Torino, che non lo si chiami sogno

Torino, che non lo si chiami sogno

Verso Udinese-Torino / Una fiducia ritrovata, un morale alle stelle: i sogni questa volta non c’entrano niente, è la realtà a far la differenza

 

Dire che il Toro andrà ad Udine cercando il tredicesimo risultato utile consecutivo è un’ovvietà. La più grande, sottovalutata, naturale delle ovvietà. Quello che è meno ovvio, invece, è pensare – mandando un attimo a farsi benedire scaramanzie varie – quale sarebbe lo sviluppo su morale e classifica conseguente ad un’eventuale vittoria in quel di Udine.

La classifica dell’anno solare che vi abbiamo proposto un paio di giorni fa mostra senza possibili smentite un 2015 giocato in maniera magistrale, ad alti, altissimi livelli, nonostante l’impegno contro l’Athletic Bilbao, da moltissimi (non volendo dire tutti) considerato come il capolinea dell’avventura europea dei granata. E invece, eccoci ad inizio marzo, con gli stessi punti della passata stagione, una competizione in più in cui dire la propria, e un morale che non poteva essere più alto. Si, perché questo Toro è evidente che, dal punto di vista del carattere del morale, è forse addirittura più avanti rispetto al fantastico anno passato.

Non ci sono i mattatori Cerci e Immobile, i giocatori che ti cambiano da soli le partite, ma c’è un gruppo, un nucleo di calciatori amalgamato in maniera superlativa da quel grandissimo esperto di calcio che è Giampiero Ventura. Il tecnico ha avuto l’enorme merito di ridare fiducia ad un gruppo sottovalutato, ma soprattutto che si sottovalutava da solo. E’ esempio limpido di questa iniziale sudditanza psicologica la prima parte di stagione: una squadra scialba, che non girava in niente, che faticava a segnare, ma anche e soprattutto a giocare in una maniera quantomeno accettabile per una piazza calda ed esigente come quella granata.

Parafrasando Proust e la sua “A’ la recherche du temps perdu”, la personale recherche granata di una fiducia che sembrava persa per sempre si è conclusa in maniera positiva, e quale miglior ciliegina all’orizzonte se non una vittoria ad Udine? Il morale c’è, il carattere anche, il momento non può che essere questo: confermare ancora una volta che quella “ricerca della forma migliore”, psicologica e non, che sembrava solo retorica da giornalai – e un po’ lo era, ma cosa non lo è? – si è concretizzata sul campo, e che non ci può essere spazio per cadute o cali di tensioni. Non ora, non per questo Toro, che, perfavore, è tutto meno che un sogno.

Sì, perché questo non è il momento di sognare: il mondo onirico non può offrire nulla, o quasi, di più fantastico di quanto la realtà lucida presenti da sé. Questa squadra, quello che sta facendo, non hanno niente a che vedere con i sogni. I sogni non si realizzano quasi mai, non c’è concretezza, e un tifoso granata sa quanto sia solo la realtà che infiammi veramente il cuore e le membra, a dispetto del tanto celebrato mondo onirico. Non svegliatevi, dunque, perché non c’è niente da cui farlo. Godetevi questa splendida realtà oggettiva e, piuttosto, svegliate chi sta ancora sognando: il mondo granata ha bisogno anche di loro, e quei ragazzi ad Udine avranno bisogno di tifosi attaccati al loro reale, stupendo presente.

Perché è in questo mondo, non nell’altro, che si fa veramente la storia.

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