Il borsino granata

Il consueto appuntamento del lunedì firmato da Carlo Quaranta nell’insolita veste di chiusura della stagione 2009/2010, ora che vede la luce quella nuova che si spera si concluda con un esito più fortunato.

Sono trascorse soltanto poche settimane dal trionfo meritato della Spagna nel Mondiale sudafricano e dal ritiro del nuovo Torino targato Franco Lerda mentre è trascorso già…

di Redazione Toro News

Il consueto appuntamento del lunedì firmato da Carlo Quaranta nell’insolita veste di chiusura della stagione 2009/2010, ora che vede la luce quella nuova che si spera si concluda con un esito più fortunato.

Sono trascorse soltanto poche settimane dal trionfo meritato della Spagna nel Mondiale sudafricano e dal ritiro del nuovo Torino targato Franco Lerda mentre è trascorso già oltre un mese dal triste epilogo di una stagione che ha visto i ragazzi di Colantuono ricadere in purgatorio scivolando all’ultimo gradino, ad un passo dal paradiso: un lasso di tempo più che sufficiente per rivisitare a mente fredda il campionato appena mandato in soffitta. Certamente si può parlare di un’annata strana, double face, con più ombre che luci, anche se queste ultime si sono intraviste nella seconda parte della gestione Colantuono grazie alle scelte del nuovo ds Petrachi. Purtroppo, però,  sono svanite sul più bello ed ora ricostruire senza i proventi delle tv, ripartendo dalla serie cadetta, magari con la prospettiva di perdere i pezzi pregiati anziché vederne di nuovi, è un supplizio, l’ennesimo, cui il già tanto provato ambiente granata avrebbe volentieri rinunciato. Tanti, troppi i giocatori impiegati quest’anno ma non è bastato tant’è che all’orizzonte si staglia una nuova mini-rivoluzione: un attimo dopo il triplice fischio della finale di Brescia, il ds Petrachi ha annunciato che resterà al Toro chi veramente vuol restare e che arriverà solo gente che ha voglia di venire davvero. E che si guarderà innanzitutto alle qualità morali dell’uomo prima ancora che a quelle tecniche del calciatore. Tutto sacrosanto. Ed anzi, sottolineiamo noi, non si può assolutamente prescindere dal farlo. Perché se questo è un discorso valido sempre (Arrigo Sacchi lo sottolinea spesso parlando del suo Milan), a maggior ragione lo è in questa difficile situazione dalla quale per uscire occorrono prima di tutto qualità umane. E proprio il cammino della stagione appena conclusa è stata una dimostrazione eclatante di ciò. Non ci resta che fare tesoro degli errori commessi auspicando una  stagione 2010/11 migliore, una rosa composta finalmente da un giusto mix di giocatori esperti (ma non primedonne) e di giovani semisconosciuti che abbiano in comune una gran fame, magari impregnata di “granatismo”, in attesa che la Primavera torni ad essere curata come merita e come lo era quando il Torino era Toro. Ovvero una squadra davvero Speciale!

 

CHI SALE:

BIANCHI           capitano e trascinatore, si è preso la squadra sulle spalle per tutta la stagione  issandola con i suoi 27 gol totali il più in alto possibile al termine di un’annata così particolare. Ha realizzato gol in tutti i modi, spesso difficili e spettacolari: di testa, con entrambi i piedi, su rigore, con splendidi tiri al volo o di controbalzo, in acrobazia, da dentro e da fuori l’area. Ha saltato pochissime partite (appena tre) ed ha dato sempre l’anima, ha marchiato la sua pelle ed il suo cuore di granata scoprendosi leader. Con lui il Torino ha trovato l’attaccante di razza che mancava dai tempi di Ferrante; probabilmente non è un fuoriclasse ma senz’altro lo diverrà per i tifosi granata se deciderà di restare un altro anno in B malgrado tutto!
 
SERENI           ha chiuso la sua esperienza granata restando su un livello sempre altissimo così come aveva iniziato. Da portiere insuperabile e da professionista serio. Ha compiuto parate normali, eccezionali ed autentici prodigi consentendo alla squadra di restare a galla ed ottenere punti importanti fino a quando non ha dovuto abbandonare il campo per guai fisici. Al di là del valore di Morello, lascia un grande vuoto, è stato il miglior portiere granata del dopo Marchegiani.
 
D’AMBROSIO          icona della campagna acquisti positiva dell’era Petrachi. Terzino destro proveniente dallo Juve Stabia che sin dalle prime apparizioni ha dimostrato di possedere notevoli qualità di corsa e di spinta proponendosi sovente ad accompagnare l’azione d’attacco con discese, scambi, sovrapposizioni, cross e tiri. Nell’ultima parte del campionato ha accusato una flessione fisica che ne ha pregiudicato impiego e rendimento.

