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Toro, cosa c’è da salvare: l’umiltà e la fase difensiva. Il derby andava giocato così

Nicolò Muggianu

Lo spunto / Baricentro basso e ripartenze, con un 4-2-3-1 che diventa 4-4-2 in fase difensiva. Un assetto tattico da ripetere quando si gioca contro le grandi. Di Francesco sfrutta un episodio e la mentalità

Termina con uno 0-1 povero di emozioni il match dell'Olimpico Grande Torino tra la Roma di Di Francesco e il Torino di Mihajlovic. Una gara che sembrava indirizzata su binari ben precisi, con le due squadre molto più attente in fase di copertura che in quella di spinta, e decisa solo al 69' da una prodezza di Kolarov su punizione. “E’ stata una partita equilibrata, decisa da un episodio -ha spiegato Sinisa Mihajlovic in conferenza stampa - Abbiamo fatto una buonissima gara, di attenzione e personalità. Non meritavamo sicuramente di perdere, abbiamo giocato bene non concedendo quasi niente alla Roma. I giallorossi in queste giornate non hanno mai creato così poco come oggi". 

"ASSETTO GIUSTO - Alla fine della fiera, qualcosa di apprezzabile - o perlomeno da salvare - riguardo alla prova messa in campo ieri pomeriggio dal Torino c'è. Da un lato è vero che le occasioni create dai granata sono state troppo esigue. Il tabellino parla chiaro: zero tiri nello specchio della porta difeso da Alisson, con la Roma costantemente in possesso delle redini dell'incontro. Si poteva fare di più? Sicuramente. Ma Mihajlovic, che per quanto riguarda la formazione iniziale aveva praticamente solo scelte obbligate, ha per la prima volta messo in campo un Toro che non era inadeguatamente spregiudicato ma attento tatticamente e intenzionato a mantenere basso il baricentro, per provare a sfruttare le ripartenze. Il solito modulo, 4-2-3-1, è stato rielaborato in modo da diventare un 4-4-2 in fase difensiva, con Falque e Niang sulla linea dei centrocampisti e Ljajic molto più vicino a Sadiq. L'attuale inadeguatezza del giovane nigeriano, incapace a far salire la squadra, ha sicuramente complicato i piani.

FINALMENTE UMILTA' - Perplessità possono certamente sorgere riguardo all'idoneità di Niang a ricoprire il ruolo di quarto di centrocampo. Ma perlomeno il Toro è riuscito a contenere una squadra forte, che ha vinto la partita grazie ad un calcio piazzato ed ha creato pochissime palle gol. Finalmente un Toro con un senso tattico, dunque: e la provocazione può essere pensare a quale sarebbe potuto essere l'esito del derby perso 4-0 se i granata fossero scesi in campo così quadrati e umili. Dall'altra parte, Di Francesco gongola. I tre punti sono arrivati in maniera 'sporca'; proprio come aveva chiesto alla vigilia. Con la difesa in allarme rosso (le assenze di Manolas e Fazio rischiavano di pesare come un macigno), il tecnico giallorosso ha avuto il gran merito di schierare un out di destra con Florenzi, Pellegrini e Nainggolan che, scambiandosi tra loro in base alle necessità tattiche, hanno tolto riferimenti al Toro. Più che con il gioco, però, la Roma ha evitato l'ostacolo Toro con la mentalità della grande squadra.

"Chiudiamo con il capitolo cambi. Mihajlovic non riesce a dare la giusta scossa ai suoi: Barreca è stato inserito appositamente come contromossa per contenere l'ingresso di un fumoso Under. Ciò che è parso discutibile è stata la sostituzione di Niang, che si stava rendendo piuttosto pericoloso. Se a ciò si aggiunge il fatto che Baselli è stato sostituito per crampi, la conseguenza è che in un momento in cui toccava rimontare, la qualità granata è uscita dal campo. Insomma, questa volta il Torino ha giocato una partita opposta rispetto ai suoi standard: tanta concentrazione in difesa, ma poca verve offensiva. La conseguenza? Uno 0-1 che lascia un po' tutti con l'amaro in bocca.