Tavecchio, la Federcalcio e la posizione del Torino: i tanti risvolti di un caso “all’italiana”

Tavecchio, la Federcalcio e la posizione del Torino: i tanti risvolti di un caso “all’italiana”

La successione di Abete alla FIGC vede opporsi Albertini e l’ex presidente della LND. Una corsa alla poltrona che coinvolge strettamente pallone e politica. E Cairo ammette: “Un commissariamento sarebbe positivo”

di Marco De Rito, @marcoderito

Ieri il Torino ha ipotecato il passaggio del turno con una vittoria per 3-0 contro il Brommapojkarna ma in questi giorni le notizie di calcio giocato stanno passando in secondo piano. C’è infatti una vicenda che tiene banco nel calcio italiano (e non solo…) e riguarda la scelta del presidente federale. I candidati sono due: Carlo Tavecchio e Demetrio Albertini; che stanno dando luogo a una battaglia senza precedenti.

CAOS TAVECCHIO – Il presidente della Lega Dilettanti sembra il favorito alla successione di Abete, anche se, la frase a sfondo razzista pronunciata durante la presentazione del suo progetto ha destato molte polemiche e, di conseguenza, molte figure importati del calcio italiano hanno ritirato l’appoggio: “L’Inghilterra – ha dichiarato Tavecchio – rispetto a noi è un’altra cosa: individua dei soggetti che possono entrare in base alla loro professionalità. Da noi invece arriva “Opti Poba”, che prima mangiava le banane e adesso gioca titolare nella Lazio”. Numerose le polemiche scaturite sia da molte società che dalla stampa locale ed estera. Pure dalla politica arrivano critiche al candidato presidente federale ma Renzi ricorda: “Se dicessi una parola su Tavecchio da presidente del consiglio forse Roma, Juve e Napoli non potrebbero giocare in Champions”. Il Tav si sta ritrovando dentro una bufera ma lui non molla e finché avrà l’appoggio delle Leghe, come lui stesso ha dichiarato, non farà un passo indietro.

RIUNIONE CON MALAGÒ – Ieri, nella sede del Coni, Malagò ha incontrato, in orari diversi, i due candidati. Il primo ad essere stato ascoltato dal presidente del Coni è stato Albertini che all’uscita ha dichiarato: “Con Malagò abbiamo parlato del programma singolo, di quello che può essere il futuro, e della condivisione che deve esserci tra le nostre componenti. Se sono ottimista? Il responsabile dello sport italiano era giusto che incontrasse i due candidati. Io e Tavecchio siamo diversi, ognuno ha il suo percorso e le sue idee, come sempre – ha riportato il Corriere – c’è bisogno del confronto e dell’appoggio di tutti. Tavecchio? Mi sembra giusto che voglia continuare. Conferma che non c’è la necessità di commissariamento visto che ci sono due candidati”. Malagò non è neanche lui convinto dell’opzione Tav e lo conferma all’uscita dal Coni: “In questo momento non è un’ipotesi sul tavolo un passo indietro di Carlo Tavecchio, però ci sta tutto. Tavecchio presidente federale nonostante la gaffe? Se la democrazia elettorale, e l’autonomia – riporta la Repubblica- che deve essere preservata, chiede questo bisogna saperlo accettare. E a quel punto credo che la cosa migliore sia preprarsi a quello che può succedere dopo l’11 agosto, perchè credo che il contesto non possa migliorare. Ho parlato con lucidità e sicuramente la pressione non cambierà”.

I VOTI – Al momento, nonostante la gaffe razzista, Tavecchio sembra ad un passo dalla poltrona della presidenza federale, dato il sistema di divisione dei voti stabilito dalla legge Melandri. L’11 Agosto saranno 278 delegati a votare il presidente della FIGC: Lega Serie A (20 delegati); Lega Serie B (21 delegati); Lega Pro (60 delegati); Lega Dilettanti (90 delegati); Associazione calciatori (52 delegati); Associazione allenatori (26 delegati) e Associazione Arbitri (9 delegati). I voti, però, verranno assegnati in percentuale e, a far padrona, è Lega Dilettanti con il 34%, seguita da Aic (20%), LegaPro (17%), Lega Serie A (12%), Aiac (10%), Lega Serie B (5%) e Aia (2%). Con questa suddivisione Tavecchio vincerebbe a mani basse dato che basta solo il consenso dalla Lega Dilettanti, di cui è presidente, e Lega Pro per diventare presidente federale, impresa tutt’altro che ardua. I rischi che mettono a repentaglio la poltrona di Tavecchio sono d’altro tipo, ovvero le indagini che sta svolgendo la FIFA sul suo conto e il possibile commissariamento da parte del Coni. Albertini, a differenza del suo avversario, può contare solamente del voto delle componenti tecniche e di alcuni club di Serie A.

LA POSIZIONE DEL TORINO – Ma in tutto questo marasma, il Toro da che parte si schiera? Ieri Cairo ha chiarito la situazione del club in un intervista direttamente da Stoccolma: “Carlo Tavecchio non è più candidabile alla presidenza della Federcalcio, è diventata troppo controversa come candidatura. Con questo non vuol dire che passiamo sul fronte di Demetrio Albertini. Commissariamento? Se dovesse accadere questo tipo di situazione, e se Malagò dovesse scendere in campo con il commissariamento, credo che -rivela il presidente granata alla Repubblica – sarebbe una cosa decisamente positiva. Malagò è un personaggio di spessore, un uomo che può riformare il mondo del calcio”. La questione è molto delicata e spinosa, si andrà avanti con una battaglia ad oltranza fino all’11 Agosto, data nel quale le componenti dovranno scegliere tra i due candidati. Non sono esclusi colpi di scena clamorosi in una vicenda che sta assumendo sempre di più contorni di una farsa all’italiana.

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