Toro: la grande bellezza

Toro: la grande bellezza

Saldature / La rubrica di Beppe Pagliano

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Mercoledì sera ho bucato l’appuntamento con le Saldature, purtroppo gli impegni lavorativi non mi avevano permesso di sedermi a scrivere di Toro.
Le tre sconfitte consecutive maturate con Udinese, Zenit e Lazio non avevano certo influito positivamente sul mio morale di tifoso, ma in tutti i modi cercavo di liberarmi da qualsiasi impegno per il pomeriggio di giovedì 19 marzo.

E così è stato alle 17, uscito dal lavoro sono partito alla volta dello Stadio Comunale in compagnia di amici e colleghi granata di tutta una vita, nonostante un peso sul cuore; essendo il giorno della festa del papà non potevo ricevere dalle mani di mio figlio il regalo che mi aveva preparato all’asilo, ma sono sicuro che crescendo capirà e mi perdonerà!

Quello che è successo giovedì sera è stato per me un ritorno al passato, lo stare insieme, il condividere la stessa passione, l’assaporare il sapore del pane, del salame, della tòma e del vino consumato sul cofano della macchina prima di entrare allo stadio, l’avvicinarsi al Comunale sentendo crescere quell’ansia dentro, dimenticando in un attimo tutte quelle volte che in questi anni sono andato allo stadio solo e senza entusiasmo.

E poi tutto ad un tratto siamo tornati agli anni ’80, i miei capelli brizzolati sono tornati lunghi e castani, accanto a me decine di amici e conoscenti, in campo un Toro con attributi e l’avversario poteva essere il Nantes, il Raba Eto, il Tirol, il Beveren, il Panathinaikos, ma il quel momento il cerchio si è chiuso, siamo tornati là dove la Storia ci impone di essere, lì in Europa a giocarci un posto al sole.

A riportarmi alla realtà è stato Ettore che si è materializzato davanti ai miei occhi mentre le squadre stavano svolgendo il riscaldamento.
Ettore è un ragazzo poco più che ventenne col quale quotidianamente parlo di Toro al lavoro, ed al quale regalo aneddoti e racconti di quello che è stato il nostro Toro, i suoi occhi mi hanno fatto tornare alla realtà. Per oltre la metà dei 26.000 tifosi granata quella di ieri sera era la prima volta agli ottavi di finale di una competizione europea.

E’ stato bello stare tutti insieme, è stato bello tifare Toro con una passione ritrovata, è stato bello vincere sul campo, è stato bello notare come una società ricchissima ed arrogante, come solo i russi arricchiti sanno essere, sia stata aiutata scientificamente da una terna arbitrale prevenuta, è stato bello urlare come un pazzo per sei minuti interi durante il recupero sperando che il miracolo si avverasse, ma in fondo il miracolo si è avverato, anzi si era già avverato, perché solo un miracolo può far sì che una squadra con soli tre centrocampisti in rosa può giocare alla pari contro una formazione decisamente più quotata.

Ieri sera è stata davvero la Grande Bellezza dell’essere granata, il riuscire ad essere orgogliosi di quello che si è, il riuscire a rendere una squadra di professionisti dei veri cuori granata.

Ma da stasera in poi cosa succederà…..?
Chi ha in mano la società vorrà una volta per tutte capire che Noi siamo un investimento vincente?
Vorrà capire che Noi sappiamo dare molto di più di quello che riceviamo?
Vorrà capire che se i giocatori da Toro e del Toro rimangono qui tutto l’ambiente ne può giovare?
Vorrà capire che a noi delle coppe vinte possiamo anche farne a meno (sebbene non sarebbe male vincere di tanto in tanto), ma quello che vogliamo è tifare per un Toro degno di questo nome.
Vorrà capire che il Toro non è una azienda, perché qui c’è Storia, Passione, Fede, Memoria, Dignità e voglia di continuare a donare alle generazioni che verranno questo nostro amore verso il colore granata che altri prima di noi ci hanno donato….
Caro Presidente se davvero ieri sera si è commosso guardandoci, non ci faccia piangere questa estate in sede di calciomercato!

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