Si ripongano le bandiere.

Si ripongano le bandiere.

Giorni di euforia ed esaltazione per la vittoria mondiale, tutti a festeggiare in piazza e sentirsi potenti di fronte al mondo intero per la vittoria della Coppa del Mondo. Questo però non deve far dimenticare che le malefatte antecedenti non possono essere dimenticate o peggio ancora azzerate.

Una certa parte di tifosi juventini lunedì…

di Redazione Toro News

Giorni di euforia ed esaltazione per la vittoria mondiale, tutti a festeggiare in piazza e sentirsi potenti di fronte al mondo intero per la vittoria della Coppa del Mondo. Questo però non deve far dimenticare che le malefatte antecedenti non possono essere dimenticate o peggio ancora azzerate.

Una certa parte di tifosi juventini lunedì mattina, ancora con gli occhi sonnacchiosi, iniziavano a crogiolarsi sul “mastelliano” pensiero: amnistia. La rabbia è salita, intanto se gli avvocati della difesa juventina vogliono patteggiare la B con punti di penalizzazione e i tifosi aspettano l’amnistia vuol dire che hanno preso atto di essere colpevoli, vivendo con tormento il momento della sentenza. Per l’ennesima volta sottolineo che non è voglia di giustizialismo ad ogni costo, ma creare bensì un precedente forte che ponga fine al malcostume italiano che, quando si parla di calcio, tutto lecito, dal rompere le scatole ai non tifosi imponendo loro di sopportare il chiasso di una vittoria, alla frode sul risultato.

Mastella, quasi commosso ha avuto il coraggio di dire “Non possiamo mandare in C dei campioni del mondo”. Forse al Ministro della Giustizia bisognerebbe ricordare che esiste un certo calciomercato e che i campioni vengono venduti se una squadra non può permettersi di tenerli. Chiaro?

L’anno scorso il Torino Calcio 1906 perse tutti i suoi giocatori per via del fallimento, è vero non erano campioni del mondo, ma Cairo in pochi giorni dovette ricostituire una società e una squadra da cima a fondo. Tutto questo alla Vecchia Signora non succederà, ma se ha sbagliato è giusto che perda i suoi gioielli, guadagnandoci pure, perché la società non essendo fallita può metterli sul mercato e raggranellare denaro sonante.

La frase celebre “La messa è finita, andate in pace”, non può applicarsi a calciopoli. La festa è finita, facciamo in modo che non si trasformi in vergogna. Abbiamo ripreso dignità vincendo giustamente sul campo, continuiamo a dare il buon esempio cambiando il volto del calcio e rendendolo finalmente degno di un paese campione del mondo.

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