La storia di Francesco

di Silvia Lachello

 

Nei prossimi tre Cappuccini vi racconterò una storia di vita, una storia vera. Vera come solo la VITA sa essere.
Me l’ha regalata Roberto, un fratello Granata, e la condivido con voi senza aggiungere nulla.

Ciao mi chiamo Roberto,
ti racconto una storia di cui sono attore non protagonista ma che,…

di Redazione Toro News

di Silvia Lachello

 

Nei prossimi tre Cappuccini vi racconterò una storia di vita, una storia vera. Vera come solo la VITA sa essere.
Me l’ha regalata Roberto, un fratello Granata, e la condivido con voi senza aggiungere nulla.

Ciao mi chiamo Roberto,
ti racconto una storia di cui sono attore non protagonista ma che, credo, tu possa apprezzare.
Ho 50 anni, mia moglie è malata di distrofia miotonica di Steinert, malattia subdola che riduce la funzionalità dei muscoli involontari precludendone l’uso e costringendoti a dover VOLERE usarli.
Come immagino saprai i muscoli involontari contemplano i polmoni, il cuore e altre cosette meno definitive come palpebre, deglutizione, rilascio delle strette di mano, ecc..
Niente di grave in verità: la nostra vita scorre serena da tempo e ci dedichiamo a lavoro e servizio al prossimo da prima che ci conoscessimo, ed essendo sposati da vent’anni, non abbiamo mai modificato il nostro modo di vivere sia pure in mezzo ai mille ostacoli della convivenza che ci ha visti anche separarci e poi tornare insieme all’apparire della malattia, lo scoprire la radice del nostro stare insieme… accorgersi delle priorità che cambiano quando senti il motivo per cui vale la pena vivere.
In tutto ciò il TORO è stato di contorno, sempre presente, anche quando lo tenevi fuori appariva e si faceva spazio, quasi volesse ricordarci che era nel nostro DNA, uno di famiglia, da non lasciare fuori quando ci sono le cose che contano.
Nell’autunno del 2005 ci è nato un bimbo… malato della stessa distrofia, ma più grave, poiché si moltiplica nelle generazioni.
Eppure si è fatto largo tra le difficoltà fisiche di mia moglie (Maria Luisa) e in un giorno di autunno ho sostato per 48 ore alla clinica universitaria di Torino, attendendo di sapere come sarebbe stata formata la mia famiglia da lì in avanti, visto che erano in coma entrambi, spenti dall’anestesia totale che ne inficiava la volontà e quindi la possibilità di stimolare le funzioni vitali… Duramente compromesse quelle di Maria Luisa, ancora non espresse quelle di Francesco, il bimbo.

(continua)

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