Parliamo di tremendismo granata

ToroSofia / Torna l’appuntamento con la rubrica di Stefano Budicin: “A detta di Arpino è tremendista il club che sia capace di costituire una sfida ardua e tenace per chiunque”

di Stefano Budicin

Chi frequenta il Toro da qualche anno avrà sicuramente sentito parlare del cosiddetto tremendismo granata. Magari in seguito a un commento espresso da un telecronista durante una partita molto accesa, con un club piemontese  furioso e reattivo, oppure al termine di un match non proprio esaltante dove il termine sia stato evocato come scongiuro. Ad ogni modo, l’appellativo è qualcosa di radicato in maniera talmente profonda nell’immaginario torinese da meritare lo sforzo di un approfondimento. Ma di che cosa parliamo quando parliamo di tremendismo granata?

Quand’è che si cominciò a parlare di tremendismo granata? A partire dal 1972. Il termine fu coniato da Giovanni Arpino, celebre poeta e giornalista, che lo utilizzò in un’introduzione pubblicata quell’anno e dedicata al gioco del Toro. A detta di Arpino è tremendista il club che sia capace di costituire una sfida ardua e tenace per chiunque:

Una squadra di orgoglio, di rabbie leali, di capacità aggressive, mai vinta, temibile in ogni occasione e soprattutto quando l’avversario è di rango: tutto questo significa “tremendismo” .

Gli inni più importanti del Torino

Non importa quante coppe o scudetti si riesce a vincere, è sufficiente dimostrare di essere forti, furiosi, tenaci, aggressivi. Arrendersi non fa parte del vocabolario tremendista, osare sì.

Pensando ai tremendisti il primo che mi viene da citare è Gustavo Giagnoni, che allenò la squadra per tre campionati con la sua imponente statura da cosacco: colbacco in testa, aria seria ma mai arcigna e una posa da sergente di ferro fatta di una lega impossibile da piegare, ossidare o arrugginire.

Nel dicembre 1973, in occasione del derby granata-bianconeri, Giagnoni, subissato dalle continue provocazioni di Franco Causio, pensò bene di assestargli un cazzotto sullo zigomo. Il gesto, di cui l’allenatore mostrò segni sinceri di pentimento, venne accolto dai tifosi granata con un’ovazione. “Questo è il Toro” diventerà il motto di lì a breve di un certo modo di intendere il calcio granata. Più che un invito alla violenza gratuita, lo si potrebbe prendere come un monito volto a far capire agli avversari che il Toro non è una squadra con la quale convenga scherzare, perché ci sono delle conseguenze quando si pesta la coda a un toro rampante e orgoglioso delle proprie corna.

Giorgio Ferrini e la lavagna dei cattivi

Non si può però circoscrivere la malìa del tremendismo unicamente alla figura di Giagnoni, pur se divina e meritevole di encomi senza fine. Perché il Toro è una di quelle rare, rarissime squadre che possano vantare, nella propria storia, una schiera di figure che definire leggendarie sarebbe un banale sfoggio di eufemismi.

Infatti, un altro degno rappresentante del tremendismo non poteva essere che lui: Paolo Pulici, attaccante che la storia ricorda come Puliciclone. Forte di 172 gol di cui 134 in campionato, è stato il portavoce di quella forma di tremendismo ipnotico e fatale contro cui tutti gli avversari soccombevano. Quando giocava in coppia con Ciccio Graziani, non ce n’era più per nessuno. Non per niente i due attaccanti vennero ribattezzati i gemelli del gol. 

Che cos’è il quarto d’ora granata

Tremendista era uno come Luigi Radice, che vinse con il Torino il primo scudetto dopo i fatti infausti di Superga, stagione 1975-76. Tremendista fu Emiliano Mondonico, allenatore che portò il Toro a vincere la Coppa Italia nel 1993 e ne incarnò valori, visione e carattere fino alla fine. Un condottiero abile come pochi, Mondonico fece capire alle élìte calcistiche cosa significasse calzare gli alari del cuore granata e traghettare la squadra là dove niente sarebbe stato capace di incrinarla.

