Che sprechi

Un po’ di conforto l’avrà vissuto quando ha saputo quella che sarebbe stata la formazione iniziale, Rolando Bianchi: in campo scendeva fin dall’inizio anche il Gas, praticamente l’unico tra tutti i pur bravi compagni di squadra (insieme a Scaglia) che sappia confezionare qualche cross, che sappia cercare con un minimo di precisione il bomber. In realtà, il fantasista é stato schierato alle sue spalle anziché in fascia,…

di Redazione Toro News

Un po’ di conforto l’avrà vissuto quando ha saputo quella che sarebbe stata la formazione iniziale, Rolando Bianchi: in campo scendeva fin dall’inizio anche il Gas, praticamente l’unico tra tutti i pur bravi compagni di squadra (insieme a Scaglia) che sappia confezionare qualche cross, che sappia cercare con un minimo di precisione il bomber. In realtà, il fantasista é stato schierato alle sue spalle anziché in fascia, dunque i cross hanno continuato a latitare; ciononostante, é stato proprio lui a mettergli sul piede un pallone solamente da spingere in porta. Ha avuto due occasioni da rete in tutta la partita, il capitano, una l’ha fallita ed una no, una media comunque eccezionale; il fatto che riceva così pochi palloni é ormai storia vecchia.

Vecchia, ma non per questo meno vera. Il grande equivoco di base di questo Torino risiede proprio nell’avere la fortuna di annoverare tra i proprio effettivi quel centravanti da 25 gol che non ha nessun altro, e nell’organizzargli intorno un gioco fatto per tutt’altri scopi, per tutt’altro centravanti, con tutta un’altra idea di terminale offensivo. Uno spreco.

E uno spreco é quello perpetrato ai danni di Alessandro Sgrigna, con l’aggravante che non si tratta di un giocatore che era già in casa, ma che l’allenatore di concerto con la proprietà ha voluto, pochi mesi fa, per il proprio progetto tecnico. Eppure non si tratta di un giovane poco conosciuto, ma di un calciatore le cui caratteristiche erano e sono note a tutti. E allora, ci si chiede come sia possibile che l’ex-Vicenza, uno dei pochissimi investimenti granata estivi, venga schierato come ieri a correre su e giù per la fascia, prima a destra poi a sinistra, poi a destra poi ancora a sinistra, sballottato da una corsia all’altra come un banale motorino di centrocampo, mortificando completamente le doti di quella che invece é una talentuosa seconda punta, una delle più valide della categoria, mettendolo in condizione di non puntare mai la porta, di non scambiare mai con Bianchi, da cui é troppo lontano.

L’enigma é tattico, e non é detto che con l’arrivo dei nuovi acquisti questo sia destinato a cambiare. O forse sì, ma nel modo peggiore. Ossia: mentre l’arrivo di Gabionetta -ieri all’”Olimpico” ad osservare i nuovi compagni- soddisfa pienamente la più insistita richiesta di Franco Lerda, lo stesso non si può dire per Mirko Antenucci, che in pratica é un messaggio all’allenatore: “Ora devi cambiare”. In pratica, mettendo il mister davanti al fatto compiuto.
Un cambio tattico che sarà certamente un bene per la squadra, e per alcuni giocatori in particolare (Bianchi su tutti), ma che non arriva per un autentico percorso di maturazione interiore del tecnico, quanto piuttosto per un’imposizione esterna.

(foto M.Dreosti)

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