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Torino: Berenguer e Djidji sul banco degli imputati, ma serve equilibrio

Redazione Toro News

Focus on / Sono loro i due grandi bocciati del match contro il Lecce. Ma c'è un "ma": è giusto chiedere di essere leader a chi non ha un'inclinazione da trascinatore?

In partite come quelle tra Torino e Lecce, è facile trovare tra gli uomini di Mazzarri quanti e quali giocatori bocciare. Prima di puntare il dito però, è necessario porsi un paio di interrogativi: cosa è stato chiesto ai giocatori? E soprattutto: tali giocatori, erano in grado di garantire quanto chiesto? Per rispondere a queste domande occorre fare un passo indietro.

MERITOCRAZIA - Alla vigilia di Torino-Lecce, Mazzarri rispondeva piuttosto stizzito a chi, passando in rassegna tutto il potenziale offensivo del Torino, si dimenticava di Berenguer. "Forse non è uno di quei nomi che piace alla gente - aveva detto il tecnico granata -, ma è un giocatore importante e che è cresciuto molto". Dichiarazioni di stima che, sulla strada della meritocrazia tracciata lo scorso anno, erano il naturale antipasto per una maglia da titolare nella partita seguente. E così in effetti è stato: Berenguer in campo dal 1' contro il Lecce, nel ruolo di unico "numero 10" alle spalle di Belotti. Capita però che il Lecce non sia l'Atalanta ed il Torino nel primo tempo si trovi a fare la partita, e non a ripartire in contropiede. Una situazione che ha costretto Berenguer a portare palla, provare con costanza l'uno contro uno e indossare forzatamente i panni di unico "cervello offensivo" alle spalle di Belotti. Risultato? Sostituzione al 45'.

EQUILIBRIO - Una prestazione del genere però, non deve far emergere dubbi sul fatto che Berenguer sia un giocatore all'altezza del Torino. Perché questo lo spagnolo lo ha già dimostrato. Deve far riflettere, piuttosto, sui limiti caratteriali di un giocatore che non ha i guizzi da leader e che, in partite contro difese chiuse come contro il Lecce, non ha le qualità adatte per agire da unico rifinitore alle spalle di Belotti. Insomma: forse, con una spalla avrebbe fatto una figura diversa. Discorso valido anche per Djidji, già dimostratosi una pedina utile e di spessore nella scorsa stagione, ma che sfortunatamente non ha le doti tecniche e caratteriali per essere il leader della difesa del Torino. In parole povere: Djidji non è Nkoulou, ma è anche giusto che non lo sia. Entrambi si sono ritrovati così a ricoprire ruoli per i quali non sono (ancora?) tagliati, con l'inevitabile conseguenza di una prestazione non all'altezza. Ulteriori riflessioni spettano a Mazzarri, con la certezza che per nessuno dei due si tratterà di una bocciatura definitiva.