Luigi Meroni, se la morte non avesse deciso di scortare il suo talento altrove, avrebbe sicuramente portato il concetto di tremendismo granata a livelli ancora più alti. Ed è inutile citare gli Invincibili, che anticiparono il tremendismo di oltre vent’anni e ancora oggi ammantano la storia granata di un’aura leggendaria.

Ha ragione da vendere Luciano Castellini quando afferma che lavorare per il club piemontese era come arruolarsi:

Come entravi nel Toro dovevi sposare la loro filosofia. Ti accettavano se eri un combattente. Quelli che non avevano gli attributi venivano emarginati e andavano via subito.

Palazzo Valperga: da casa granata a palazzo più bello del mondo

Ho a cuore di ricordare come il termine tremendismo, pur indicando in generale la ferocia esplosiva e catartica della squadra granata in momenti chiave della sua esistenza, evochi anche un significato più profondo e, se vogliamo, commovente: un lampo, un fuoco, un desiderio di riscatto, una febbre di rivalsa. Un sentimento di partecipazione emotiva così forte, sicuro e penetrante da contagiare tutti coloro che se ne lasciavano avvolgere stimolandoli a reagire, sempre e comunque, non importa quanto ostiche fossero le circostanze.

Ed è in forza di questa ardente definizione che mi sento di voler fare un appunto ai nostri giocatori attuali. Bisogna recuperare il tremendismo che ci ha resi famosi e temuti in tutto il mondo. Mediocrità è un vocabolo che dobbiamo disimparare a pronunciare. Perché noi siamo tori rampanti. Noi siamo invincibili, siamo inarrestabili. Nasciamo dalle ceneri di una città in frantumi e ne abbiamo difeso l’integrità nei momenti più bui; abbiamo assistito a disfatte di ogni genere e siamo sempre stati capaci di rinascere e reinventarci. Adesso è ora di tornare a essere tremendi.


Laureato in Lingue Straniere, scrivo dall’età di undici anni. Adoro viaggiare e ricercare l’eccellenza nelle cose di tutti i giorni. Capricorno ascendente Toro, calmo e paziente e orientato all’ottimismo, scrivo nel segno di una curiosità che non conosce confini.

Disclaimer: gli opinionisti ospitati da Toro News esprimono il loro pensiero indipendentemente dalla linea editoriale seguita dalla Redazione del giornale online, il quale da sempre fa del pluralismo e della libera condivisione delle opinioni un proprio tratto distintivo.

