultima giornata al Delle Alpi contro la Cremonese. Ci siamo riconquistati sul campo la promozione che ci era stata tolta l’anno prima a tavolino.

Domenica invece che Lazio – Toro dobbiamo aspettarci?

Una partita dura per entrambe. Per il Torino non sarà facile giocare a Roma ma non lo sarà neanche per la Lazio. I biancocelesti si sono ripresi dopo un inizio non bellissimo ma il Toro non è più quello di qualche anno fa, ora è una squadra da settimo o ottavo posto che può mettere in difficoltà chiunque.

Ti piace il lavoro fatto dalla società?

Assolutamente, ora i granata non sono più una sorpresa e credo vada dato il giusto merito anche a Ventura, che è uno dei migliori tecnici italiani a mio modo di vedere.

E di che cosa si occupa adesso Riky Vailatti?

Gioco ancora, in promozione con la maglia dell’Asti, e poi alleno. Faccio sedute individuali per giocatori e portieri all’Olympic Collegno, a due passi da Torino.

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