La Russia, il doping, il competere

La Russia, il doping, il competere

Loquor / Torna la rubrica di Anthony Weatherill: “Vogliamo competere,perché vogliamo vincere. Perché vincere aumenta la stima del mondo circostante, e fa aumentare a dismisura il nostro potere”

di Anthony Weatherill

“Chiedo solo una cosa:

                                                                                        la lealtà sportiva”.

Pierre De Coubertin

La Russia è stata bandita, per quattro anni e a causa di doping di stato, da tutte le principali manifestazioni sportive a partire dal 2020. I suoi atleti, se vorranno gareggiare, dovranno farlo senza una bandiera, da apolidi. Ovvio come questo non possa accadere negli sport di squadra, quindi nessuna speranza di una eventuale partecipazione russa ai mondiali di calcio più pazzi della storia: quelli del Qatar 2022. Ma sono solo i russi la scheggia impazzita del mondo? Proviamo a chiarire. Sigmund Freud sosteneva che “una rivalità non è necessariamente un’ostilità”, ma comunque spesso si può notare come la rivalità sia quasi una perversione derivante dallo spirito competitivo, da sempre pervasivo negli uomini. Non serve scomodare Caino e Abele, per testimoniare come questa cosa sia, in fondo, uno degli istinti primordiali più noti e misteriosi. Vogliamo competere,perché vogliamo vincere. Perché vincere aumenta la stima del mondo circostante, e fa aumentare a dismisura il nostro potere. L’eccesso di stima ha varie controindicazioni, e la più preoccupante è quella di far sentire al di sopra delle parti, rendendo immuni i sovrastimati da qualsiasi occasione di autocritica. Quasi dei semidei.

Il venerdì nero del ‘Corriere dello Sport’

Forse è questo, in uno dei più grandi misteri della religione, ad aver tradito Lucifero, facendolo precipitare in un’oscurità eterna senza fine. Forse una moltitudine di angeli, anch’essi poi diventati a loro volta demoni, lo avevano circondato di troppi attestati di stima, facendogli dimenticare che la natura angelica non poteva essere certo paragonata a quella di Dio,  per il semplice fatto che essendo da Lui stata creata dal nulla non poteva essere “perfettissima”. Cercando di ergersi a Dio, Lucifero aveva cercato una perfezione che, per paradossale sottrazione, lo aveva perso. Si sta parlando solo di un’idea, di un’ipotesi, che però porta dritti al cuore della questione: cercare la vittoria è come cercare una perfezione non fruibile sul piano razionale in cui viviamo e che, come in Lucifero, porta alla fine a sottrarci sempre qualcosa. Ma solo alla fine i più scorgono l’esito di tale pratica, quando per ragioni del passare delle stagioni si cade dallo scranno della vittoria, sostituiti da altri vittoriosi. Ma il finale interessa, in genere, quando si guarda un film, per tutto il resto si preferisce il presente. E allora diventa perfettamente normale porsi,un bel giorno, la domanda delle domande: cosa posso fare per vincere? La risposta è sempre la stessa, ovvero usare ogni pratica possibile per aumentare le prestazioni mentali e fisiche. Alcuni resoconti storici raccontano come gli atleti dei Giochi di Olimpia facessero uso di erbe per aumentare la resistenza fisica, giungendo addirittura a nutrirsi di testicoli di toro, rubricati come antesignani degli odierni ormoni testoridei. Acqua passò sotto i ponti fino al XVII secolo, dove la scienza sperimentale cominciò ad analizzare la materia e le sue trasformazioni: la chimica aveva fatto irruzione nella storia umana. E questo cambia decisamente tutto, perché da quel momento la ricerca della perfezione portatrice di vittoria diventa un affare dalle molte derivazioni. Da quel momento le persone combattono  e ardono per trovare il loro magico stato “perfettissimo”. Vogliono la stima, vogliono la vittoria, vogliono il denaro, vogliono i privilegi. E più la chimica si evolve, più il concetto “di illecito sportivo” diventa uno spot per qualche giornata dedicata al politicamente corretto. Nemmeno ai possibili “stimatori” interessa più come si vince o, meglio, non interessa più soffermarsi sul rapporto resistenza alla fatica/prestazioni, che pure qualche interrogativo dovrebbe porre. Per qualche strana ragione non importa più occuparsi se dietro alla vittoria ci sia un illecito. Gli atleti, e i loro agenti e allenatori, se ne accorgono presto e non esitano ad usare la chimica per giungere a vincere nella competizione. E con la stessa velocità se ne accorge la politica, che in alcuni situazioni, fuorviando totalmente il diritto di perseguire un’ideologia o un interesse per la patria, costringe lo sport a inseguire a tutti i costi la supremazia nella competizione per regalare alla nazione di appartenenza un’idea “perfettissima” di vittoria ottenuta di diritto  perché frutto di un’ideologia e di una società vincente. E’ il caso della Repubblica Democratica tedesca (DDR), con il famoso “Piano di Stato 14.25” con cui Manfred Ewald, capo dello sport della Germania comunista, assicurò 160 medaglie d’oro olimpiche e 3500 titoli internazionali utilizzando il più massiccio programma di doping di stato mai portato avanti. Quello che il poeta dissidente Wolf Biermann definì “uno dei più grandi esperimenti mai eseguiti sui corpi umani” (a breve Carmelo Pennisi, collaboratore di questa rubrica, sarà sul set per girare un film di coproduzione anglo/tedesca su questa storia).