34 Commenta qui

Inserisci qui il tuo commento

  1. Madama_granata - 11 mesi fa

    Risposta a CUORE GRANATA 44

    Buonasera! Eccomi pronta a cercare di rispondere alle sue domande.
    Innanzi tutto non è affatto vero che Cairo sia il mio “idolo”.
    Non sono un'”adolescente sognante”, e alla mia età nessuno mi “incanta”!
    Cairo non è certamente perfetto, e, come tutti noi, avrà sicuramente i suoi difetti, ma questo non interessa a me come tifosa: riguarderà la sua famiglua!
    In quanto agli errori: “Errare humanum est”, e “Chi è senza peccato scagli la prima pietra”, e qui mi fermo!
    Io penso che Cairo abbia sbagliato nella scelta degli allenatori.
    Molto bene Ventura x portarci dalla B alla parte sinistra della classifica di A. Giusto il modo ed il momento della separazione.
    Poi, e non ne ho mai fatto mistero, per me ha sbagliato la scelta di Mihailovic e, peggio, quella di Mazzarri.
    Subito faccio notare che entrambi questi allenatori, al loro arrivo, sono stati “osannati” dai tifosi: evidentemente il Presidente non è stato il solo a credere in loro!
    Allontanato il serbo, ovazioni per un uomo “quadrato” come Mazzarri, con una fulgida carriera alle spalle ed esperienza da vendere.
    Dopo il felice girone di ritorno dello scorso anno,tanto entusiasmo e lodi x Presidente ed allenatore.
    Euforia dei tifosi, che sognavano addirittura la Champions!
    Poi la grande delusione.
    Il difetto dei tifosi?
    Abbiamo fatto bene, abbiamo scelto bene, abbiamo vinto, abbiamo una grande squadra!
    Ha scelto male, ha sbagliato, ha perso, ha rovinato la squadra!
    Deve andarsene!
    Questo non mi sembra né serio, né onesto. Tutti dobbiamo ammettere di esserci sbagliati e prenderci le nostre responsabilità.
    Ecco, io credo che il primo ad essere deluso, e a rimetterci in prima persona, sia proprio Cairo.
    Mai si era esposto così tanto economicamente: conferma in blocco di tutta la squadra ed acquisti, i più cari di sempre.
    Questo a riprova che quest’anno il Presidente ci credeva veramente anche lui nel “salto di qualità”!
    La prossima stagione: un sacco di soldi da pagare, un allenatore (io spero “ex”)
    in cui pochi credono ancora, un nuovo allenatore da scegliere e da non sbagliare, una squadra da ricostruire.
    Più il timore dell'”esodo dei pezzi più pregiati”.
    Ribadisco: per me il Presidente era ed è in buona fede, e il primo a perderci dai non buoni risultati è proprio lui! In soldi, ma non solo!
    Cairo fino ad ora è stato nel lavoro un “uomo vincente”, uno che non ha mai sbagliato una mossa.
    Prendiamo ad esempio il Giro d’Italia”: Cairo lo ha fatto tornare agli antichi fasti.
    Lo ha rinnovato: ora gli Italiani lo seguono di nuovo con entusiasmo, e il mondo intero paga x vederlo!
    Nel Toro il Presidente ci ha messo e ci mette la faccia, è dovunque presente, assiste a tutte le partite (anche x questo lo stimo): se il Toro va male ne va del suo prestigio.
    È freddo e non emotivamente coinvolto?
    Le squadre di calcio oggi sono delle aziende, e io sono contenta che il Torino Calcio sia guidato da una persona che ragiona “con la testa”, e non “di pancia”, come si dice oggi!
    Detto questo:
    – non vorrei assolutamente uno straniero a capo del Toro, a rappresentare il nostro Toro!
    Diventeremmo una squadra “come tutte le altre”, perderemmo “il nostro essere diversi”
    – x ora nessun magnate straniero si è fatto avanti con l’intento di acquistare il Toro. Guardiamo il Milan in quali acque (e debiti) sta navigando con le proprietà estere!
    – nessun grande industriale italiano si farà avanti ad acquistare il Toro.
    Per intenderci: sono vecchia, ma è da quando ero bambina che sento i tifosi “ventilare” 2 nomi di famiglie che “non ci acquisteranno mai”!!!
    Lo hanno detto, ribadito e ripetuto.
    – con la nostra fortuna è quasi sicuro che ci ritroveremmo un avventuriero pronto a svendere la squadra, intascare i danari, e farci nuovamente fallire!
    Ho già sofferto troppo una volta, grazie!
    – criticati e contestati e praticamente cacciati Pianelli e Sergio Rossi, ora i tifosi ne hanno fatto dei “miti”, rimpianti e compianti.
    Vogliamo rischiare di ripeterci, o vogliamo accontentarci, riparando agli errori e sperando e chiedendo sempre ovviamente risultati migliori?

