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Toro, la squadra non esulta più sotto la curva: si deteriora il rapporto con i tifosi

Nicolò Muggianu

Il punto / Divergenza di vedute tra tifosi e squadra: i giocatori non sentono più l'appoggio del proprio pubblico. E Belotti appoggia Sirigu: "I fischi ci fanno male"

Vittoria, tre punti e settimo posto in classifica. Dovrebbe essere una domenica di festa all'Olimpico Grande Torino, eppure sugli spalti si sente indistintamente ancora qualche mugugno. Un po' per un Toro non brillantissimo - parliamoci chiaro, se il Bologna avesse pareggiato non avrebbe rubato nulla - e un po' per i nervi tesi che da qualche mese hanno ormai incrinato il rapporto tra tifoseria e società, con Mazzarri e Cairo principali bersagli della contestazione.

LE PAROLE - A rimetterci di più però non sono stati né Cairo e né Mazzarri - che non si sono mossi dal loro posto - bensì i giocatori in campo, che da un mese a questa parte si trovano a giocare in un ambiente ostile. E così giocare tra quelle che dovrebbero essere 'mura amiche', per il Torino è diventato emotivamente più complicato che giocare in trasferta. A confermarlo le parole di Sirigu che, dopo il match di Coppa Italia contro il Genoa, ha espresso il suo parere senza usare mezzi termini: "Per noi è diventato difficile giocare in casa ed è giusto che i tifosi lo sappiano. Potevamo fare meglio e ce ne assumiamo le responsabilità, ma non va bene che si contesti a priori ed è quello che succede oggi. Abbiamo bisogno di tornare un tutt'uno con loro". Tesi avvalorata domenica pomeriggio anche da capitan Belotti, al termine di Torino-Bologna: "Ha ragione Sirigu - ha detto il Gallo a Sky - i fischi dei tifosi non ci fanno bene".

LA SCELTA - E dopo essersi domandati come i tifosi abbiano vissuto l'ultimo mese e mezzo, adesso è giunto il momento di chiedersi come lo abbiano vissuto i giocatori. Male, molto male. O almeno questo è quello che trapela dalle dichiarazioni rilasciate da due dei leader indiscussi dello spogliatoio granata. Qualcosa tra tifoseria e squadra sembra essersi rotto. A conferma della tesi, anche un altro piccolo dettaglio che non può passare inosservato: la mancata esultanza di squadra sotto la Maratona dopo la vittoria contro il Bologna. Soltanto qualche applauso isolato, ma nessuna corsa verso la curva da parte di Belotti e compagni per celebrare i tre punti. Un gesto che dalle parti dell'Olimpico, facendo mente locale, non si vede ormai da tempo. E se squadra e ambiente non faranno uno sforzo reciproco nel ricompattarsi, allora si correrà davvero il rischio che l'alchimia che si era creata lo scorso anno si rompa definitivamente.