Vorrei un Toro made in Usa

Vorrei un Toro made in Usa

Torna la nostra rubrica “Nella buca di Maspero” , che questa sera parte dall’analisi del Toro a Carpi per arrivare..

6 commenti

Milan, Lazio, Genoa, quegli altri e Inter. È un vero tour de force quello che attende il Toro nelle prossime cinque giornate di campionato. Alle spalle però c’è una sconfitta. Brutta, meritata, sfortunata, dovuta agli infortuni, alle assenze, alla mancata amalgama di alcuni giocatori o, a dirla con Giampiero Ventura, di cattiveria. Beh, penso che nessuna di queste motivazioni abbia la minima importanza se non si abbraccia l’idea che il fallimento è possibile.

Brucia perdere contro il Carpi. Brucia sicuramente anche a Giampiero Ventura che ha comunque cercato di vedere il bicchiere mezzo pieno e proiettarsi verso il futuro come ogni allenatore avrebbe fatto. Queste le sue parole nel dopo partita: “Dobbiamo analizzare la sconfitta e trarne, comunque, delle indicazioni utili per il futuro. Questo è un bel bagno di umità, ci dá la possibilità di scegliere che strada seguire.”

Ma sarà vero? La domanda nasce dal fatto che spesso nel calcio, come nella vita, si dica ciò che è giusto dire. Stop. Basti pensare a quante volte tutti noi abbiamo risposto “Bene”, alla domanda “Come va?”  anche se così non era.

Pensiamo davvero ciò che diciamo? Lo fanno gli allenatori quando commentano una sconfitta etichettandola come un’occasione di crescita?

Il dubbio nasce dal fatto che in Italia il fallimento di un’impresa venga considerata quasi un peccato mortale. (E su questo il cattolicesimo ha la sua fetta di responsabilità). Lo dimostrano le nostre leggi in materia. Lo dimostra il fatto che avere un prestito in banca per chi ha un fallimento alle spalle sia impresa più che ardua.

Lo dimostra, tornando al mondo del calcio, che i commentatori sportivi ripetano all’infinito che alcune squadre non occupano la posizione in classifica che gli compete, come se una serie di sconfitte o una stagione storta non fossero accettabili.

Nel modello Usa, che ha comunque molti difetti, il fallimento non solo è accettato ma viene considerato addirittura un diritto. Un businessman americano, rispetto a un italiano, darebbe più volentieri credito a chi è già fallito. Il motivo: ha commesso errori che non commetterà più, ha fatto esperienza.

La differenza tra l’approccio di chi vive una sconfitta come una vergogna e di chi la considera una possibilità di crescita imprenditoriale è abissale. Chi la accetta vive più serenamente, ha meno ansia da prestazione, abbraccia gli errori commessi come insegnamenti, vede il futuro con più ottimismo e spesso, per tutte queste ragioni, ottiene risultati migliori solo per aver osato.

“La grandezza — diceva Confucio — non si raggiunge non fallendo mai, ma rialzandosi ogni volta che si cade”. E negli Stati Uniti l’idea è diventata cultura diffusa e condivisa tanto da entrare a far parte del quadro istituzionale e giuridico.

Per questo vorrei un Toro made in Usa che accetta le sconfitte e si rialza aprendo una nuova strada nel vedere il nostro calcio. Un Toro che osa ancora di più e abbia voglia di scardinare, ancora una volta, l’ordine costituito delle solite tre o quattro come già è accaduto in passato.

Gabriele Madala

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  1. ziocane66 - 2 anni fa

    il fallimento è un onore ? Bene che fallisca la juve!

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  2. PrivilegioGranata - 2 anni fa

    Articolo con un assunto di fondo assolutamente erroneo.
    Fallire e ripartire constatando e accettando la propria limitatezza umana è la base del cattolicesimo.
    Vedere nel successo, nella realizzazione economica o più in generale della propria vita la benedizione divina è cosa molto più da mondo e dottrina protestanti.
    Ciò detto, mescolare la disgustosa non-prestazione di carpi con teologia e filosofia spicce, mal capite e peggio esposte, dà un retrogusto di emme all’articolo.

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    1. luca - 2 anni fa

      Io sono cattolico cristiano,anche se credente un pò a modo mio, ma la posizione della chiesa, nell’argomento in questione è piuttosto ambigua.Un conto è il dire è un conto dovrebbe essere il fare.

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      1. PrivilegioGranata - 2 anni fa

        Se proprio c’è un punto su cui la chiesa non è ambigua è proprio questo: la constatazione che siamo tutti fallibili e a ognuno è data la possibilità di rialzarsi, non una, ma cento, mille, infinite volte.
        Che cosa c’entri poi il fallimento in una partita di calcio con il fallimento di una impresa e col diverso credito che viene dato, ai due lati, dell’oceano ai bussinnesmen falliti, questo dovrebbe spiegarcelo l’articolista.
        Soprattutto visto che parte dalla sacrosanta dichiarazione di Ventura che la sconfitta a Modena è un’occasione di crescita.
        Lo è veramente e Ventura aveva già detto a inizio preparazione estiva che con una squadra di giovani promesse, per quanto affiancate da gente esperta, ci sarebbe voluta pazienza per gli inevitabili tonfi dovuti ad immaturità.
        Chi ha scritto l’articolo ha mio parere ha fatto un minestrone di concetti coi quali non ha assolutamente familiarità: ad esempio il diritto fallimentare e più in generale il diritto civile e penale che nella nostra legislazione sono fortemente debitori dell’impianto logico del diritto romano, il quale è antecedente al cristianesimo.
        Questa scarsa o nulla dimestichezza si è tradotta in una serie di luoghi comuni e di svarioni logici.

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  3. Bazza - 2 anni fa

    Ottima analisi che vale per il nostro Toro, ma anche ogni giorno per tutti noi. Chapeu !

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  4. luca - 2 anni fa

    Dal titolo stavo per passare oltre,fino a che non mi sono addentrato nel discorso e nella massima di Confucio che non solo,sarebbe giusto applicare al Toro, ma è anche tanto cara al sottoscritto.

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