    Rispondi Mi piace Non mi piace
    1. CUORE GRANATA 44 - 11 mesi fa

      Grazie innanzitutto per avermi risposto.Il tema era il tremendismo e mi pare che il Toro targato Cairo…Personalmente non mi sono mai illuso circa l’arrivo di “magnati”o quant’altro ma semmai di una nuova proprietà attenta a “sviluppare”i ns.valori e non farli cadere lentamente nell’oblio come da 14 anni stà facendo Cairo(punti di vista divergenti?)può darsi ed è normale che sia così.Quanto ai tanti soldi spesi…ha usufruito dei Diritti TV e plusvalenze e ritengo che qualora dovesse paventare il rischio di dover mettere anche un cent di tasca propria non esiterebbe ad andarsene.Ripeto punti di vista che in ogni caso ci accomunano “nell’amore” per la ns.gloriosa maglia.Cordialmente.FVCG!!!

      Rispondi Mi piace Non mi piace
      1. Madama_granata - 11 mesi fa

        Per la risposta: è un piacere dialogare con gli altri tifosi, quando i toni sono educati e gli argomenti su cui dibattere interessanti!
        Su Cairo: spero di non essere un’illusa..
        Magari la verità sta nel mezzo, tra il mio parere ed il suo..
        Il “tremendismo” non gli appartiene, sicuramente!
        Io mi accontento se fa scelte azzeccate e buoni investimenti, agendo sempre in buona fede, per il bene del Toro!
        Poi: tutti possono sbagliare!
        Il Presidente è meglio che faccia il “ragioniere” e che tenga i conti a posto!
        Il “tremendismo” lo vedo più una passione che l’allenatore dovrebbe inculcare nei calciatori, spiegando ai più giovani e a quelli venuti da lontano, attraverso la nostra Storia, di che si tratta!
        Ecco uno dei motivi x cui non “amo” Mazzarri..
        Non ha nulla di “tremendismo”, trasmette la “paura di perdere” ai suoi calciatori ed i giovani non li “coltiva” come sarebbe suo dovere fare!

        Rispondi Mi piace Non mi piace
  2. user-13797744 - 11 mesi fa

    La scena del rubentino dopo il rigore e il gesto del laziale ( scherzo o non scherzo ), altro che nella lavagna . Avanti il prossimo .

    Rispondi Mi piace Non mi piace
  3. guidopernigott_484 - 11 mesi fa

    Ho un idea.potremmo raccogliere tutto il materiale possibile sul VERO TORO,immagini foto interviste,frasi,tutto quello che si puo’.poi lo si mette su tanti DVD o chiavette e poi li si lanciano in campo al Fila ingresso permettendo.magari riescono a capire dove stanno giocando

    Rispondi Mi piace Non mi piace
  4. Carlin - 11 mesi fa

    Noi potremmo ritrovare il TREMENDISMO,abbiamo la fabbrica,ma hanno pensato bene di chiuderla!!!

    Rispondi Mi piace Non mi piace
  5. TorinoGranata - 11 mesi fa

    Il milanista mercenario presiniente, la sua cairese e il suo tirapiedi difensivista che siede in panchina, il tremendismo granata non sanno nemmeno come si pronuncia.

    Figuriamoci, poi, se sanno cosa sia.

    Prima se ne vanno e prima riacquisteremo il valori del Toro.

