Un Toro da Serie A

di Guido Regis *

Giro di boa ed il Toro si trova in zona play off con sei punti in più rispetto all’anno scorso. Molti non ci avrebbero scommesso nemmeno un euro a metà settembre quando si parlava di lotta per non retrocedere, per quanto i segni ed i segnali fossero abbastanza chiari.
Il modulo Lerda ora è stato digerito dai ragazzi della prima squadra a tal punto che l’allenatore si…

di Guido Regis

di Guido Regis *

Giro di boa ed il Toro si trova in zona play off con sei punti in più rispetto all’anno scorso. Molti non ci avrebbero scommesso nemmeno un euro a metà settembre quando si parlava di lotta per non retrocedere, per quanto i segni ed i segnali fossero abbastanza chiari.
Il modulo Lerda ora è stato digerito dai ragazzi della prima squadra a tal punto che l’allenatore si può permettere di insistere anche dopo il ritorno di Bianchi su elementi che onestamente continuano a non dimostrare nulla di trascendentale come Belingheri, o di fare a meno di giocatori importanti come D’Ambrosio riproponendo un difensore con scarse attitudini offensive come Rivalta, di lasciare in panca Obodo e Gasbarroni ed in tribuna Scaglia, unici laterali ad aver fornito al nostro bomber gli assist più ghiotti dalla fascia quando sono stati impiegati.
Pur da estimatore di Lerda e Destro, come penso di aver dimostrato in questi mesi, faccio difficoltà a comprendere queste scelte, se non dettate da una eventuale condizione atletica non ottimale che ovviamente non sono in grado di valutare.
Nel contempo non posso non notare che se una squadra, per quanto privata di quattro o cinque dei suoi elementi migliori, se inseriamo tra questi anche Iunco, riesce a tenere discretamente il campo, imponendo il suo gioco, pareggiando più per sfiga che per altro, in casa di una squadra in forma come il Padova, su un campo inespugnato, il segnale è più che positivo. La storia di Lerda inoltre insegna che le sue squadre danno il meglio da gennaio in avanti e se tanto mi da tanto il girone di ritorno potrebbe consentire al Toro di fare un bottino di punti anche superiore a quello della scorsa sciagurata stagione. In sostanza io sono tra coloro che non vedono necessità particolari di mercato per raggiungere la A, magari anche diretta.
Ma tutto questo discorso sarebbe valido se non parlassimo del Torino e soprattutto del Toro di Cairo, con la sua storia recente. Sarebbe valido se fosse il primo anno di serie B, se non fossero trascorsi i cinque anni nel modo che conosciamo, se non fosse l’anno immediatamente successivo alla estinzione delle ipoteche per il Filadelfia, se non fosse l’anno in cui l’Olimpico diverrà lo stadio esclusivamente del Toro, se non fosse il 150° della Unità d’Italia e Torino non dovesse celebrare degnamente l’unica vera squadra leggendaria entrata nel cuore di tutti gli Italiani.
Il “progetto” tanto annunciato e che ora sembra finalmente abbozzato deve assumere una solida accelerata. Tutto quanto deve essere realizzato di strutturale oltre alla prima squadra è stato già detto, ripetuto ed il Torino FC non deve fare altro che accompagnare, sostenere e affiancare quanto molti tifosi di ogni categoria stanno già costruendo nelle varie sedi istituzionali e non, da anni.
Ma sulla prima squadra il tifoso e le istituzioni nulla possono; ogni cosa è in mano alla società, al suo Presidente.
Ed allora non è immaginabile che si metta in dubbio la permanenza di Ogbonna anche a fronte di eventuali “proposte indecenti”. Un Toro che punti alla A ma soprattutto che pensi poi di avere una solida base per poterla percorrere la stagione successiva, deve mantenere innanzi tutto quei pochi elementi di garanzia anche per la massima serie. Servono per raggiungerla e servono per la continuità una volta raggiunta. Non è immaginabile procedere ancora con una navigazione a vista che non guardi oltre l’orizzonte dei prossimi cinque mesi.
Onestamente non credo sia fondamentale acquistare giocatori nel mese di gennaio, che se vengono lasciati andare dalle società in cui militano, evidentemente non rappresentano una garanzia di qualità, a meno che non si produca lo sforzo economico per acquisire giovani talenti che vengono ceduti per fare cassa da squadre con aspirazioni nettamente e giustamente inferiori al Torino, vedi il Magnanelli del Sassuolo o il Masucci. Non sono nemmeno così convinto che sia necessaria una punta in sostituzione di Bianchi. Pellicori non è un fulmine di guerra ma ha dimostrato di saper essere la copia, certamente molto meno brillante ma comunque efficace, del nostro capitano. Non dimentichiamo che nonostante la lunga assenza di Rolando, il Toro ha proseguito ugualmente nella sua serie positiva di risultati dimostrando di saper segnare e vincere.
Non ci servono i Corvia in sostanza, mentre penso possa essere molto più intelligente un eventuale ritorno di Malonga. Se il Toro deve fare acquisti a Gennaio deve indirizzare le sue attenzioni verso  uno, massimo due elementi di sicura qualità, in grado di essere un vero valore aggiunto, altrimenti tanto vale restare così come si è. Perché la cosa che ha maggiore importanza è quella di non snaturare l’attuale assetto di squadra e di non privarla del capitano e del suo vice, di affinare ulteriormente i meccanismi di gioco Lerdiani con questo gruppo e soprattutto di recuperare e valorizzare elementi che anche in serie A potranno tornare assolutamente utili come Iunco, Obodo, Gasbarroni, Scaglia e Stevanovic. Questo a mio parere significa provare veramente a costruire un Toro per il futuro, un Toro da serie A.    

* presidente Toro Club C.T.O. “C. Sala”

http://www.torinoclubcto.com
http://www.toromio.net  

(foto M.Dreosti)

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