Toro, tra Europa e campionato, errori, scenari e trappole da evitare

Il Granata Della Porta Accanto / Siamo forse al primo crocevia della stagione: Sassuolo da non sottovalutare e mercato da far decollare

di Alessandro Costantino

Inutile negarlo, la sconfitta col Wolverhampton è stata una bella doccia fredda sull’entusiasmo che si respirava attorno al Toro. Non tanto per il punteggio che, sì, è molto difficile da ribaltare sebbene non così impossibile in sé, quanto per il modo in cui è maturato, cioè per quel senso di inferiorità tecnico/tattica/fisica contro il quale in una sola settimana difficilmente si potrà trovare un rimedio davvero efficace per rintuzzare il divario visto sul prato del Comunale Grande Torino. La storia del calcio è piena di imprese sportive, di vittorie insperate, di qualificazioni strappate con le unghie e con i denti, per cui, col giusto atteggiamento mentale e con una serie di fortunate coincidenze che non possono mancare in questi casi, anche il Toro, questo Toro, può uscire giovedì prossimo dal Molineaux con un tasca il pass per i gironi di Europa League. D’altro canto essere eliminati dal Wolverhampton non è che sia questo tremendo disonore, occorre anche essere oggettivi. Non stiamo parlando del Manchester City o del Liverpool, ma di una squadra, al momento, un paio di gradini sopra il nostro livello e, con la dovuta onestà intellettuale, è giusto sottolinearlo. Il punto però non è trovare alibi ad un’eventuale eliminazione europea, quanto soppesare accuratamente ciò che oggettivamente squadra, staff e società avrebbero potuto fare per giocarsi la qualificazione con maggiori chances e cosa invece era oggettivamente penalizzante e quindi non migliorabile allo stesso scopo.

Che sia un Toro con una fame da lupi…

A mio parere, questi ultimi, gli aspetti poco controllabili di questa sfida, sono stati tre: un sorteggio assurdo che se fatto al termine del terzo turno avrebbe evitato lo scontro tra Toro e Wolves in virtù del fatto che i granata sarebbero stati testa di serie come gli inglesi, l’assenza per infortunio di Lyanco e Iago Falque e l’impossibilità causa impegni con le nazionali a giugno e luglio di avere al 100% della condizione elementi come Rincon, Lukic e Ola Aina ed infine l’oggettivo divario economico fra squadre inglesi e italiane dovuto principalmente alla differente ripartizione dei diritti TV all’interno delle due Leghe.
Questo è un lato della bilancia ed ha inciso molto nella determinazione del fatto che il Toro, ad oggi, si ritrovi con più di un piede fuori dall’Europa.
L’altro lato della bilancia però, vede tutta una serie di fattori che sono dipesi in tutto e per tutto dalle varie componenti del Torino FC: la scelta di non fare mercato, le scelte tecniche di Mazzarri, la mancanza di mentalità ed abitudine a giocare incontri a questo livello.
Mi ha fatto sorridere la dichiarazione di Cairo con la quale ha sostenuto che un acquisto non sarebbe servito di per sé per vincere questa eliminatoria, sottintendendo probabilmente un acquisto perfezionato in questi ultimi giorni. Verissimo, senonché il presidente forse non rammenta che il campionato scorso è finito a fine maggio ed il mercato, ufficialmente, è cominciato ai primi di luglio, periodo nel quale se si fosse comprato quel giocatore di qualità che tanto mancava a questa squadra, lo si sarebbe trovato al 22 di agosto perfettamente integrato negli schemi del mister e nelle dinamiche di squadra. Piuttosto Cairo avrebbe fatto meglio a dire la verità e cioè che in assenza di plusvalenze o cessioni importanti la scelta di preservare il bilancio in pareggio (scelta magari non condivisibile dal tifoso comune, come me, ma perfettamente legittima nella logica di chi gestisce il proprio patrimonio, nella fattispecie Cairo il Torino) non consentiva al club di investire per rafforzare la rosa con i profili più adatti (e quindi anche più costosi). Il problema del nostro presidente, così come di gran parte dei politici, è che “deve” giustificare le proprie scelte agli occhi dei tifosi e siccome scegliere di non comprare è una decisione difficile da far digerire alla stragrande maggioranza dei tifosi, ecco che evita di parlare chiaro, tergiversando in attesa che gli eventi (una qualificazione ai gironi di Europa League, ad esempio) modifichi lo status quo e permetta un’azione più in linea con gli umori della piazza. Cairo purtroppo non è uomo dai facili entusiasmi e quelle sue dichiarazioni post Torino-Lazio di fine campionato (“faremo tre innesti di qualità, confermando i migliori”) evidentemente devono essergli scappate in un momento (raro) di scarso autocontrollo. Infatti da lì in avanti ad un immobilismo quasi surreale sul mercato, il Presidente replicava con il mantra dell’essere riuscito a trattenere tutti i migliori di una rosa che addirittura definiva “difficilmente migliorabile”, probabilmente anche qui sottintendendo criteri differenti da quello della posizione finale di classifica. In sostanza tornando al senso del discorso sulla partita con il Wolverhampton, un’alternativa ai due esterni presunti titolari (De Silvestri e Ansaldi) e soprattutto un centrocampista/trequartista dai piedi buoni e dalla forte personalità acquistati a giugno, avrebbero di certo aiutato la squadra a cambiare le sorti del match con gli inglesi.

