Serie A e divieto di pubblicizzazione del betting: cosa dice il decreto Dignità

Serie A e divieto di pubblicizzazione del betting: cosa dice il decreto Dignità

Serie A / Il testo del decreto entrato in vigore nell’agosto 2018, che vieta ogni forma di pubblicità riguardante i giochi e le scommesse

di Nicolò Muggianu

La Serie A chiede la modifica parziale del decreto Dignità per risollevare le sorti economiche dei club che fanno parte del campionato nazionale. Una richiesta che la Lega presenterà ufficialmente al Governo nei prossimi giorni. Lo scopo dell’iniziativa avanzata dal massimo organo del calcio italiano è quello di limitare il più possibile i danni economici legati all’interruzione forzata del campionato in seguito all’emergenza Coronavirus. Ma cosa dice esattamente il decreto entrato in vigore nel 2018 riguardo la possibilità, da parte delle agenzie di scommesse, di acquistare spazi pubblicitari nel calcio?

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IL TESTO – Tre i punti salienti del decreto voluto e attuato dall’ex Ministro del Lavoro e dello sviluppo economico Luigi Di Maio. Il primo, in particolare, afferma: “È vietata ogni forma di pubblicità, sia diretta sia indiretta, riguardante i giochi oppure le scommesse che propongono premi in denaro che possa essere trasmessa tramite i mass media, Internet, le manifestazioni pubbliche o attraverso qualunque altro mezzo di comunicazione on-line e off-line“. Escluse dal provvedimento – in base alla DELIBERA N. 132/19/CONS 18 aprile 2019 – “le lotterie nazionali che prevedono delle estrazioni posticipate ed alcuni tipi di comunicazione meglio specificate nelle linee guide dell’Agcom“. Previste inoltre, per chi non rispetta le disposizioni del decreto, sanzioni amministrative-pecuniarie che “non possono essere inferiori a 50 mila euro per ogni violazione attuata dai trasgressori“. Tali sanzioni, si legge infine sul testo del decreto, saranno di competenza “dell’autorità indipendente AGCOM, l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni“.

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  1. CUORE GRANATA 44 - 2 settimane fa

    L’articolo,proseguimento sul tema di ieri in merito al quale mi è risultato impossibile postare,mette ancora una volta in evidenza come “I signori del calcio” vivano distanti anni luce dal “Paese reale”. Come possono fare richieste di intervento economico al Governo alle prese con ben altre priorità che verosimilmente porteranno tutti noi ad uno stile di vita diverso dall’attuale per fronteggiare l’aumento esponenziale del già ns.enorme debito pubblico?Tutelare gli emolumenti della privilegiata categoria dei calciatori,garantire fondi per la costruzione di nuove infrastutture a loro uso e consumo con pubblico denaro(italianissimo e collaudato modo di procedere),ripartire in modo più equo i diritti TV(ma sarebbe più facile per un cammello..).Capisco la tutela per tutti i lavoratori “normali” del “pianeta calcio”ma per il resto..E’auspicabile che il Governo rispedisca al mittente queste richieste surreali.In questo momento in cui ciascuno di noi,secondo disponibilità,è chiamato a fare la propria parte questi “Signori” battono cassa!A proposito “ad personam” ad oggi hanno fornito un loro contributo economico?Sarebbe interessante esserne edotti.Ma poi..temono di fallire?Beh..lascino perdere e vadano “tutti a casa”.Ritengo che nessuno ne sentirà la mancanza.FVCG!!

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