    Rispondi Mi piace Non mi piace
  6. prawda - 11 mesi fa

    Concordo con chi dice che il tremendismo granata probabilmente non ci sia piu’, non sono invece dello stesso avviso che sia solo una conseguenza del cambiamento del calcio.
    Quando si parla di Giagnoni, di Ferrini, dello scudetto del 76, mi viene automatico provare un moto di tristezza, in parte perche’ lo associo a mio padre che non c’e’ piu’ e che in quegli anni mi portava allo stadio con lui ed in parte perche’ quel Toro e tutto quello che rappresentava mi pare oggi solo uno sbiadito ricordo, come quando si guarda un vecchio album di fotografie ingiallite per il tempo.
    Il calcio e’ sicuramente cambiato in questi anni, la societa’ e’ profondamente mutata, ma se ci si ritrova in 50k nonostante una retrocessione a marciare per dimostrare di essere comunque orgogliosi di essere del Toro, se si riempe con oltre 60k spettatori uno stadio per uno spareggio per tornare in serie a come se fosse una finale di coppa, in effetti non li hanno fatti nemmeno nell’ultima finale di coppa Italia cosi’ tanti spettatori, allora vuol dire che il Torino, il Toro, quella maglia granata, quel toro rampante, ha un significato e rappresenta molto di piu’ di una semplice squadra di calcio.
    Radice disse che comprese cosa significa essere del Toro quando un giorno agli allenamenti un signore anziano lo avvicino’ dicendo che lo ringraziava perche’ in campo aveva finalmente rivisto quelli la’, indicando Superga. Giagnoni invece disse che al Toro comprese cosa volesse dire lottare contro il potere e fu squalificato per quella frase detta dopo un derby “Fiat, cioe’ terra, mare cielo e …..Monti”, Monti era l’arbitro del derby. Il Torino nella sua storia e’ spesso stato colpito da eventi tragici o da sfortune indicibili, dalla tragedia di Superga a Meroni, dal non vincere uno scudetto pur essendo la squadra che fece piu’ goal, ne subi’ di meno e perse una sola partita al perdere una finale di Coppa senza uscire sconfitti dal campo e colpendo tra pali, questo ha sicuramente contribuito a creare una leggenda ma il tremendesmo non e’ solo legato alla squadra ma anche ai suoi tifosi. La Maratona che rappresentava il tifo granata, non era solo una curva e quando scendeva quell’enorme bandierone che la ricopriva completamente sembrava un mare granata con sotto un cuore pulsante. Io ritengo che i tifosi in generale, ma forse quelli granata piu’ di altri, hanno bisogno di poter sognare; sognare non di vincere degli scudetti, non sarebbero del Toro, ma sognare di vedere in campo una squadra che alimenti quei valori che sono sempre stati alla base del Toro e che Mondonico aveva perfettamente descritto quando parlava di indiani contro cowboy. Io ero allo stadio quel lontano 16 maggio del 1976, avevo accanto mio padre, ricordo molto nitidamente che lui come tanti avessero gli occhi lucidi, quasi non stessero festeggiando una vittoria, uno stadio che aveva atteso quel giorno 27 anni e che rimase immobile come a teatro, senza invasioni, perche’ il tifoso granata non e’ come tutti gli altri. Per lo meno non lo era.

    Rispondi Mi piace Non mi piace
    1. MAgo - 11 mesi fa

      Condivido in toto. C’ero anch’io…

      Rispondi Mi piace Non mi piace
    2. Andr - 11 mesi fa

      Bellissimo ! Grazie.

      André

      Rispondi Mi piace Non mi piace
    3. Maver - 11 mesi fa

      Anche a me quell’epoca e quel TORO ricorda il mio papà.. Grazie..

      Rispondi Mi piace Non mi piace
  7. Toro Nel Cuore - 11 mesi fa

    Io quando leggo questi articoli che ricordano il famoso tremendismo granata mi intristisco oltre a farmi salire il cristo!
    In questa societa’ nessuno sa cosa sia e di conseguenza neanche i giocatori!
    FVCG

    Rispondi Mi piace Non mi piace
  8. dattero - 11 mesi fa

    il tremendismo appartiene al POPOLO granata è un dna,un termine coniato da un gran giornalista e gran signore.
    un termine che parte dal passato,dai balon boys,va avanti con gl’Invincibili,prosegue con Rocco,Giagnoni e lo scudetto rubato,con Radice,poi ,perchè no?,con i ragazzi di Giacomini e con Mondonico,poi il lento declino,sfociato nell’attuale buio.
    difficile parlare di tremendismo in questi grigi 15 anni stile DDR,con giocatori che si abbraccian con i gobbi,dopo aver beccato 4 pere,acquistando fenomeni che pma ci irridevano e minacciavano qdo avevan lìorrida maglia.
    difficile,quasi impossibile parlarne con un proprietario che con fila e robaldo dimostra di esser un maggiordomo di gente a noi invisa,con risultati sportivi men che mediocri,con obiettivi ostentati e mai raggiunti,umiliati dalle sue perduranti e costanti frottole,una proprieta’ che dell’alterigia e della falsitra ha fatto un modus vivendi.
    ad un po di persone va bene,va benissimo stare senza speranza,meno male che sn sempre meno e niente è statico