Turnover e doppia punta: i dolci tormenti di Mazzarri

Il secondo aspetto riguarda le scelte di Mazzarri, chiaramente al netto delle assenze e della scarsa forma di alcuni elementi chiave, come i già citati Rincon, Lukic e Ola Aina. Il tecnico livornese ha “dovuto” fidarsi della formazione che bene aveva fatto nei turni preliminari anche se la caratura degli avversari era stata di molto inferiore. Le due punte supportate da Berenguer con Baselli (e Meité) a centrocampo, sono stati un ‘atto di fede’ che non mi sarei aspettato da un pragmatico come Mazzarri. Semmai Berenguer e Baselli a supporto della punta Belotti con una staffetta Rincon-Lukic a fianco di Meité in mezzo al campo, avrebbe avuto più senso nei classici ragionamenti Mazzarriani. Capisco che sacrificare uno Zaza apparso in gran forma sarebbe stato “impopolare”, ma contro questi inglesi chiusi e molto abili a verticalizzare subito l’azione sarebbe stato meglio badare al sodo e rinforzare il centrocampo che invece ha fatto fatica a coprire la difesa lasciando spesso i tre dietro in condizione di uno contro uno con gli avversari.
Infine anche la squadra ha palesato qualche limite mentale. È stata superlativa nell’impegno e nel non mollare quando si è trovata per ben due volte sotto di due gol, ma si percepiva che la maggior parte dei giocatori non era abituata ad affrontare questo tipo di partite. Ma attenzione, non parlo di partite europee, bensì di partite contro squadre intense e tecniche. Il campionato italiano purtroppo privilegia la tattica spesso a discapito dell’intensità di gioco: si gioca per rompere le trame avversarie e per inibire il gioco altrui, raramente per affrontare l’avversario sul piano del gioco, del ritmo o della proposta offensiva. Questo su scala europea, soprattutto con le squadre inglesi, spagnole, olandesi o tedesche, si paga in termini di poca attitudine al rispondere colpo su colpo. Uno dei tanti mali del calcio italiano…

Millico: l’inizio di una nuova era

Alla luce di tutte queste considerazioni mi sento di concludere sottolineando due aspetti fondamentali: il primo è la necessità di andare in Inghilterra a giocarsela fino all’ultimo minuto perché così richiede il peso della maglia che si indossa e il rispetto verso i tifosi che sono sempre accanto alla squadra a prescindere dai risultati. Il secondo è quello di non sottovalutare la partita d’esordio di campionato col Sassuolo. La lunga estate europea rischia di farci prendere sottogamba l’inizio del campionato. La bella favola del quarto posto nel girone di ritorno ci ha fatto erroneamente credere che questa squadra possa serenamente lottare per quelle posizioni anche quest’anno come se il campionato fosse una formalità. Tutti sappiamo, invece, che i valori si resettano ogni anno e che molte delle squadre che ci sono finite dietro l’anno passato hanno fatto buone cose sul mercato cercando di rinforzarsi, Sassuolo compreso. La partita con gli emiliani non sarà affatto facile, soprattutto perché arriva in un momento psicologicamente difficile per un Toro che deve fare i conti anche con una rosa molto corta e altri impegni ravvicinati all’orizzonte (trasferta in Inghilterra e a seguire quella contro l’Atalanta). È forse il vero primo crocevia per capire che piega può prendere la stagione: 3 punti in campionato e qualche mossa decisa della società sul mercato darebbero la conferma che il Toro è davvero un corpo unico pronto ad affrontare qualunque difficoltà.


