columnist

Mancava solo la pausa nazionali

Stefano Gurlino

Mai cuntent / Ritorna l'appuntamento imperdibile con la rubrica del nostro Stefano Gurlino nella settimana della pausa per le Nazionali

Eccola di nuovo qua. Puntuale una volta al mese, precisa dalle regole ferree, reclamata da chi vi è dentro ma snobbata (persino) da qualche vecchio lupo di mare del calcio giocato. La pausa nazionali annulla ogni marcia di ogni singola squadra. E anche la nostra. Di noi, mai cuntent e non, che il Crotone lo volevamo sbranare con largo anticipo.

Diciamocelo, amici di sventure granata: a Crotone ci si gioca gran fetta di stagione. Sarò esagerato, impazzito, biondo come Trump, ma nonostante la giovane età, la beffa quasi sempre si fa riconoscere dietro l’angolo. Questi campi sono il nostro giudizio. Appena visto il calendario e questo inizio di stagione, il mio saggio e anziano mai cuntent (per la cronaca, il babbo) aveva già sentenziato alla Giucas Casella: “Vedrai, va a finire che regaliamo al Crotone la prima vittoria in A”. Menomale che Maran ha sentito e provveduto a sventare la minaccia. Pare che l’allenatore dei clivensi lo abbia poi effettivamente ammesso ai microfoni di Sky due settimane fa: “Si, abbiamo perso, ma perché da Torino già sentivo che si lamentavano”. Un privilegio alla Gubbio o Carpi, fate voi. Con la differenza che il primo fu comunque insignificante ai fini della promozione, il secondo cruciale per far capire che l’anno scorso ciò che mancava di più era la testa. O la mentalità. O semplicemente, il non aver paura della maglia che si indossa anche se si gioca dietro nei campi sterrati di paese.

Sinisa lo sa, come è ben consapevole che in casa, se ingraniamo, possiamo davvero divertirci con tutti. Tra una settimana, oltre a sperare che il Gallo e Zappa (felice non tanto per la convocazione, ma per vedere quello ‘Zappa’ che si è visto a Bergamo) tornino solo stanchi e non ammaccati, la mente deve andare fissa, permanente e incazzata presso quello Scida, quei tifosi e quell’ambiente che non hanno nulla da perdere. E’ il nostro esame. E se lo passassimo, la laurea tanto citata di un mese fa può giacere perfettamente nelle nostre mani