Rolando Maran, il Chievo come habitat naturale

Rolando Maran, il Chievo come habitat naturale

Focus on / In attesa del match di sabato, conosciamo meglio l’allenatore dei clivensi che, dopo una lunga gavetta, è arrivato ad ottenere ottimi risultati in Serie A

Sabato si affronteranno Torino e Chievo nella cornice dello stadio Grande Torino. Questa partita vede scendere in campo due squadre con obbiettivi completamente diversi e con tecnici con storie e caratteri agli opposti. Sinisa Mihajlovic ha dietro un’invidiabile carriera da calciatore ed è un’allenatore dal carattere sanguigno, mentre Rolando Maran da calciatore non ha ottenuti grandi risultati ma da tecnico, lavorando sodo e rappresentandosi con toni sempre pacati, si è levato le sue soddisfazioni.

CAPITANO DEL CHIEVO – Maran ha iniziato la sua carriera da calciatore nella Benacense Riva, squadra dilettantistica di Riva del Garda. Nell’estate 1986 arriva l’importante trasferimento al Chievo, nel campionato di Serie C2, ed è rimasto sotto l’ombra dell’Arena per nove stagioni diventando capitano e disputando ben trecentotrenta partita. Durante la sua permanenza i clivensi arrivano sino alla serie B, dove lui ottiene ventidue presenze condite da un gol contro il Venezia. Dopo aver vissato brevi esperienze prima con Valdagno, ed in seguito, con la Carrarese in Serie C2, appende gli scarpini al chiodo nell’ultima esperienza con il Fano.

US Sassuolo Calcio v Vicenza Calcio - Serie B

DAI PRIMI PASSI ALL’AFFERMAZIONE – Nella stagione 1997-98 esordisce come vice allenatore alle dipendenze di Silvio Baldini, nella squadra a cui è rimasto più legato, ovvero il Chievo. In seguito fa un’altra esperienza al Brescia sempre come secondo del tecnico di Massa. Baldini, essendo stato allenatore di Maran ai tempi della Carrarese, afferma che già da giocatore era arcigno e autorevole: le caratteristiche per diventare un tecnico rispettabile. Dopo aver allenato le giovanili del Cittadella, nel 2003, per Maran arriva l’occasione alla guida della prima squadra. Dati i buoni risultati conseguiti viene richiamato al Brescia ma, questa volta, come allenatore principale. La sua avventura nel club lombardo termina con dieci giornate d’anticipo ed al suo posto viene chiamato Zeman. Il club di Corioni non riuscì comunque a centrare i playoff ed il presidente ammise di aver sbagliato a cambiare guida tecnica. Successivamente viene chiamato al Bari ma dopo sei mesi viene esonerato così si trasferisce alla Triestina, conducendo due stagioni soddisfacenti, conclusesi con salvezze agevoli. Dopo aver guidato il Vicenza dal 2009 al 2011, tra alti e bassi, passa al Varese dove ottiene ottimi risultati portando i lombardi al quinto posto e quindi ai playoff e venendo eliminato solamente in finale contro la corazzata Sampdoria.

domenica
Rolando Maran alla guida del Chievo.

NELLA STORIA DEL CATANIA – Maran, dopo sette stagioni di Serie B, ha dimostrato di meritarsi la massima serie e, la stagione successiva, diventa allenatore del Catania. Il passaggio in Sicilia costituisce per lui il momento più siginificativo della carriera. Alla guida degli etnei conquista il nuovo record di punti nella massima serie (56) e termina il campionato all’ottavo posto. Non si ripete l’anno seguente soprattutto a causa delle scelte del presidente Pulvirenti: viene prima frettolosamente esonerato in ottobre, poi richiamato ma ad aprile viene allontanato definitivamente dopo cinque sconfitte consecutive ed, a fine stagione, il Catania retrocederà.

Nel 2014 arriva il ritorno storico al Chievo Verona, squadra che ha caratterizzato diversi anni della sua vita. Aveva ereditato, da Eugenio Corini, una squadra all’ultimo posto e l’ha portata al quattordicesimo posto con quarantatré punti. Nell’ultima stagione i veneti hanno terminato il campionato noni con 50 punti: è il miglior risultato dal ritorno in Serie A nel 2008 dei veneti, sia per punti che per piazzamento. Maran è quindi un allenatore proveniente dalla gavetta è molto preparato, che nel Chievo ha trovato l’humus ideale per fare attecchire le sue idee di calcio e di squadra. E lo sa bene lo stesso Torino, che nell’ultima stagione ha patito due sconfitte su due contro i gialloblu.

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