Da tempo opinionista di Toro News, do voce al tifoso della porta accanto che c’è in ognuno di noi. Laureato in Economia, scrivere è sempre stata la mia passione anche se non è mai diventato il mio lavoro. Tifoso del Toro fino al midollo, ottimista ad oltranza, nella vita meglio un tackle di un colpo di tacco. Motto: non è finita finchè non è finita.

19 Commenta qui

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  1. zaccarelli - 1 anno fa

    Ora, per favore chi ha messo il pollice verso sul post del Marchese del grillo, dia valide motivazioni sul dissenso.
    Altrimenti posso solo pensare che sia una scimmia che sta giocando con un telefonjno

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  2. fabrizio - 1 anno fa

    come si faccia a non incazzarsi di brutto quando si sente una frase come “è giusto che la qualificazione se la giochi solo chi l’ha conquistata “ e’ veramente inspiegabile. Una presa per il culo bella e buona.
    Senza togliere la ciliegina sulla torta. Peccato che le torte di braccino siano fatte di c…a. quindi anche con la ciliegina sopra sono immangiabili

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  3. GlennGould - 1 anno fa

    Comprendo l’amarezza per avere perso con gli inglesi 3 a 2 in casa (io credo la si possa ribaltare); e capisco le perplessità esternate per l’immobilismo sul mercato.
    Quello che non capisco è la delusione, la consapevolezza che Nkoulou andrà via. Ma chi l’ha detto? Clausola a parte, da Sky Roma non una parola al merito, i giornalisti mediaset e sky di Torino, alcuni dei quali ho il piacere di conoscere, non ne sanno nulla.
    Ok, quando si è incazzati si vede tutto più nero; tuttavia si sta parlando del nulla, al momento.
    Insomma, incazzarsi (anche) per un fatto che non è un fatto, è inutile e crea solo ulteriori isterismi.
    Come se non bastassero quelli che ci sono già.

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    1. Héctor Belascoarán - 1 anno fa

      Il problema è che tutti i “fantasmi” paventati da inizio stagione si sono poi puntualmente avverati, dal tradimento di Petrachi alla nomina di un DS con poca esperienza, dalla tiritera su Verdi, che poi non arriverà, alla rosa incompleta che non è stata minimamente ritoccata. Ed ora questa cosa “tratteniamo solo chi vuole rimanere” che dopo quel “trattengo tutti” fa presagire a movimenti eccellenti in uscita.

      Capisco la tua necessità di avere un opinione definitiva solo il 2 settembre ma converrai con noi che tutto questo immobilismo non è normale, che la situazione in questo momento è grave e che tutte le preoccupazioni da noi sottolineate sono legittime.

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  4. Leo - 1 anno fa

    Difficile non concordare con quello che scrive il Marchese del Grillo. Mi permetto solo di aggiungere (cominciando purtroppo ad avere qualche capello bianco alle tempie) che in questo processo di generale asservimento è caduta evidentemente anche la nostra tifoseria…che aspetta la Maratona a fare sentire la sua voce? Prendiamo ad esempio i nostri cari fratelli viola che tra cori manifestazioni e picchetti hanno cacciato da Firenze l’usurpatore Della Valle….

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  5. Alè Toro - 1 anno fa

    Però…non succede spesso ma quest’articolo non dico che mi piace ma di sicuro non mi dispiace.

