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Due partite per ridare senso a un progetto

Gianluca Sartori

Editoriale / Il Torino non esce dalla crisi: Lazio e Juventus sono due test che ci diranno se la squadra granata può tornare quella della scorsa stagione

"Il pareggio contro il Cagliari, per come è arrivato, dice che il Torino non è guarito. I cinque punti raccolti nelle ultime sette partite, d'altronde, parlano chiaro: il piatto piange e difficilmente si può dire che la banda Mazzarri abbia raccolto meno di quanto meritava. Il pomeriggio dello stadio Grande Torino ha poi sancito scollamento tra pubblico e squadra. Sono giustificati i fischi al termine di Torino-Cagliari, non tanto per la partita singola in sè, quanto per il percorso globale compiuto dai granata fino ad oggi, che si sono complicati la vita da soli, perdendo punti in modo stupido contro avversari assolutamente alla loro portata per superficialità e presunzione.

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"Stavolta l'avversario era di qualità, un Cagliari forte e ben messo in campo a cui però è mancato il killer instinct delle grandi squadre. Il Torino, stordito dalla tensione e dalla mancanza di fiducia, ha faticato, risultando ancora una volta improduttivo e sterile dal punto di vista delle azioni manovrate. Il gioco latita, insomma, e alcune scelte iniziali di Mazzarri hanno lasciato, col senno di poi, perplessi. Prima di tutto la collocazione di Ansaldi nel ruolo di trequartista (pare fin troppo ambizioso il piano di convertire in trequartista uno che in 15 anni di carriera ha sempre fatto il laterale) e poi l'avvicendamento tra un Lyanco in crescita e un Djidji impresentabile e quello tra un Laxalt almeno dinamico e un Aina assolutamente involuto.

Va detto che nel secondo tempo il Torino si è almeno dimostrato vivo dal punto di vista nervoso, con una reazione disordinata ma sufficiente per centrare il pareggio. Incidentalmente, anche stavolta non è stato ravvisato un netto rigore a favore della squadra di Mazzarri per fallo all'ultimo secondo di Pellegrini su Zaza, fermato per fuorigioco inesistente. Sottolinearlo sembra quasi impopolare solo perchè il Torino ha giocato male (come se le due cose fossero collegate), ma una vittoria sarebbe stata un premio eccessivo. Ora Lazio e Juventus: due partite di quelle che sarebbero piaciute al Torino di Mazzarri dell'anno scorso, un po' perchè si preparano da sole dal punto di vista mentale, un po' perchè porteranno i granata a dover fare principalmente quel che gli è sempre venuto meglio, ossia impedire di giocare. Sono due test che ci diranno se questa squadra può tornare o meno a rendere come la scorsa primavera. E che metteranno alla prova, di conseguenza, la tenuta del progetto Mazzarri.