    Rispondi Mi piace Non mi piace
  9. suoladicane - 11 mesi fa

    il concetto di tremendismo è un bel concetto poetico, la summa e la sintesi delle azioni della società, valga su tutto quanto dice Giaguaro Castellini: “Come entravi nel Toro dovevi sposare la loro filosofia. Ti accettavano se eri un combattente. Quelli che non avevano gli attributi venivano emarginati e andavano via subito”
    questo evidentemente valeva non solo per i giocatori, ma anche per dirigenti ed allenatori.
    Purtroppo il torino fc ha iniziato troppo bene perchè fosse vero, perchè tutti con quella esaltante cavalcata del 2006 abbiamo veramente pensato che fossimo tornati, ed invece ci siamo svegliati quasi subito da quel bellissimo sogno culminato nella serata al delle alpi con il Mantova; quella squadra incarnava nel suo piccolo il tremendismo, penso ad esempio a Balestri che viene sotto al curva a Mantova dove si era perso 4-2 a urlare “…li asfaltiamo a Torino…”
    urbanetto ha commesso il peccato indelebile di non aver capito e di ostinarsi a non capire quali fossero e quali siano i valori che la società deve rappresentare e portare avanti, di conseguenza non si circonda dei giusti collaboratori, nè in società ne tanto meno nell’area tecnica, gli unici due collaboratori del torino fc che effettivamente potevano definirsi tremendisti sono stati Big Jim Giacomo Ferri, ed il mister De Biasi (sempre opinione opinabile la mia);
    questo imputo alla società, non rispecchiare per nulla i valori del glorioso passato che invece la tifoseria tenta per perpetuare.
    non concludo con la solita frase, qui si parla di altro
    SFT

    Rispondi Mi piace Non mi piace
  10. maxx72 - 11 mesi fa

    Spiace dirlo ma il tremendismo appartiene al passato, ora non è più così. Io ho vissuto quel TORO (di Radice) e continuo a ricordarlo ma per me scordiamoci pure che ritorni un periodo così.

    Rispondi Mi piace Non mi piace
    1. TorinoGranata - 11 mesi fa

      Se tutti i tifosi ragionassero come te, a quest’ora saremmo in serie C da un pezzo.

      Se sei sempre così ottimista nella vita, come lo sei per il Toro, allora la mediocrità è il tuo pane quotidiano.

      Rispondi Mi piace Non mi piace
      1. maxx72 - 11 mesi fa

        Dottore, non dia giudizi a persone che non conosce anzi mi faccia un piacere: non dialoghi più con me perché questo è comunque l’ultimo messaggio che io le rivolgo. Grazie.

        Rispondi Mi piace Non mi piace
        1. TorinoGranata - 11 mesi fa

          Dottore?

          Ma stasera vi siete fatti tutti un cannone?

          Non esagerate con il fumo, altrimenti finite per essere dipendenti e tossici.

          Rispondi Mi piace Non mi piace
          1. maxx72 - 11 mesi fa

            Certo e io sono Nonna Papera. A mai più risentirci. Passo e chiudo.

            Mi piace Non mi piace
          2. BACIGALUPO1967 - 11 mesi fa

            Hai già dimenticato uno dei tuoi nick?
            Tutto bene con i canederli?
            Ciao ciao

            Mi piace Non mi piace
          3. maxx72 - 11 mesi fa

            Ma si fratello Baci neghiamo pure l’evidenza.

