Poco movimento, il Toro è fermo: davanti il solo talento non basta

Poco movimento, il Toro è fermo: davanti il solo talento non basta

L’analisi / Granata troppo statici in fase d’attacco, con la maggior parte dei giocatori pronti solo a ricevere il pallone tra i piedi: così si è fatto il gioco del Crotone

La palla vaga tra i piedi di Moretti e N’Koulou, il Crotone si rintana – compatto e preciso – nel suo ordinato 4-4-2, e lo spazio latita: una scena che nella sfida del Torino allo Scida contro i pitagorici si è ripetuta sino alla nausea, con i granata incapaci, per larghi tratti della partita, di dare fluidità e continuità alla manovra.

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La lacuna che subito salta all’occhio è l’assenza di movimento da parte di tutta la fase offensiva: Baselli e Rincon, statici e stretti all’altezza della mediana, hanno schermato involontariamente Ljajic e Sadiq agli occhi dei centrali, permettendo ai due centrocampisti avversari di controllare ben quattro linee di passaggio senza colpo ferire. La staticità di tutti gli avanti ha semplificato di gran lunga il lavoro della difesa, che ha dovuto occuparsi così di controllare l’uomo in possesso per neutralizzare l’attacco granata.

È innegabile la qualità che il gruppo di Mihajlovic può mettere negli ultimi 30 metri di campo, sicuramente tra le prime del campionato – mettendo da parte l’infortunio di Belotti. Questo potenziale, però, va sfruttato al meglio, perché nessuno può essere in grado, ricevendo il pallone sui piedi, di spaccare la partita ogni domenica. Ci ha provato Ljajic, l’ha fatto – ben più raramente – anche Niang, ma senza trovare continuità: la sensazione è che i collegamenti che funzionano meglio (come quello tra lo stesso serbo e Iago Falque, l’asse che ha deciso Benevento-Torino) siano basati più sull’intesa individuale ed empirica tra compagni che ormai si conoscono da tempo che su tracce studiate in allenamento; meccanismi in cui il franco-senegalese e men che meno Sadiq possono ancora inserirsi.

FC Crotone v Torino FC - Serie A

Il Torino, insomma, deve trovare il modo di innescare il proprio potenziale, senza dipendere dalla singola giocata in grado di cambiare volto al match. A Moretti e N’Koulou, ma anche a Baselli, Rincon, De Silvestri e Molinaro (con questi ultimi due che si sono comunque lasciati intimorire dalla pressione avversaria, senza essere in grado di creare superiorità numerica sulle fasce) vanno date opzioni e suggerimenti, situazioni in grado di mettere in difficoltà una squadra che sull’attenzione e sulla grinta si gioca una seconda salvezza. Ma il discorso, ora che arrivano le grandi, non cambia, anzi: le soluzioni andranno trovate ancora con maggiore urgenza.

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