Lo stopperone calvo

Lo stopperone calvo

Minuto 37 di Toro-Palermo. I rosanero, costretti da una classifica che definire deficitaria è poco, si trascinano stancamente verso la porta di Gillet. 

 

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Minuto 37 di Toro-Palermo. I rosanero, costretti da una classifica che definire deficitaria è poco, si trascinano stancamente verso la porta di Gillet. 

 

QUEL BINARIO DARMIAN-CARCESCO Poi un lampo: Alessio Cerci, l’uomo attualmente più in forma della banda Ventura, prende palla a pochi passi dal limite dell’area di rigore sotto la Maratona e … via! Il fantasista di Valmontone dalla sua metacampo s’invola deciso sulla fascia destra. Al suo fianco si materializza dal nulla una delle rivelazioni granata della stagione: Matteo Darmian. I due sembrano voler scardinare la retroguardia degli ospiti. Come velocisti che si preparano alla lunga volata prima d’imboccare il rettilineo finale Cerci e Darmian sfrecciano l’uno a fianco dell’altro. Ragazzi, come corrono bene sul loro binario preferito! Arrivati al limite dell’area si scambiano il pallone e si accentrano: c’è Barreto nell’area piccola, dovrebbe essere lui a concretizzare un’azione così bella e invece … mia, tua, di nessuno! Storia di una possibile palla-gol abortita. C’è chi parla di semplice sfortuna. Chi invoca la mancanza di determinazione sotto porta. Difficile dirlo: ma in un Olimpico soleggiato come se fosse già arrivata primavera sboccia l’intesa ormai collaudata fra l’ex Primavera del Milan e il possibile erede di Bruno Conti alla Roma.

 

LUNGA VITA AL PELADO! – Non sappiamo se la calvizie per Guillermo Rodriguez sia una scelta o una necessità. Sappiamo però che il suo modo di interpretare il ruolo di centrale di difesa, un po’ alla volta, sta conquistando tutti. Gianluca Petrachi, nel silenzio assordante dei media durante la scorsa estate, lo ha prelevato dal retrocesso Cesena. A una manciata di giornate dal termine di questo torneo, e considerando la possibile partenza per altri lidi di Angelo Ogbonna, questo non è stato soltanto un buon acquisto: è stata una mossa geniale! Nello zero a zero poco spettacolare ma intensamente combattuto di domenica scorsa il buon Rodriguez ha sciorinato il meglio di sè con una naturalezza che ha dell’incredibile. Sembrava baciato dalla suerte, El Pelado! Senso della posizione, tocco di palla, contrasti vinti in quantità industriale, mai un fallo, addirittura una decina di passaggi mai banali ai compagni del centrocampo. Al suo fianco Camillone Glik dev’essersi addirittura divertito a distribuire ai vari Boselli, Miccoli e Dybala pillole della sua prorompente fisicità. Insomma, una prestazione da otto pieno che fa ben sperare per il futuro del ragazzo di Montevideo, Uruguay in maglia granata.

 

PEÑAROL O PINEROLO – C’è chi li chiama Carboneros, per via della divisa, giallonera, che era la stessa dei ferrovieri – detti appunto carboneros per il fumo nerastro eternamente stampato sui loro volti – dell’Uruguay alla fine del XIX secolo. Giocatori e tifosi del Peñarol, club in cui giocò anche il Pelado Rodriguez, sono in realtà legati indissolubilmente a Pinerolo. C’era infatti un quartiere periferico di Montevideo, capitale dello stato sudamericano, dove si stabilirono attorno al 1850 alcune famiglie provenienti da questa cittadina della provincia di Torino. In quel caratteristico idioma ispano-italico Pinerolo diventò ben presto Peñarol. Lì si stabilirono negli anni successivi molti Carboneros e, il 28 settembre del 1891, un nutrito gruppo di loro (per la cronaca 72 inglesi, 45 uruguaiani e 1 tedesco) fondarono il Central Uruguay Railway Cricket Club. La febbre per lo sport di squadra più in voga nelle nazioni vicine come il Brasile e l’Argentina non tardò a diffondersi anche qui. Che divisa sociale indossare per la gare di pallone? Bastò guardare nei rispettivi guardaroba: utilizzata nelle lunghe e faticose giornate di lavoro, quella divisa gialla e nera piacque immediatamente. Fu adottata subito quella a strisce verticali. Il Peñarol la usa ancora oggi e per me è una delle più belle al mondo, non fosse altro che per quelle 11 stelle gialle che sovrastano le righe verticali. Nel 2007 il Peñarol è stato qui a Torino per giocare la partita celebrativa dei 100 anni granata. Poi giocatori e dirigenti si son recati a Pinerolo a scoprire le loro origini. Una maglia, uno stemma, interi fiumi di passione: chissà quanti di quei Carboneros che fondarono il club più di un secolo fa si aggrapperanno alla loro cara locomotiva per recarsi a tifare Peñarol nell’aldilà?

 

Renato Tubère

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