            Mi piace Non mi piace
          4. TorinoGranata - 11 mesi fa

            Due tossici da fumo, ecco quello che siete.

            Fatevi furbi e parlate del Toro, anziché rincorrere le vostre paranoie.

            Mi piace Non mi piace
  11. dattero - 11 mesi fa

    questa proprieta sta spegnendo i ns valori,sta facendo scomparire le ns attitudini,lentamente,inesorabilmente.
    non credo ci riuscira’ del tutto,mai arrendersi,appunto.
    Di Arpino,lui juventino,mi ricordo anche la struggente poesia Me grand Turin,con quella parte finale che mi lascia sempre il groppo in gola,” t’las vinciu ‘l mond,a vintani t’ses mort,me Turin grand,me Turin fort,il groppo rimane,e sale il risentimento,per questa proprieta ostile ed immorale.
    nel mio piccolo,di Arpino consiglio,oltre ad Azzurro tenebra,un altro libro che molto mi piacque,La suora giovane

    Rispondi Mi piace Non mi piace
  12. Daniele abbiamo perso l'anima - 11 mesi fa

    Si piange su una cosa morta
    Quel calcio e quel Toro non ci sono più da un pezzo.
    Resta il ricordo. Poi svanirà anche quello.

    Rispondi Mi piace Non mi piace
    1. eurotoro - 11 mesi fa

      ..concordo su tutto tranne sul ricordo che dovrebbe svanire…no la storia non si può cancellare..la leggenda rimarrà indelebile!…oggi il calcio è cambiato..bisogna pensarla diversamente..mai piu tornera’ il Toro degli anni 40…e forse neanche quello del grande Mondonico che elimina il Real Madrid…con l’organizzazione e competenza però ci si può togliere grandi soddisfazioni…a Bergamo le linee guida x chi volesse coglierle…

      Rispondi Mi piace Non mi piace
    2. Marchese del Grillo - 11 mesi fa

      Su l’ultima frase, amico mio, ti sbagli di grosso, credimi.

      Rispondi Mi piace Non mi piace
    3. Daniele abbiamo perso l'anima - 11 mesi fa

      Amici di fede granata: Quando sapremo la verità noi non ci saremo più (e questo purtroppo è sicuro ) ma se mi fossi sbagliato ne sarò felice, ovunque io sarò 🙂

      Rispondi Mi piace Non mi piace
  13. LeoJunior - 11 mesi fa

    Articolo che sa un pò di autolesionismo. Sappiamo tutti che parliamo solamente di ricordi ed emozioni che non torneranno più. E non solo per grandi colpe della società e di chi dirige il nostro Toro. Ma perchè il calcio è cambiato e forse noi stessi lo siamo. Un calcio che ci illude di far parte di una festa alla quale partecipano in molti ma dove solo pochi scartano i regali. E forse dovremmo noi tifosi cambiare per primi. Non chiedere di tornare a vincere, impresa ormai negata, e farlo a tutti i costi. Ma dovremmo imporre altri valori a prescidere dalle vittorie “virtuali”. Ma ne siamo capaci? Siamo sicuri di poter dire che preferiamo una sconfitta secondo i ns valori piuttosto che una vittoria con i valori di “altri”? temo di no. Anche noi drogati da questo mondo di plastica.
    Ma poi sarebbe possibile un tremendismo ai giorni nostri? Un pugno di Giannoni a Causio sarebbe sezionato e discusso per mesi. VAR e telecamere ad analizzare ogni frammento. Idem per difensori che dovrebbero far sentire tacchetti e gomiti. Ma come?
    Ci hanno portato via tutto e continuano a farlo. Divago su un altro sport. Ci hanno portato via anche il fascino della Devis con trasferte su campi improbabili dove il tifo per una volta stravolgeva lo spirito nobile del tennis. Forse discutibile ma unico. Attaccamento, sudore, Carneadi che sospinti vincevano con numeri uno. Adesso ci appioppano un torneo a squadre veloce ed indolore e senza alcun senso. Solo l’ultimo atto dopo Mondiali assegnati a Paesi che il calcio non sanno cosa sia, mondiali di atletica nel deserto. Avanti con i carrozzoni…
    E noi qui a parlare di tremendismo. Che nostalgia

    Rispondi Mi piace Non mi piace
  14. Quello che il Toro è il Fila, i Balon boys, il Grande Turin e Meroni - 11 mesi fa

    In questo articolo tutto quello che il Toro cairese non è: praticamente oggi siamo l’opposto!

