Balotelli chi? Il vero fenomeno è Pellè

Tackle / La rubrica sul calcio estero di Jacopo Di Miceli

di Redazione Toro News

È l’88’ del derby del Merseyside, Liverpool-Everton. Mario Balotelli e la sua nuova cresta arancione escono dal campo. La telecamera indugia su uno striscione a lui dedicato, che riporta (in italiano!) una frase che lo scrittore Oscar Wilde rilasciò alle autorità doganali appena sbarcato negli Stati Uniti: «Non ho nulla da dichiarare tranne il mio genio».

In questo momento pare difficile trovare la benché minima analogia fra Wilde e Balotelli. Più che all’autore de “Il ritratto di Dorian Grey” Mario assomiglia a quel Gianluigi Lentini ormai imbolsito che, prima di ritirarsi dai campi di gioco, passeggiava nelle aree avversarie con la maglia dei dilettanti del Canelli aspettando la palla giusta per tirare un bolide e risolvere così le partite.

Il problema è che Balotelli non ha 37 anni, ne ha 24. L’ex capitano del Liverpool, Jamie Carragher, ora opinionista in televisione, lo ha rimbrottato aspramente: «Ha la tendenza a camminare per il campo, ed è una cosa che non mi piace vedere». Se non fosse che Balotelli ha già alle spalle un’esperienza in Inghilterra, si potrebbe tentare di giustificarlo dicendo che deve ancora abituarsi ai ritmi del calcio di Sua Maestà. Purtroppo per lui non è così. In Premier probabilmente l’unica scusa buona per non correre è se ti sparano a una gamba.

Ma c’è anche un altro problema. Mario non ha ancora segnato in campionato. Nel secondo tempo del derby ha incredibilmente sprecato il pallone del possibile 2-0. Mentre veniva sostituito, tuttavia, i supporter dei Reds lo hanno applaudito con commovente trasporto. Con Balotelli funziona sempre così: per i primi mesi il feeling con i tifosi è paragonabile all’eccitazione che si prova per un nuovo amore; a un certo punto, però, subentra l’inevitabile – almeno fino ad ora – delusione.
Forse, con il senno di poi, il pubblico di Anfield sta rimuginando su quella manifestazione di entusiasmo. Tre minuti dopo l’uscita dal campo di Balotelli, infatti, Phil Jagielka azzecca quello che una volta veniva chiamato il tiro della domenica, stravolgendo il corso del match, che sembrava ormai incanalato verso la vittoria della squadra di Brendan Rodgers.

C’è, tuttavia, un attaccante italiano che si sta mettendo in mostra al di là della Manica. Si chiama Graziano Pellè. In Italia ha lasciato opache tracce di sé, eppure il Southampton ha sborsato 10 milioni di euro per strapparlo al Feyenoord, dove aveva siglato 55 reti in 66 partite. «Sono tutti capaci a segnare nel campionato olandese», potrebbe obiettare qualcuno. Pellè la pensa diversamente.

È il suo quarto gol in sei partite di campionato. Vuoi vedere che fra Balotelli e Pellè il vero fenomeno è quest’ultimo? In fondo basta togliergli una “L” per trasformarlo nel più grande giocatore di sempre.

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