Filadelfia, dall’abbattimento alla rinascita: i ritardi, la marcia, l’arrivo di Salvadori

Filadelfia, dall’abbattimento alla rinascita: i ritardi, la marcia, l’arrivo di Salvadori

La rinascita del Fila / Gli ultimi 20 anni del tempio granata, passo dopo passo

Quando ormai è scattato il countdown per l’inaugurazione del Filadelfia, che avverrà per il pubblico il 25 maggio, ripercorriamo gli ultimi 20 anni di (triste) storia del leggendario impianto. Dall’abbattimento alla rinascita, il travagliato percorso verso il “ritorno a casa del Torino”, al Filadelfia.


 

Il 15 febbraio 2013 si tiene una riunione, davanti alla Commissione Sport e Cultura del Consiglio Comunale, tra il presidente Luca Cassiani e la Fondazione Filadelfia, rappresentata dal presidente Chiabrera accompagnato dai membri del CdA. In quella sede, Cassiani apre una missiva del sindaco Piero Fassino e la legge: “La Citta’ di Torino stanziera’ 3,5 mln di euro per la ricostruzione dello stadio Filadelfia”. Un rinnovato manifesto di intenti su qualcosa che era già stato promesso circa un anno prima quando, in concomitanza con la promozione in Serie A del Torino, il primo cittadino affermò che “Lo straordinario successo e ritorno in serie A della squadra granata deve dare una spinta in più alla costruzione del Filadelfia come campo sportivo per gli allenamenti e per le attività del Torino. La Città ha stanziato 3 milioni e mezzo di euro per la sua ricostruzione ed è nostro interesse che il progetto vada in porto”. Il sindaco confermò anche l’impegno finanziario di 3 milioni e 500 mila euro, di cui a bilancio uno e mezzo sul 2012 e due sul 2013. Il 2012, però, era passato senza che la Fondazione ricevesse alcunchè.

fassino
Piero Fassino, sindaco di Torino

Ma perchè il primo milione promesso dalla Città per il 2012 fu spostato sul bilancio 2013? La “Fondazione Filadelfia non ha presentato il piano finanziario del progetto per il nuovo stadio”, si giustificarono dal comune, presentando un chiaro messaggio: per darvi dei soldi, vogliamo prima capire come saranno spesi. Sul tema ci furono versioni discordanti, nonostante i protagonisti fossero da una parte il Comune e dall’altra la Fondazione di sua diretta emanazione. “Da un mese avevamo presentato una interpellanza per chiedere dove fosse finito il milione del Fila. Hanno tergiversato per un mese e poi si sono presentati con una scusa insostenibile per nascondere il mancato versamento di una cifra che non è nemmeno loro, ma viene dai milioni incassati negli anni dalla Città per le speculazioni sull’area”, le parole degli allora consiglieri a Cinque Stelle, Chiara Appendino e Vittorio Bertola.

Il popolo granata, allora, dimostra ancora di avere la forza di lottare: il 19 maggio 2013, quindicimila tifosi sfilano per le vie della città per manifestare protesta pacifica contro i ritardi burocratici. Furono esposti striscioni che ricordavano le varie tappe della vita dello stadio: “1926 la fondazione, 1942-49 la gloria, 1963 l’ultima partita, 1997 la demolizione, 2013 la vergogna”, dal corteo di persone partito da piazza Solferino, sede del Bar dove fu fondato il Toro nel 1906, ai ruderi del Filadelfia, il campo storico che attendeva ancora di assurgere a nuovo splendore.

Il 25 luglio, Luigi Chiabrera – ma la notizia era già nell’aria – si dimette da Presidente della Fondazione. Pochi giorni dopo, Fassino nomina Giuseppe Zunino al suo posto, ex manager Fiat riciclatosi in attività pubbliche. La sua provenienza dall’azienda che per bocca di Umberto Agnelli  chiedeva a gran voce l’esistenza di una sola squadra in città, naturalmente a suo avviso la Juventus, nonchè l’esistenza di alcuni precedenti penali a suo carico, fanno storcere la bocca a molti tifosi granata, che imbufaliti iniziano a raccogliere petizioni su internet e non. Di lì a poco, lo stesso Zunino farà un passo indietro: via, dunque, al “casting” per il nuovo presidente in seno al Comune: detenendo la quasi totalità delle quote della Fondazione, il consigliere del CdA che rappresenta il Comune diventa automaticamente il presidente.

Salvadori

Il bando scade il 5 dicembre 2013: tra le candidature spiccano quelle di Giuseppe Sbriglio, ex Assessore allo Sport già primo presidente della Fondazione, di Massimiliano Bonino, commercialista torinese, e Cesare Salvadori, ingegnere chimico di nota fede granata: classe 1941, uomo di sport – ex schermidore di gran livello, vinse un oro olimpico nella sciabola a squadre a Monaco 1972; diventò poi manager di alto profilo in enti privati e pubblici, sebbene non attinenti al calcio. E’ la sua proposta a convincere fin da subito la Giunta e la Fondazione, tra tutte.

Si arriva a una data storica per il Filadelfia, il 17 dicembre 2013: la Fondazione ratifica la nomina di Cesare Salvadori quale nuovo presidente, trovando un nuovo numero uno di alto profilo dopo mesi di vacanza della carica. In Comune, nello stesso giorno, si attuano due delibere importanti: una per l’approvazione dello studio di fattibilità per la ricostruzione dello stadio del Grande Torino, che per la sua parte sportiva vale 8 milioni di euro, e consente di avviare le attività operative per la ricostruzione. La seconda delibera stanzia 3,5 milioni di euro a favore della Fondazione Stadio Filadelfia, di cui la prima rata arriva subito nelle casse della Fondazione. Adesso si può sognare davvero: i primi passi per la rinascita del Fila sono realizzati.

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