    Rispondi Mi piace Non mi piace
  15. Madama_granata - 11 mesi fa

    Giusto, Karmagranata, condivido!
    Per spiegare cos’è il “tremendismo” basta confrontare il Toro di Giagnoni, Radice e Mondonico con quello di Mazzarri:
    -quelli erano fulgidi esempi di “tremendismo”
    – questo è un opaco esempio di
    ” non tremendismo”!

    Diceva il compianto Giovanni Arpino, uno dei più amati scrittori della mia giovinezza:
    “Non importa quante coppe o scudetti si riesce a vincere, è sufficiente dimostrare di essere forti, furiosi, tenaci, aggressivi. Arrendersi non fa parte del vocabolario tremendista, osare sì”.
    Se penso alla folosofia di Mazzarri: “giocare x non prenderle”..
    Mi viene da piangere!

    Rispondi Mi piace Non mi piace
    1. Karmagranata - 11 mesi fa

      Amava mio padre raccontarmi aneddoti e storie sul tremendismo Granata. Una volta mi disse che durante i mondiali del ’62 il nostro compianto capitano Ferrini picchio’ praticamente tutta la squadra del Cile e ci volle l’intervento della Polizia per riportare la calma in campo. Mi raccontava poi come lo spocchioso Sivori girasse al largo dal nostro capitano dopo che dallo stesso era stato preso a calci nelle terga. Cosa vuole che le dica Madama, forse di quel tremendismo ci sono rimasti i ricordi, i racconti e nient’altro. Eppure non riesco a credere che tutto sia finito. Non di meno, di quel termine che ci ha resi, comunque, UNICI, oggi ne servirebbero un paio di milioni di tonnellate di chili per poter dare finalmente un’anima a questo inanimato TORO fc di Urbano Cairo. La saluto affettuosamente. SSFT.

      Rispondi Mi piace Non mi piace
    2. CUORE GRANATA 44 - 11 mesi fa

      Gentile Madama del suo post condivido l’amore che anch’io ho avuto per Giovanni Arpino scrittore ma ancor più giornalista.Lui giornalista di razza e non “giornalaio”come i tanti che oggi “pretendono di scrivere.”Da juventino è stato l’epigono del “tremendismo granata. Altri tempi,altri giocatori ma,mi consenta,anche altri Presidenti..E’ mai possibile che al Suo “amato” Pres. Cairo non trovi nemmeno qualche “difettuccio”e non sia sfiorata dal dubbio che se oggi siamo”al pian d’babi” magna pars dipenda dal Suo “idolo”?Da persona colta qual’è penso che non mi deluderà e mi attendo almeno un rigo di risposta.Con stima e sempreFVCG!!

      Rispondi Mi piace Non mi piace
  16. alexku65 - 11 mesi fa

    Noi siamo l’esempio più fulgido di come si abbia come unica soluzione l’essere il risultato (misero a dire il vero ) del passato che una delle cause del nostro futuro. Siamo come men dead walking

    Rispondi Mi piace Non mi piace
  17. Karmagranata - 11 mesi fa

    Un bel discorso per ricordare la sostanza, l’anima, l’essenza del Toro. Ma è un commento che usa l’imperfetto del verbo essere. Eravamo, e non lo siamo più quel Toro. Purtroppo. SSFT.

    Rispondi Mi piace Non mi piace

Recupera Password

accettazione privacy