Un’ estate calda e turbolenta per i ‘furbetti’ del pallone

Un’ estate calda e turbolenta per i ‘furbetti’ del pallone

Finito il campionato con i vincitori e vinti di una stagione si pensa di andare in vacanza e chiudere i battenti fino al nuovo campionato, Mondiali permettendo. Da alcuni anni a questa parte l’estate pallonara, al fischio di chiusura, apre altri capitoli spesso non edificanti. Invece di correre in mezzo ai gossip da spiaggia, si passa dai campi di calcio direttamente alle aule di giustizia.

Nel 2005,…

di Redazione Toro News

Finito il campionato con i vincitori e vinti di una stagione si pensa di andare in vacanza e chiudere i battenti fino al nuovo campionato, Mondiali permettendo. Da alcuni anni a questa parte l’estate pallonara, al fischio di chiusura, apre altri capitoli spesso non edificanti. Invece di correre in mezzo ai gossip da spiaggia, si passa dai campi di calcio direttamente alle aule di giustizia.

Nel 2005, di questo periodo, i tifosi del Toro iniziavano a vivere ore d’angoscia, nonostante che Cimminelli e Romero tenessero tutti a bada raccontando frottole. Dopo appena 365 giorni le cose sono cambiate, anzi si sono rivoltate, perché adesso ad avere il cuore in gola sono i cugini bianconeri. L’anno scorso i cosiddetti “rigatini” pensavano di rimanere soli a tenere alto il nome di Torino nel calcio che conta, dopo 12 mesi c’è il rischio che la situazione venga ribaltata e resti il Toro a difendere i colori cittadini nella massima serie. Come si dice a proposito: ride bene chi ride ultimo.

Venerdì da Feltrinelli, durante la presentazione del cd degli Statuto, un signore napoletano, tifoso partenopeo, ha preso la parola dicendo che non era giusto che una tifoseria godesse così tanto per i mali altrui, considerando che in calciopoli a perderci sono soltanto i tifosi. Ovviamente è stato subito subissato da cori di disapprovazione, con Carlo Testa che ha replicato a nome di tutti: “Sono cinquant’anni che la fanno franca, ora è giusto che paghino”.

Fra le varie componenti calcistiche è logico che ci sia competitività, ma a Torino questo fattore non è mai stato equo, perché la maggioranza delle risorse doveva andare alla squadra appartenente alla Famiglia per eccellenza, agli altri erano consentite solo le briciole, proprio come succedeva nelle vecchie monarchie. Ai tifosi del Toro si regalavano ogni tanto dei “croissant”, parafrasando Maria Antonietta, ma al tavolo delle libagioni ci andavano solo i nobili della gentil casata. Ma i granata preferiscono pane e salame, alla Mondonico per intenderci, guadagnati esclusivamente con la lealtà sportiva.

Rosicano i tifosi bianconeri quando sentono che un portiere come Abbiati preferisce il Toro a loro, perché vuole restare in A. Iniziano a mugugnare quando si rendono conto di avere in attacco Palladino e non più Ibrahimovic, che dire loro, adesso provate cosa vuol dire andare in Serie B e sedersi al tavolo degli umili, a sentirsi esclusi.

Per questo motivo un tifoso del Toro non proverà mai pietà per quello che sta succedendo ai loro cugini, mentre sale la rabbia per aver subito anni di ingiustizia, che era sotto gli occhi di tutti, ma nessuno aveva il coraggio di ammettere che il re era nudo. Ora che è stato scoperto è giusto che paghi con una espropriazione, che non è giustizialismo, ma solo riportare le cose al loro valore naturale, eliminando furbi e trafficoni che per decenni se ne sono fregati delle regole.

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