GAROFALO         come D’Ambrosio ha rappresentato una bella sorpresa del mercato di riparazione, sulla corsia opposta. Terzino certamente più esperto (calcava i campi di A col Siena), si è subito inserito con autorevolezza distinguendosi per possesso di buoni fondamentali (discrete capacità di palleggio e dribbling). Un infortunio patito nel mese di aprile lo ha tenuto a lungo lontano dal campo, è tornato per dare il suo contributo nei play off.
 
OGBONNA               protagonista di un campionato in crescendo. Ha offerto prestazioni sempre più convincenti lasciando per strada lacune, distrazioni ed incertezze che avevano costellato la stagione precedente in A e la prima parte dell’ultima in B. Si è distinto sempre più per chiusure, anticipi, senso della posizione sciorinando un repertorio da difensore completo e guadagnandosi anche il riconoscimento di difensore più forte della categoria. Protagonista assoluto e pezzo pregiato difficile da trattenere.
 
MORELLO          come buona parte dei suoi colleghi arrivati a gennaio, si presenta alla Sisport tra lo scetticismo generale, complice anche un periodo di inattività dopo la parentesi di Pisa. Chiamato in causa nella partita contro l’Albinoleffe, si conquista subito la fiducia di tutti parando un rigore a Cellini. Si ripete contro il Padova consacrandosi definitivamente nel finale di stagione quando, dovendo sostituire l’infortunato Sereni, compie splendide parate anche durante i play off. Sarà lui il numero 1 del nuovo corso.
 
BARUSSO            centrocampista esuberante ma dai piedi piuttosto educati. Arriva a Torino nel corso di un’operazione che vede l’austriaco Saumel fare il percorso inverso e, a conti fatti, i granata ci guadagnano. Diga in mezzo al campo, unisce alle indiscutibili doti fisiche anche capacità di inserimento che lo portano spesso alla conclusione (2 i gol realizzati in appena 8 presenze in granata).
 
LORIA           difensore che non ha certo bisogno di prestazioni, arriva a Torino – sponda granata per sostituire un altro marcatore esperto e prestante come Natali. Fortemente voluto da Colantuono che lo aveva allenato già a Bergamo, diviene ben presto il punto di riferimento della difesa facendo da chioccia ad Ogbonna e co. Insuperabile sulle palle alte, nonostante qualche amnesia, diviene uno degli idoli della tifoseria per la sua grinta e la sua autorevolezza su compagni ed avversari.
 
PESTRIN           già accostato in passato al Torino probabilmente per merito del suo temperamento “tremendista”, è subito accolto bene alla Sisport. E le sue prime apparizioni sono convincenti al punto che il suo impiego a metà campo, dove dimostra personalità e qualità tecniche fino a quel momento assenti tra i granata, diviene sinonimo di punti conquistati. Faro e beniamino dei tifosi, paga il rovescio della medaglia con gli arbitri e le sue presenze diventano anche sinonimo di ammonizioni o addirittura ingenue espulsioni (leggasi Triestina). Finale di stagione in calo.
 
RUBIN            il ragazzo, alla terza stagione con la maglia granata, era chiamato a dare delle risposte definitive: da giovane promessa con relativa chiamata nell’Under 21, non era tornato più sugli stessi livelli del pre-infortunio ai legamenti del ginocchio subito proprio nella Nazionale di Casiraghi. Tanto che anche la Società lo aveva messo in discussione affiancandogli Garofalo. Ma proprio la concorrenza sembra avergli fatto bene, disputando nel finale di stagione diverse partite di alto livello soprattutto in fase difensiva.
 
SCAGLIA            metà stagione all’ombra della Mole anche per il 23enne esterno in comproprietà tra Brescia e Lumezzane. Con Statella ed Antonelli ha rappresentato le alternative agli adattati Leon e Gasbarroni per il 4-4-2 al quale si è affidato Colantuono nella seconda parte di stagione. Dopo un periodo di ambientamento, il ragazzo ha dimostrato tutto il suo valore nel finale di stagione nella quale ha dimostrato crescente personalità ed ha trovato anche due gol importanti entrambi contro il Sassuolo: se il primo è servito per regalare la qualificazione ai play off, il secondo ha portato i granata in finale. Da tenere.
 
 

STABILI:
 
STATELLA             impiegato poco, ha deluso nelle prime apparizioni denotando meno personalità rispetto a Scaglia. Nel finale di stagione (compresi playoff) è stato utilizzato di più, anche perché aveva più benzina di altri suoi compagni, ed ha risposto con prestazioni più convincenti e qualche assist non sfruttato adeguatamente.
 
