Toro, se molli sul più bello si fa dura

Toro, se molli sul più bello si fa dura

Come dare torto a Giampiero Ventura quando afferma che la sua squadra ha dominato il Parma per più di un’ora? A onor di cronaca, se escludiamo i primi dieci minuti, è stato proprio così.

 

BUONA…

Come dare torto a Giampiero Ventura quando afferma che la sua squadra ha dominato il Parma per più di un’ora? A onor di cronaca, se escludiamo i primi dieci minuti, è stato proprio così.

 

BUONA PRE-TATTICA – Il primo round, quello sulla carta, quello fatto di tattica che comincia nel pre-partita e mette di fronte le scelte di due allenatori, è stato stravinto dal tecnico granata: un 4-3-3 vero questa volta, con Vives dietro l’unica punta, a fungere da cerniera tra centrocampo e attacco e ad imbavagliare la cabina di regia parmense, due ali larghe in apporto. Ne è venuto fuori un gioco piacevole, con il Parma pericoloso solo sulle palle ferme, e il Toro abile a ripartire e a trovare gli spazi giusti in una difesa a tre tutt’altro che impenetrabile.

 

FIATO CORTO – Tutto bene, o quasi, fino al vantaggio firmato Santana. E poi? E poi è cominciata una serie infinita di errori dei singoli. Ma davvero il tracollo del Tardini è ascrivibile esclusivamente a mancanze individuali, allenatore compreso? Può darsi. Ma se a questi ultimi è possibile porre rimedio in fretta, osservata dall’alto la gara di Parma suggerisce un’intepretazione più preoccupante: il Toro cala vistosamente negli ultimi venti minuti. Non sappiamo se sia un problema di tenuta fisica o di concentrazione. Ma i numeri dicono che i granata soffrono oltremodo la parte finale di gara e sono incapaci di mantenere o consolidare l’eventuale vantaggio acquisito.

 

CERCASI TREMENDISMO – Una mancanza di cattiveria che è costata molti punti fin qui. La stessa che Chievo, Bologna, Atalanta e Genoa, avversarie dirette del Toro, mettono in campo regolarmente. Nelle ultime tre gare la mancanza di cinismo è costata un punto (se non tre) a Cagliari, due in casa contro un vulnerabile Palermo, e altri tre nell’ultima malaugurata trasferta di Parma da cui i granata, immacolati come chirichetti, ne sono usciti senza neanche un cartellino giallo. Sono ben otto invece le partite in cui il Toro è andato avanti per poi farsi raggiungere (5) e rimontare (3). Il Toro dovrà aggrapparsi ai proverbiali attributi per raggiungere la salvezza il prima possibile: un diktat visto di rado quest’anno e che il colore della casacca impone.  

 

Lorenzo Bodrero
(foto M. Dreosti)

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