Verde granata

Verde granata

di Alessandro Salvatico

 

“Compreremo giocatori con l’8 davanti all’anno di nascita”, disse Urbano Cairo aprendo la campagna acquisti estiva del Torino. Arrivarono Calderoni ed Amoruso, ed in molti pensarono che l’intenzione manifestata dal presidente sarebbe rimasta tale. Non è stato così.

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di Alessandro Salvatico

 

“Compreremo giocatori con l’8 davanti all’anno di nascita”, disse Urbano Cairo aprendo la campagna acquisti estiva del Torino. Arrivarono Calderoni ed Amoruso, ed in molti pensarono che l’intenzione manifestata dal presidente sarebbe rimasta tale. Non è stato così.

In seguito, arrivarono infatti giocatori quali Säumel, Abate, Bianchi, Dzemaili; tutti nati negli anni ’80, tutti giovani e scalpitanti. Lo scetticisimo, allora, si spostò su mister De Biasi, che in base a non si sa quali elementi avrebbe dovuto rivelarsi presto uno che, chissà perché, non gradisce molto i giovani, preferendo sempre gli elementi esperti. Anche qui, non è stato così.

Il tecnico ha deciso di dare ampia fiducia ad Ogbonna (anche a Malonga inizialmente, ma il francesino è stato sfortunato),  e a Bianchi fin da subito così come a Säumel, e poi ad Abate e Dzemaili non appena i due centrocampisti sono diventati abili ed arruolabili alla causa. Tanto è vero che, ad oggi, il Torino è una delle squadre più giovani dell’intera Serie A. Leggere (le statistiche) per credere.

Relativamente all’ultima giornata di campionato, guardiamo l’età media delle squadre schierate da ogni allenatore della categoria, subentrati compresi (esclusi i portieri, che sono toccati in maniera molto marginale dai discorsi legati all’anagrafe): i granata, domenica, hanno mandato in campo giocatori con un’età media di anni 26,15.
Ben poche hanno fatto “meglio” in questo senso; praticamente appaiata in questa speciale graduatoria c’è il Genoa (26,07), mentre solo tre squadre hanno schierato un insieme più giovane. Su tutte, il Napoli, con 25 anni di età media, seguito dall’Udinese con 25,08 e poi dalla coppia siciliana Catania-Palermo con 25,76. E poi tocca ai granata. (Per curiosità statistica, le due più “vecchie” della categoria sono Milan e Inter, seguite da Chievo, Lecce, Bologna, Atalanta e Juventus).

Se tra gli 11 (anzi, 14, considerando i sostituti) di De Biasi, domenica sera era assente Amoruso, che avrebbe alzato un po’ la media, è vero anche che mancava Abate, che al contrario l’avrebbe abbassata ulteriormente. Il Torino presenta discreta uniformità anagrafica anche tra i reparti; non ce n’è uno particolarmente più “vecchio” di un altro, e così la difesa è ringiovanita da Rubin, il centrocampo da Dzemaili e Rosina e l’attacco da Bianchi.

Si diceva tempo addietro, proprio su queste pagine, che non sempre gioventù corrisponde a qualità, per cui non in ogni caso è giusto appellarsi alla linea verde come panacea di ogni male. Non sempre, ma in molti casi sì; possiamo osservare come molti dei giovani granata, infatti, siano in crescita, il che è forse il dato più importante. Abbiamo infatti potuto notare come Rubin sia migliorato in fase difensiva, e quale maturità abbia dimostrato nel sapersi adattare ad un ruolo (a centrocampo) non suo; abbiamo visto crescere esponenzialmente il rendimento di Blerim Dzemaili; abbiamo osservato Ogbonna disimpegnarsi in varie posizioni del campo con la stessa tranquillità.

La linea verde, d’altronde, non si valuta sul breve termine, non porta i suoi benefici nell’immediato, non solo: e quando i tifosi del Toro vedono dei giovani di qualità con la maglia granata addosso, ora possono sperare che questi non siano solo di passaggio, che vengano riscattati (come Cairo ha già fatto con Rosina e Rubin), perché questo, dopo tanto discutere sul senso della parola e sulla sua applicazione, è in definitiva ciò che significa “progetto”.

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