ANTONELLI             situazione inversa per il giocatore di proprietà del Bari che ha entusiasmato nelle prime uscite con giocate interessanti e prendendosi anche responsabilità da leader, poi è calato alla distanza, complice anche guai fisici, fino all’ultima desolante apparizione dal primo minuto contro il Sassuolo nell’andata dei playoff.
 
RIVALTA            conferma vizi e virtù anche nella cadetteria. Difensore eclettico più in teoria che nella pratica dal momento che conferma di districarsi piuttosto bene nel ruolo di centrale sebbene non abbia un fisico da corazziere, decisamente meno bene in quello di terzino non avendo attitudini nella spinta e facendosi saltare colpevolmente da esterni più dinamici di lui.
 
ZOBOLI             arrivato in extremis nell’ultimo giorno utile del mercato estivo e chiamato in causa per sostituire in più di una circostanza i vari Loria ed Ogbonna, ha fatto sempre la sua parte senza infamia e senza lode. Gli resterà forse la macchia di quell’errore della partita interna contro il Crotone di Lerda che costò la panchina a Colantuono e una ridda di polemiche a non finire su presunte combine che portarono agli incresciosi fatti di fine dicembre.
 
GENEVIER             altro pupillo del ds Petrachi che lo ha fortemente voluto a Torino nel mercato di gennaio affinché diventasse il faro della manovra granata. Un ruolo-chiave per il gioco voluto da Colantuono che, nonostante i tanti avvicendamenti, da Loviso al giovane Gorobsov, nessuno è mai riuscito a ricoprire in modo brillante e continuativo. Lo stesso francese ha offerto alcune prestazioni davvero positive, come a Lecce o contro l’Ascoli ad esempio, altre volte invece non si è dimostrato all’altezza.
 
GOROBSOV           il giovane italo argentino proveniente dal Vicenza non ha potuto dimostrare se non a sprazzi le sue qualità, chiuso nel suo ruolo dalla concorrenza e dalle gerarchie che hanno imposto dapprima Loviso e successivamente Genevier. Nelle sue apparizioni, tuttavia, il ragazzo ha dimostrato di avere personalità da vendere ed un gran tiro dalla distanza (ha più volte sfiorato il gol) ma probabilmente è stato considerato acerbo per ricoprire un ruolo così delicato costantemente.
 
SALGADO             tra scelte tecniche ed infortuni, si vede nel finale di stagione nel quale si fa notare per buone capacità nel palleggio ed una discreta visione della porta (realizza contro il Gallipoli il suo unico gol in 5 presenze). In più sembra il partner migliore per Rolando Bianchi. Non è certamente accompagnato dalla buona sorte tanto che nella finale di Brescia s’infortuna nuovamente ed è costretto ad abbandonare il campo dopo appena 20’.
 
D’AIELLO            compie il grande salto anche lui a gennaio. Dalla C2 col Gela, laddove a soli 23 anni e dopo tre stagioni e mezza indossa la fascia di capitano, al Torino. Difensore roccioso ma non ruvido, conquista nell’ultimo periodo la fiducia definitiva del mister dopo il positivo esordio contro il Modena. Si distingue per la sua duttilità giocando sia da centrale che spostato a destra, è protagonista nei play off soprattutto di un bel duello con l’esperto attaccante bresciano Caracciolo.
 

 
CHI SCENDE:
 
GASBARRONI               mezzapunta o esterno sinistro? Per tutta la stagione convive con entrambi i ruoli a seconda delle esigenze tattiche, risultando decisivo meno di quanto ci si attendesse per un calciatore del suo calibro. Eterno incompiuto, si mette in luce per qualche bel cross disegnato per la testa di Bianchi e due gol spettacolari, su punizione il primo nel 4-1 al Grosseto e con una splendida serpentina al Sassuolo il secondo. Gioca spesso ad intermittenza, spesso si specchia in se stesso ed eccede in dribbling inutili ed insensati come quello che in finale dà il via al vantaggio del Brescia ed alla resa granata.
 
SAUMEL             il centrocampista austriaco fatica a trovare spazio nell’undici base di Colantuono e non vede molto il terreno di gioco nemmeno quando sulla panchina granata si siede per poco più di un mese Mario Beretta. Più adatto a giocare in un centrocampo a tre piuttosto che in quello a quattro, viene dirottato a Brescia in cambio di Barusso nel mercato invernale.
 
PISANO           fa parte della folta schiera degli ex Palermo, uno degli affari conclusi con Foschi allora ds rosanero, e dei giocatori ormai “fuori rosa”. Dopo aver giocato più o meno stabilmente nel primo anno e mezzo in A, anche grazie alla sua duttilità che lo ha dirottato talvolta anche al centro della difesa, il terzino sinistro ha giocato appena quattro partite in B prima di essere ceduto al Bari laddove non ha avuto sorte migliore.
 