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  6. Leo - 1 anno fa

    Forse se ci fosse stato Petrachi qlcn sarebbe arrivato, ma giustamente anche lui si era rotto le scatole di fare le nozze coi fichi secchi e nonostante le minacce di Cairo lo ha salutato. Al posto di Petrachi è arrivato il primo DS della storia del calcio a non avere portato a termine, a fine campagna acquisti, NEANCHE un giocatore. Praticamente uno yes-man prezzolato completamente inutile….

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    1. Marchese del Grillo - 1 anno fa

      Si tratta palesemente di un uomo di facciata, Leo. Continua ad occuparsi del settore giovanile mentre il ruolo di ds è passato nelle mani del plenipotenziario. Quantomeno ha da costruire un’intera rete di rapporti, robe che ci vogliono anni mentre a noi l ossigeno serve subito.

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  7. Bilancio - 1 anno fa

    Standing ovation.

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  8. ddavide69 - 1 anno fa

    Le prima trappola da evitare è quella di stare credere alle bugie di Cairo

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    1. fabrizio - 1 anno fa

      uno che le beve tutte lo hai trovato!

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  9. bergen - 1 anno fa

    Eh no!
    L’atteggiamento mentale con cui siamo arrivati a questo momento è stato proprio il peggiore possibile.
    Messaggi contraddittori, a voce e con i fatti.
    Senza un DS di (grande) mestiere che facesse capire che ci sono delle manovre.
    Il Presidente che ostenta le non-vendite e ogni tanto ce l’ha con la ciliegina sulla torta senza specificare di cosa è fatta.
    Le dichiarazioni che se venissimo eliminati sarebbe comunque con un avversario di tutto rispetto proprio sono inaccettabili.

    Non dico di rileggersi gli articoli di Cassardo ma almeno risparmiamoci di assolvere l’indifendibile.
    È un atto di onestà intellettuale.

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  10. Madama_granata - 1 anno fa

    Sono completamente d’accordo con le disamine e le osservazioni dell’articolista.
    A parziale “discolpa” aggiungo che, a mio avviso, è tutto il calcio italiano ad essere in crisi. Dalla Nazionale che cambia i selezionatori, ma non i risultati, alle squadre di club (tutte) che mai riescono a farsi valere in Europa.

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  11. fabrizio - 1 anno fa

    e comunque penso che chiunque si accontenterebbe di avere uno societa’ che prova ad essere competitivia.

    “We don’t demand a team that wins, we demand a club that tries!”
    come dicono qui in UK alcuni tifosi..

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  12. Nero77 - 1 anno fa

    Miracolo in Inghilterra?!Si dirà che la coppa Italia è la porta per accedere in EL,si pregherà per un altra stagione a vuoto di Fiorentina e Lazio,per il resto :che Dio cè la mandi buona!

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    1. fabrizio - 1 anno fa

      il programma di cairo e’ sperare che Lotito fallisca…

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  13. fabrizio - 1 anno fa

    ..essere eliminati dal Wolverhampton non è che sia questo tremendo disonore, occorre anche essere oggettivi. …
    Ecco allora cerchiamo di essere oggettivi:

    Certo che non e’ un disonore essere eliminati, se solo si fosse fatto tutto il necessario per non essere eliminati!. Come tentare di programmare (Organizzare secondo criteri prestabiliti in vista di un fine; pianificare; nel caso che qualcuno avesse dimenticato il significato di questo verbo) uno straccio di mercato dal primo secondo dalla notizia della ammissione alla EL, non 4-5 giorni dopo la sconfitta… e soprattutto nemmeno prima che inizi il campionato!!!

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  14. fabrizio - 1 anno fa

    Ri-iniziamo:
    -siamo al crocevia della stagione….
    -dalla prossima partita non possiamo piu’ sbagliare
    -La prissima, sara’ la partita della svolta.
    etc etc.
    meta’ degli articoli di TN l’ho già scritta

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    1. abatta68 - 1 anno fa

      Infatti… siamo già in emergenza risultati, giusto per caricare l ambiente, come se ce ne fosse bisogno… il fatto è che la squadra così diventa l alibi per la società, quando questa non ne ha più ormai.

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