Toro, 27 anni dopo ancora luci a San Siro

Toro, 27 anni dopo ancora luci a San Siro

Le Saldature / La rubrica del nostro Beppe Pagliano, che oggi ci racconta di una partita non vista, ma anche per questo ancora più sofferta

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Ricordo come fosse ieri il giorno di San Valentino del 1988, il Toro affrontava l’Inter a San Siro, ed io appena più che ventenne ero alle prese con un turno domenicale lavorativo. A quei tempi le partite le si poteva vedere esclusivamente allo stadio oppure seguirle incollati alla radio, motivo per cui ogni domenica lavorativa lontana dallo stadio era accompagnata dalla fida radiolina. Ho ancora presente quanto quel pomeriggio lavorativo fu impegnativo, motivo per cui non mi fu possibile seguire lo svolgersi dell’incontro, ma grazie ai colleghi granata riuscimmo ad organizzarci con una sorta di tam tam, in modo da avere notizie su come andassero le cose.

Le cose andarono benissimo, il Toro dopo 13 minuti passò in vantaggio grazie ad un calcio di rigore realizzato da Cravero e difese il risultato fino al termine dell’incontro, era quello il Toro dei vari Polster, Bergreen, Gritti, Crippa, Ferri ed Ezio Rossi. Di quella vittoria ricordo l’ansia che mi accompagnò fino a quando una voce amica mi informò che il Toro allenato da Radice aveva espugnato la Milano nerazzurra!

Domenica scorsa a distanza di ventisette anni da quell’ultimo successo a San Siro mi trovavo a Parigi impegnato ad una fiera legata all’attività lavorativa di mia moglie.

Da notare che quando ho deciso di accompagnare la mia consorte in terra francese la partita contro l’Inter era programmata per sabato pomeriggio, quindi avendo programmato la partenza per domenica mattina, potevo tranquillamente seguire l’incontro in televisione, poi la lega calcio ha deciso di spostare l’orario  alla domenica pomeriggio infischiandosene del sottoscritto; morale della favola, domenica pomeriggio mi trovavo a Parigi senza wi-fi e senza connessione internet, completamente all’oscuro di quanto stava accadendo a Milano.

Verso le 14 mia moglie mi ha domandato se ero dispiaciuto dal fatto di non poter assistere alla partita, la mia risposta è stata: ‘Assolutamente no, così evito di stare male!’.  In realtà stavo pensando che dopo un’ intera mattinata passata a guardare fiori, piante e vasi avrei voluto assolutamente essere là, dove mi porta il Toro!

Ore 15:00, provo ancora a collegarmi a qualche wi-fi, niente di niente, potrei usare il 3G, ma mi verrebbe prosciugato il credito, quindi rinuncio.

Ore 15:45, il primo tempo è sicuramente finito, vorrei chiamare mio padre per sapere il risultato, ma mi impongo di resistere, tanto lo so che oggi sarà come tutte le altre volte, alla fine perderemo….

Ore 16:15, davanti ad uno stand olandese sento mia moglie affermare: ‘Ma guarda che meraviglia’, il mio sguardo assente e perso nel vuoto credo sia stato tutto un programma!

Ore 16:30, i minuti stanno diventando eterni, quando improvvisamente come un assetato in mezzo al deserto credo di intravedere la mia salvezza: un televisore trasmette una partita del campionato francese, mi avvicino al nugolo di uomini intenti a guardare Lione – Metz e stupidamente domando se qualcuno di loro ha notizie sull’unica partita per cui valga la pena sapere il risultato, vale a dire Inter-Toro, gli sguardi schifati dei transalpini mi fanno capire quanto il nostro campionato abbia perso l’antico appeal.

Non mi rimane che cercare un italiano che sappia qualcosa di calcio, ma la mia ricerca è vana!

Ore 16:45. ‘Senti Beppe cosa ne diresti di mettere quello in negozio?’. Indovinate chi può avermi rivolto una domanda simile in un momento così delicato della mia esistenza?

Devo purtroppo ammettere che la mia risposta non è stata particolarmente oxfordiana e la meravigliosa rompiballe che me l’ha formulata si è leggermente risentita!

Ore 16:50, cerco di convincermi che a 48 anni compiuti uno non può soffrire così per una squadra di calcio, ma intanto ho il telefono in mano ed aspetto che mio padre, come promesso, mi chiami per darmi il risultato finale!

Ore16:55, ancora niente, immagino una nostra sonora sconfitta e mio padre incazzato nero che si rifiuta di darmi notizie, nel frattempo anche i secondi sono interminabili.

Ore 16:56, finalmente il telefono squilla, la mia risposta cerca di essere equilibrata e distaccata ed è di questo tipo: ‘Ciao come va?’, ma una voce euforica in stretto dialetto piemontese mi regala un tuffo al cuore dichiarando forte e chiaro le seguenti parole: ‘Al 94′! Moretti! Abbiamo vinto!’.

Non so ancora quale sia stato il risultato finale, ma quelle parole: ‘Abbiamo vinto al 94” fanno si che lanci un urlo di battaglia alla presenza di centinaia di persone che mi guardano come fossi un pazzo e che allertano pure la sicurezza francese ancora sul chi va là dopo i recenti terribili avvenimenti!

Arrivato in albergo per prima cosa afferro il telecomando e mi sintonizzo sui programmi Rai proprio mentre novantesimo minuto trasmette il servizio sulla partita del Toro e come un bambino felice esulto nel vedere Moretti inzuccare il pallone che ci regala questa storica vittoria!

Ma io mi domando, i nostri giocatori dovevano proprio aspettare che io attraversassi le Alpi affinché trovassero il modo di battere una big? Seconda considerazione: se può servire allo scopo posso anche organizzare un viaggio in Antartide  quando sarà in programma il derby di ritorno!

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