Torino-Juventus, perché il derby non è e non sarà mai una partita come le altre

Torino-Juventus, perché il derby non è e non sarà mai una partita come le altre

Verso il Derby della Mole/ La stracittadina, come sempre, riaccende “l’animale da derby” che c’è in noi. Lo stato d’animo che assale il tifoso non ha a che vedere con la razionalità, tanto che sfocia nella passione e nell’ ideale

 

La “settimana santa” granata sta volgendo al termine. Domenica scatta l’ora “x” per tutti coloro che tifano, seguono, amano il Toro. La città si ferma per novanta minuti, l’attenzione sarà tutta rivolta al campo dell’Olimpico, dove le due squadre di Torino (secondo alcune interpretazioni, una di queste non sarebbe da considerare propriamente torinese), si daranno battaglia per conquistare i tre punti. Tre punti che di per sé non significano abbastanza, dal momento che il campionato passa in secondo piano: in palio c’è la supremazia cittadina, il poter godere della vittoria almeno fino al prossimo derby, la possibilità di sfoggiare orgogliosamente i propri simboli di fronte ai cugini.

Capita però di sentire alcune affermazioni che vanno contro corrente. Per esempio, il derby “non ha più il sapore di una volta”, oppure che “alla fine si parla sempre di tre punti” o ancora, addirittura, che “non è contro squadre come la Juve che bisogna vincere”. Poi, come d’incanto, a pochi giorni dalla grande sfida, i granata sembrano dimenticarsi le fantasiose battute pronunciate in precedenza per tirare fuori il vero animale da derby che è in loro. Perché la stracittadina evoca ricordi, pensieri, emozioni e voglia di rivalsa come nessun’altra esperienza nel mondo del calcio.

Il Toro manca tristemente all’appuntamento della vittoria da vent’anni. Un dato deprimente, più volte ribadito, che farebbe pensare alla partita di domenica come una semplice formalità. Eppure, tra una nota di pessimismo e una di disfattismo che caratterizza da sempre il tifoso granata, la grinta, la voglia e la speranza di vincerlo si fanno sentire più forti. Sì, esiste una generazione intera che non ha mai visto vincere un derby: eppure quella generazione sogna di ottenere una vittoria schiacciante domenica, nonostante la differenza tecnica, nonostante non abbia mai visto un trofeo granata. A chi si domanda e crede che la stracittadina sia, in fondo in fondo, una partita come le altre, bisognerebbe far osservare le centinaia di ragazzini che domenica soffriranno insieme ai loro padri (che di derby vinti ne hanno visti), allo stadio e davanti alla tv. Questo è il derby, qualcosa che va contro ogni logica, e nulla lo spiega meglio dell’irrazionalità del ragazzino che non ha mai visto il Toro vincere ma già sogna di andare a scuola, il lunedì, orgoglioso con la maglia di capitan Glik.

Il derby è qualcosa dunque sulla quale non si ragiona, non si può tentare una spiegazione. Semplicemente, è stata fatta una scelta. Ogni granata sa che non è bianconero e sa che non vorrebbe mai esserlo: è proprio qui che il calcio invade la sfera dell’extracalcistico e diventa passione, ideali e ideologia. Tanto che, nonostante si venga sconfitti, proprio in quel momento, il granata vero prova un senso di compassione mista a tenerezza verso il tanto odiato cugino: peccato per lui, una vita in bianconero non vale neanche mezza giornata a colori, quelli granata, del sangue, del vino, della passione e della sincerità.  

 

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