Quando il Toro di Junior regolò la Lazio

Quando il Toro di Junior regolò la Lazio

Sabato 9 Marzo 2013, ore 6:40.

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Sabato 9 Marzo 2013, ore 6:40.

‘Papà giù!’. Segue un grugnito da parte mia!

‘Mamma giù!’. Segue un doppio grugnito da parte mia e di mia moglie!

‘Dai tutti giù!’. Solo a me è capitato un bambino che a tre anni da compiere si sveglia ogni mattina, festivi e prefestivi compresi, prestissimo?

‘Va bene Leon ci si alza tutti’, rispondo non troppo convinto.

Prendo per mano il piccolo tiranno e scendo con lui in cucina.

‘Facciamo colazione tutti insieme?’, domando. ‘Si papà’, è la risposta.

Io e mia moglie iniziamo quindi a preparare la colazione.

‘I cartoni papà!’, ordina il padrone di casa. Accendo quindi il televisore alla ricerca dei suoi cartoni animati preferiti, ma distrattamente ascolto una voce familiare tornare dal passato, è quella di Paolo Valenti.

Rai Sport 2 sta trasmettendo un vecchio ”90° minuto”, mi accorgo subito che si tratta degli anni ottanta, occhio e croce il periodo va dal 1983 in poi.

‘La linea va ora a Marcello Giannini a Firenze per Fiorentina – Avellino’, è sempre Valenti a parlare.

Le immagini mi trasportano agli anni della mia giovinezza, ad un certo punto vedo Paolino Pulici in maglia viola, ‘1984-1985’ dichiaro senza dubbio, mentre mia moglie mi guarda come se fossi un pazzo. Cerco quindi di spiegargli che quello fu l’ultimo campionato che Puliciclone giocò e lo dedussi dal fatto che con i viola giocasse il capitano della nazionale brasiliana Socrates.

 

Al termine del servizio della partita Paolo Valenti riprende la linea per girarla a Torino a Cesare Castellotti, ‘Ci colleghiamo ora con Torino, dove i granata hanno avuto la meglio sulla Lazio per 1 a 0!’

Un tuffo al cuore.

In un baleno prendo Leon in braccio, me lo siedo sulle ginocchia e cerco di spiegargli che quel pomeriggio del 21 ottobre 1984 io ero lì in Maratona con il nonno. Stavo per compiere, da lì a poco 18 anni, lavoravo già da più di un anno e la mia ragione di vita era il TORO!

Le immagini scorrono sullo schermo, si vede la Maratona gremita come solo negli anni ottanta poteva essere, si vedono le squadre entrare in campo, il Toro con la maglia sponsorizzata Sweda e griffata Adidas, e quello splendido stemma col toro rampante stilizzato che un paio di mesi fa il Guerin Sportivo ha giudicato il più bello di tutta la storia del calcio.

Quella fu una delle tante partite sfortunate per il Toro, un assedio durato novanta minuti, con pali colpiti e miracoli assortiti del portiere avversario. Ricordo che all’inizio del secondo tempo la Lazio entrò in campo, su ordine dell’allenatore argentino Lorenzo, quasi 10 minuti dopo i granata, nel tentativo di indispettire gli avversari.

A pochi minuti dalla fine, il Toro riuscì a portare a casa i due punti grazie ad un rigore realizzato da Leo Junior, ebbene sì, a quei tempi riuscivamo anche a vincere su rigore.

 

Quello fu l’anno dello scudetto vinto dal Verona, in cui noi giungemmo secondi. Fu tra l’altro l’unico campionato in cui fu adottato il sorteggio integrale per le designazioni arbitrali, il risultato fu che due outsider occuparono i primi due posti della classifica.

Ho iniziato quindi a raccontare a mio figlio che tre settimane dopo quella partita il Toro regolò in casa il Milan per due a zero grazie ad un gol di Walter Schachner e ad un magia su punizione di Leo Junior, ed il suo papà era lì, in Maratona, come sempre!

Due giorni dopo mi attendeva la visita di leva in Corso Unione Sovietica. Partimmo all’alba io ed i miei coscritti di Mathi. Al termine della visita in compagnia del mio amico delle elementari e delle medie Roberto, corremmo al Filadelfia. Purtroppo quando arrivammo al Fila l’allenamento era finito, ma riuscimmo ad incontrare alcuni giocatori del Toro, ricordo perfettamente che la successiva partita in programma era il derby, feci violenza alla mia timidezza e chiesi a Zaccarelli e a Leo Junior di farmi un regalo doppio, battere i gobbi in concomitanza del compimento dei miei 18 anni, che sarebbe avvenuto il giorno seguente al derby.

Furono di parola. I gobbi nonostante fossero passati in vantaggio dopo 15 minuti col solito odioso francese che oggi è presidente dell’Uefa, crollarono alla distanza, raggiunti prima, ad inizio ripresa, da Francini e superati all’ultimo respiro dalla testata di Serena su angolo dell’immenso Leo!

I miei 18 anni furono, inutile dirlo, straordinari, nonostante li abbia passati in fabbrica dalle otto di mattina alle dieci di sera. Ricordo che portai i pasticcini al lavoro e dissi ai colleghi gobbi che li avevano preparati appositamente per loro Serena e Leovigildo Lins de Gama, detto Junior.

La settimana dopo fummo sconfitti in casa dal Verona. In realtà quel giorno perdemmo lo scudetto, si trattò di una delle partite più sfortunate della storia del Toro, al pari della finale di Amsterdam, ma non potrò mai dimenticare l’ovazione con cui accompagnammo i nostri giocatori al rientro negli spogliatoi a fine partita. Credo che quella fu una delle più grandi dichiarazioni d’amore che la Maratona abbia mai tributato ai giocatori granata.

 

In quel periodo un mio conoscente, gobbo fino al midollo, ebbe un figlio che chiamò Michel, in onore del francese. Quel giorno dichiarai orgogliosamente che se mai avessi avuto un figlio un giorno lo avrei chiamato Leo. Sono passati più di 25 anni da quel periodo, ma quando nel Marzo del 2010 ho avuto l’onore di diventare padre, ho aggiunto solo una consonante a quella mia solenne promessa!

 

Mio piccolo Leon, ringrazio questa tua insonnia mattutina, grazie alla quale sabato mattina ho potuto tornare indietro nel tempo e ricordare un Toro vero e di cui essere orgogliosi. Speriamo tra l’altro, che il risultato di quel lontano 21 ottobre 1984, sia di buon auspicio per domenica prossima.

 

Ecco la formazione granata di quell’incontro: Martina, Danova, Francini, Galbiati, Junior, Ferri (al 71’ Comi), Zaccarelli, Sclosa, Schachner, Dossena, Serena. A disp.: Biasi, Beruatto, Pileggi, Caso. All.: Radice.

 

Beppe Pagliano

Twitter @beppepagliano

 

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