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I calci piazzati devono tornare a essere l’arma in più per questo Torino

Nikhil Jha

Bloccati / Rigori a parte, in campionato è dalla gara contro l'Atalanta che i granata non pescano il jolly da palla ferma. L'anno scorso erano stati determinanti

"Era  il 7' della della ripresa quando, su un angolo a uscire di Baselli, Cesare Bovo si incuneava in mezzo alla disattenta retroguardia atalantina e trovava di piatto la rete che sarebbe servita a decidere il match. Di lì, i calci da fermo hanno smesso di essere un fattore per un Torino che si andava a incanalare nel momento più difficile del campionato.

"Certamente, un aiuto dalle situazioni di palla inattiva avrebbe potuto permettere ai granata di uscire da situazioni spinose e di strappare il pareggio in caso di sconfitte - sconfitte che, a parte le trasferte con Lazio e Fiorentina, sono sempre arrivate di misura - oppure di pescare la carta vincente che permettesse di portare a casa il piatto. La scorsa stagione calci d'angolo e punizioni avevano deciso una buona fetta della stagione dei granata, soprattutto grazie alla vena realizzativa di un ispiratissimo Glik, che avrebbe concluso la stagione con 7 reti all'attivo: un bottino strepitoso per un difensore, che il centrale polacco, come tutti i compagni, del resto, sta facendo fatica ad eguagliare.

"La marcatura più stretta da parte degli avversari è la prima causa: il capitano granata, ormai, è il pericolo numero uno quando si tratta di proiezioni offensive, ed è naturale che in questo modo risulti più difficile sorprendere la difesa avversaria. Al di là di Glik, però, è tutta la squadra che deve riscoprirsi vincente da palla ferma: quanto possa essere utile diventare decisivo il Toro l'ha vissuto sulla propria pelle, nel già citato match contro la Fiorentina al Franchi, ad esempio. La squadra di Sousa, infatti, in quell'occasione, con la pennellata perfetta di Ilicic e l'incornata vincente di Gonzalo Rodriguez indirizzò chiaramente un match altrimenti in bilico, mostrando come l'episodio può decidere il match più di tante manovre offensive. È anche il bello del calcio, in fondo.