COLOMBO             un altro dei dissidenti d’inverno, andato via dopo i fattacci di dicembre. Dopo la prima stagione in maglia granata in serie A nella quale aveva dimostrato qualche lacuna soprattutto in fase difensiva ma anche tanta generosità, nel primo scorcio di questa stagione non si è confermato un giocatore sul quale puntare ed è stato inevitabile cederlo alla Triestina per la restante parte di stagione.
 
CALDERONI           anche per lui stessa sorte di Colombo: prima parte della stagione in granata, seconda tra i giuliani. Nella sua esperienza piemontese non convince mai appieno come vice Sereni e finisce per pagare psicologicamente lo stress da secondo commettendo errori imperdonabili come quello contro il Crotone nella fatidica partita di fine novembre.
 
PRATALI         inizia la stagione nel migliore dei modi siglando un gol alla seconda di campionato contro l’Empoli e ripetendosi due settimane dopo contro l’Albinoleffe, poi le solite incertezze personali diventano quelle dell’intero reparto e così finisce per perdere il posto (anche a causa di uno stiramento patito contro il Modena) e restare ai margini fino alla cessione al Siena durante il mercato invernale.
 
COPPOLA            il “Piranha” non aveva certo faticato ad entrare negli schemi di Colantuono e nei cuori dei tifosi per le sue caratteristiche da combattente alle quali, nelle prime uscite di campionato, aveva unito anche giocate di qualità tanto che per qualche partita (vedi Salerno) aveva giocato anche nella posizione di regista. Senonché un bruttissimo scontro con Amoroso nella partita Ascoli – Torino del 17 ottobre gli costava la frattura del malleolo peronale proprio nel momento migliore. Al rientro dopo cinque mesi di stop però è sembrato solo la sua pallida controfigura.
 
ZANETTI            mediano dai piedi ruvidi che fa parte ormai della vecchia guardia. Rimasto a Torino fino a gennaio prima di passare in prestito con diritto di riscatto della metà all’Atalanta (che non lo ha esercitato), disputa buona parte delle partite sui suoi standard abituali non fornendo un contributo importante alla manovra granata e distinguendosi per qualche entrata pericolosa e per piccole “pezze” qua e là. Ora, rientrato al Torino, è in attesa che il nuovo tecnico Lerda gli faccia  conoscere il suo destino.
 
DIANA             uno dei simboli del fallimento della stagione 2008-09. Ci si aspettava un riscatto in serie B se non altro per giustificare il suo lauto ingaggio ed invece incappa anche lui in prestazioni decisamente opache (fatta eccezione per alcune partite, vedi Salerno) e resta vittima, come gli altri suoi compagni ex Palermo degli strali dei tifosi e della conseguente “epurazione” che lo porta a disputare la seconda parte di stagione in Svizzera con il Bellinzona.
 
ARMA           sarebbe dovuto essere, nei piani di Foschi, la “sorpresa” in attacco: un attaccante alto e possente che avrebbe potuto sostituire Bianchi o anche giocare al fianco del bomber. Invece ha faticato a trovare spazio (e dopo averlo visto all’opera si è capito anche il perché): modesto nei fondamentali, ha fatto rimpiangere la partenza di Malonga che pure non aveva entusiasmato in granata. Ha segnato il suo unico gol negli ultimi minuti della stagione contro il Brescia dopo essersene fatto annullare un altro nella finale di andata in modo alquanto ingenuo.
 
VANTAGGIATO            giunto in granata ad agosto con ottime credenziali dopo le brillanti stagioni nel Rimini e una metà discreta nel Parma, non ha molte chances chiuso nel suo ruolo dai titolari Di Michele e Bianchi. Gioca qualche spezzone di partita nel quale dimostra di avere un tiro pronto ma piuttosto impreciso. Diviene ben presto insofferente ed intollerante alla panchina e a gennaio, quando potrebbe giocarsi le sue carte data la partenza di Di Michele, preferisce andare a Padova.
 
DI MICHELE           ovvero ciò che poteva essere e non è stato: dopo l’esilio forzato in Inghilterra (causa dissapori con De Biasi) della stagione precedente, gli viene concessa la possibilità di rifarsi con una squadra che, a detta di tutti, avrebbe dovuto ammazzare il campionato di serie B. Non dovendo più pestarsi i piedi con Rosina e responsabilizzato dalla fascia di capitano consegnatagli da Colantuono, ha infatti un avvio brillante: il Torino parte col vento in poppa e lui e Bianchi si trovano a meraviglia e si dividono i gol. Poi il nuovo black out, le solite bizze, i soliti dribbling inutili, le rinnovate incomprensioni coi tifosi, il nuovo esilio stavolta nel salento ed il finale che conosciamo.

(foto M.Dreosti)

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