Torino-Juventus, quando il derby è anche fuori dal campo: le controversie della vicenda stadi

Torino-Juventus, quando il derby è anche fuori dal campo: le controversie della vicenda stadi

Approfondimento / Il Fila è pronto ad essere ricostruito, ma la disparità di trattamento resta evidente..

Torino e Juventus: una delle rivalità più storiche ed affascinanti d’Italia, oltreché la più antica. Numerosi i derby giocati dentro e fuori dal campo, su tutti: quello legato alla ricostruzione del Filadelfia e dello Juventus Stadium, nonché agli eventuali e rispettivi impianti di proprietà

Stiamo ovviamente alludendo alle controversie legate alle spese relative alla costruzione degli stadi della città di Torino e agli accordi presi dalle due società con il Comune. Una vicenda molto lunga da narrare, cominciata con la costruzione del Delle Alpi per i mondiali del ’90 (impianto che avrebbe dovuto fare le fortune delle casse di Torino e Juventus) e che non ha ancora avuto un suo epilogo.

Sebbene inizialmente affascinato dalla nuova struttura, non passò molto tempo prima che il club bianconero cambiasse idea in merito e, appesantito dalle spese di affitto (2 miliardi di lire l’anno) e dall’impossibilità di usufruire degli introiti pubblicitari e dell’area commerciale annessa (che spettavano alla Publigest), cominciasse a valutare la possibilità di costruire uno stadio di proprietà.

Ed è giunti a questo punto della storia che entrò in gioco la società granata: con l’assegnazione alla città di Torino dei Giochi Olimpici Invernali del 2006, l’idea di una ristrutturazione del vecchio Comunale prese sempre più strada. In quel momento, Cimminelli, allora presidente del Toro, prese una decisione: egli si impegnò, per un costo di 30 milioni di euro, nella costruzione di tale impianto in cambio della concessione dello stesso per i successivi 99 anni.

Dall’altra parte, tale situazione giovò alla Juventus, che, per “parità di trattamento”, riuscì ad ottenere dal comune i diritti di superficie di tutta l’area del Delle Alpi per il “misero” costo complessivo di 25 miloni di euro (pagabili in in 9 rate annuali). Ma non è finita qui: a rappresentare un altro gigantesco punto interrogativo, è l’accordo pattuito dai granata. Un patto che prevedeva il ritorno della proprietà dell’Olimpico e dei suoi diritti di superficie al Comune se le sue lavorazioni non fossero state ultimate per l’inizio delle Olimpiadi. Il resto è storia: appesantito dai debiti con il Credito sportivo e dalle spese di affitto del Delle Alpi (ormai di proprietà della Juventus), il Toro fallì nell’estate 2005 e l’impianto passò al Comune che coprì le ultime spese di ristrutturazione.

Una vicenda che fa certamente storcere il naso alla Torino granata, una controversia che ha visto i cugini della Juventus ottenere, con sospetta generosità, diversi privilegi dal Comune, tra cui la concessione dell’area della Continassa per 58 centesimi al metro quadro, e che mette in risalto una disparità di trattamento culminata ancor di più negli anni successivi con un Filadelfia pronto a risorgere, ma ancora oggi ridotto in macerie dai tanti, troppi ostacoli interposti. Da un lato uno stadio all’avanguardia, capace nel breve periodo di ottenere il privilegio di ospitare una finale europea; dall’altro una struttura che trasuda ‘sangue granata’, ma che sarà e resterà un impianto d’allenamento. Toro e Juve: il derby non è solo in campo, anzi…

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