Copenaghen-Torino: una prova di maturità nel cuore ecologico dell’Europa

La Guida al Granata in trasferta / L’Europa League, in una delle più belle città europee

di Redazione Toro News

Copenaghen, con le sue piste ciclabili, le aree pedonali e le basse emissioni è diventata ai nostri occhi un emblema di ecologia e di civiltà. Per noi che a Torino andiamo scoprendo solo in questi anni i centri pedonali e le piste ciclabili, l’idea che nella capitale danese il centro sia pedonale dal 1962 e che ci siano strade per sole biciclette ramificate in tutta la città sembra un miraggio. Stesso discorso per il riciclaggio dei rifiuti e l’impegno nel controllo delle emissioni. Ma non solo. Da quasi quindici anni un ponte collega la capitale danese a Malmö, in Svezia, attraversando 15 chilometri di mare Baltico. Un’opera ingegneristica formidabile e dall’alto valore simbolico.

Ma Copenaghen non è spuntata da un giorno all’altro. Benché piccola e un po’ decentrata – ovviamente rispetto al nostro modo di guardare la cartina europea – la città, sede universitaria dal 1479, ha visto affastellarsi nelle sue vie personaggi capitali per la storia occidentale: da Tycho Brahe – protagonista dell’astronomia moderna – a Niels Bohr, genio della fisica novecentesca, passando per lo scrittore di fiabe Hans Christian Andersen e per lo scultore Thorvaldsen (artista di grido a cavallo tra settecento e ottocento) senza dimenticare due mostri del cinema quali Dreyer e Lars Von Trier. Una carrellata brevissima, capace però di mostrarci come Copenaghen sia, in definitiva, tutt’altro che una folkloristica cittadina periferica avvinghiata ai limiti dell’Europa continentale; la capitale danese si rivela invece uno dei luoghi in cui la cultura europea si è alimentata e si è accresciuta.

Ci sarebbero ovviamente molti altri nomi da ricordare: ne citiamo uno, quello di Søren Kierkegaard, autore filosofico capace di conquistare un grande appeal in tutta Europa anteponendosi a Hegel e a tutta quella filosofia sentita come strettamente accademica. Divenuto una sorta di padre “spirituale” dell’esistenzialismo novecentesco, Kierkegaard è un autore centrale nelle riflessioni dei filosofi torinesi che animarono il dibattito contemporaneo: sia Pareyson che Vattimo – tanto per citarne due – non poterono esimersi dal confronto con questo gigante della filosofia.

Sarà importante, per il tifoso in trasferta che attraverserà il centro di Copenaghen, ricordare questa serie di personaggi che la animarono e che, in qualche misura, la modellarono in una città colta e all’avanguardia, dove alle piazzette dai mattoni scuri, così tipiche del Nord Europa, si alternano edifici dal design all’avanguardia. L’urbanistica di questa città non è quindi il risultato di un mix casuale tra moderno e antico, ma esprime il risultato di anni, se non secoli, di indagini e sperimentazioni, in un’atmosfera di curiosità e di ricerca. Un centro città capace di affascinarci, perché capace di mostrarci epoche passate, con i suoi canali e le sue barche attraccate vicino alle case più antiche, e nel contempo suggestionarci con un futuro ordinato ma non prevedibile nei suoi nuovi capolavori architettonici.

Questo mix tra antico e moderno coinvolge anche il calcio, e nella fattispecie la squadra di casa. Il Copenaghen, infatti, è sia una squadra di recente fondazione (nata il 1° luglio 1992, negli stessi giorni in cui il Torino pianificava la stagione che lo avrebbe visto trionfare in Coppa Italia) e sia il risultato dell’unione di due squadre più antiche (il KB, una delle più antiche squadre europee, fondata nel 1876, e il Boldklubben 1903). Nato con alle spalle una tradizione consolidata, l’avversario del Toro divide il tifo cittadino e nazionale con il Brøndby, altra squadra salita alla ribalta internazionale all’inizio degli anni ’90 e palestra per molti giocatori capaci di conquistare Euro 1992.

Il Copenaghen vinse il primo campionato nel 1992, al primo tentativo, l’ultimo nel 2012-13, collezionando in totale dieci titoli: un palmares che la vede al primo posto – in coabitazione con il Brøndby – per numero di campionati danesi vinti (si contano ovviamente quelli di Superliga, cioè il campionato danese istituito, nel 1991, al posto della vecchia “Prima divisione”). Nella sala dei trofei della squadra danese, però, non splendono solo coppe nazionali: il Copenaghen vanta anche due curiosi trofei. Per due volte su tre, infatti, la squadra della capitale è risultata vincitrice della Royal league, ovvero una competizione internazionale disputata tra il 2004 e il 2007 tra gli stati scandinavi (Svezia Norvegia e Danimarca). Giocato al termine della stagione regolamentare, solo dodici squadre gareggiavano per contenderselo (le prime quattro di ogni campionato). Un trofeo particolare, che ricorda un po’ alcune competizioni amichevoli dal sapore antico disputate anche in Italia, come la Coppa delle Alpi o il Torneo Anglo Italiano.

Cercando di tirare le somme potremmo dunque affermare a buon diritto che Copenaghen, a oggi, è uno dei laboratori europei in cui si sta sperimentano vivibilità e modernità, ecologia e tradizione: un palcoscenico importante per il Torino, l’ennesima prova di maturità nel cuore del continente.

 

 

 

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