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Un figlio del “Fila” all’Europeo da CT: Marco Rossi si qualifica con l’Ungheria

Andrea Calderoni

Storia / Cresciuto nel vivaio del Torino, ha compiuto una grande impresa con i magiari

Al prossimo Europeo, quello denominato Euro2020 ma che si svolgerà nell'estate 2021, ci sarà alla guida di una Nazionale, precisamente quella ungherese, un figlio del Filadelfia: Marco Rossi. Un cognome come tanti in Italia, ma il commissario tecnico dell'Ungheria ha due marchi di fabbrica che lo rendono unico: è torinese e torinista fino al midollo. La vittoria che ha portato i magiari ad Euro2020 è già stata inserita nei libri di scuola in Ungheria: sotto di un gol fino a due minuti dalla fine contro l'Islanda per una rete di Sigurdsson all'11', i magiari sono riusciti a ribaltare la partita con le reti di Nego (88') e Szoboszlai (92'). Un finale al cardiopalma, un finale da Torino si potrebbe dire. Rossi, da buon granata, ha saputo inculcare il grande tremendismo granata nella sua selezione nazionale.

VIVAIO GRANATA - Non ci sarà, perciò, soltanto l'Italia di Roberto Mancini ad Euro2020, un'Italia rappresentata anche dai granata Andrea Belotti e Salvatore Sirigu. Da seguire con attenzione anche Marco Rossi con la sua Ungheria. Classe 1964,  Rossi è sbarcato in Ungheria nel 2012 quando ha iniziato a intraprendere un percorso di crescita calcistica importante con l'Honved, prima delle esperienze con Dunajská Streda, militante nella Superliga Slovacca. Nel 2018 è diventato commissario tecnico dell'Ungheria. Se qualcuno gli chiede perché non è rimasto in Italia, risponde: "Se fossi rimasto in Italia oggi sarei a lavorare nello studio di commercialista di mio fratello". La sua carriera da calciatore ha preso forma nella sua città natale, Torino. E' cresciuto nel settore giovanile granata e ha vestito per alcuni anni la casacca del suo cuore.

CARRIERA DA MISTER - Rossi, tuttavia, si è accostato al calcio dei grandi nel Sud Italia con Campania-Ponticelli, Puteolana e Catanzaro. Da qui il passaggio al Brescia e poi alla Sampdoria di Eriksson. Anche da calciatore non si è fermato ai confini nazionali, ma ha viaggiato e non poco. E' andato in Centro America al Club America di Città del Messico e poi in Germania all'Eintracht Francoforte. Tornato in Italia nel 1997,  ha conquistato la salvezza con il Piacenza prima di concludere la sua carriera con Ospitaletto e Salò. Appesi gli scarpini al chiodo, ecco le opportunità da allenatore: dapprima alla Berretti del Lumezzane, poi Pro Patria, Spezia, Scafatese e Cavese. Nel 2012, tuttavia, ha deciso di intraprendere un altro viaggio verso l'Ungheria e a distanza di 8 anni, dopo parecchi successi, la gioia più grande: una qualificazione da vero cuore granata ad Euro2020 con la sua selezione nazionale.