Il Torino può andare sul mercato?

Ci furono due aspetti inquietanti in questa vicenda, e cioè il desiderio della politica della DDR di competere e vincere con le altre nazioni per esaltare il proprio modello di vita, e la ricerca degli atleti di competere e vincere sui propri connazionali, visto come il loro status di atleti di eccellenza gli faceva godere di una grande libertà di movimento all’estero e benefici sociali inimmaginabili per tutti gli altri cittadini della DDR. Vite anch’esse illusoriamente “perfettissime” queste degli atleti dell’ex Germania comunista, terminate con malattie gravissime e con atti di vendetta subite dai loro connazionali dal giorno dopo la caduta del Muro di Berlino. E mentre oltre la “Cortina di Ferro” erano gli stati ad organizzare la via della perfezione, in occidente erano, molto più banalmente e forse ferocemente, i soldi e il successo a  determinare l’inizio dell’uso sistematico del doping per cercare a tutti i costi la via della vittoria. Non starò qui ad elencare i nomi degli atleti celebri sorpresi dalla Wada (Agenzia Mondiale Antidoping), perché sono noti a tutti, e che hanno contribuito in modo sistematico a minare la credibilità dello sport. Favorendo la pratica del doping, per ovvie necessità e spirito di imitazione, anche nelle competizioni giovanili. Questo ha provocato, tra gli atleti, morti precoci e malattie di ogni genere. Ma nel frattempo il mondo si è evoluto, e dal capitalismo comunitario sostenuto dai mezzi di produzione si è passati al capitalismo finanziario di stampo globale. Ecco così fare comparsa, nel mondo dello sport e in special modo nel calcio, il fenomeno del doping finanziario. Probabilmente meno grave del doping effettuato sul corpo umano, ma sicuramente foriero di degrado sia del concetto di lealtà sportiva, che di stravolgimento e sconquasso finanziario dell’ordine naturale delle cose con cui lo sport moderno era andato avanti per oltre un secolo. Siamo agli sceicchi che nella ricerca del  loro “perfettissimo” utilizzano le ingenti risorse finanziarie a disposizione per abbattere le tradizioni dello sport europeo. Presto, purtroppo, si assisterà con tristezza alle macerie da loro lasciate. Siamo ad una Cina protagonista di un neo capitalismo fondato su un enorme forza lavoro a basso costo(siamo quasi alla schiavitù) a cui è stato consentito l’ingresso sul mercato mondiale, e che utilizza gli enormi capitali accumulati anche per condizionare lo sport moderno. Una Cina da tempo sospettata di far fare ai suoi atleti ricorso al doping(numerose sono state le squalifiche), aiutata in questo funesto percorso da diversi tecnici figli del sistema DDR.

Mourinho e il Grande Torino

In questo contesto da far accapponare la pelle(molte sarebbero ancora le considerazione da fare), fa un po’ sorridere amaramente questo particolare accanimento contro la Russia. Non perché sia innocente, ma perché da qualche anno qualcuno vorrebbe fare apparire la pratica del doping come un’ esclusiva del Paese guidato da Vladimir Putin. La cosa fa venire facilmente il sospetto che sia proprio Putin l’obiettivo di questa campagna, e come quindi lo sport venga utilizzato per fini non proprio nobili, come quello della furiosa lotta geopolitica in atto  nel mondo. Non si pensi qui si voglia difendere Putin, ma piuttosto far notare ancora una volta la perversione della ricerca della competizione indirizzata a chissà quale felicità “perfettissima”. Una felicità “perfettissima”, che ha portato il mercato del doping all’interno delle palestre dello sport amatoriale, promesse di felicità “perfettissime” raggiunte attraverso corpi scolpiti da una chimica feroce. Un mercato mondiale da miliardi di dollari. Sono e saranno macerie anche lì. A pensarci fa sorridere l’ingenuità di Pierre De Coubertin, per cui l’importante era partecipare, non vincere. Forse una risposta a tutta questa follia potrebbe venire dall’Uomo di Nazareth, il quale duemila anni scelse di farsi mettere in croce, scelse di accettare la sconfitta. Ho come l’idea, andando avanti nella vita, come probabilmente quella sconfitta fu un esempio di vittoria in assenza di macerie. Perché bisogna saper perdere, per imparare a saper vincere con lealtà,rispetto e verità. Ma vallo a spiegare a Lucifero…

(ha collaborato Carmelo Pennisi)


Anthony Weatherhill, originario di Manchester e nipote dello storico coach Matt Busby, si occupa da tempo di politica sportiva. E’ il vero ideatore della Tessera del Tifoso, poi arrivata in Italia sulla base di tutt’altri presupposti e intendimenti.

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12 Commenta qui

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  1. Nero77 - 10 mesi fa

    E se tutto fosse stato creato per screditare Putin e la Russia?Negli anni 80 erano considerati i cattivoni,mangiatori di bambini e guerrafondai.Vivo tra Italia e questa terra e persone meravigliose e non credo più alle falsità che gli Usa e i poteri forti vogliono etichettargli.Tutti sbagliano,ma perché la verginità degli americani non è mai messa in discussione?

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    1. Capitan serpente - 10 mesi fa

      Gli americani sono vergini come Moana e Cicciolina

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  2. DenisLaw - 10 mesi fa

    Già Venaria, una piccola russia e DDR

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  3. Daniele abbiamo perso l'anima - 10 mesi fa

    Ci sarebbe da sottolineare anche il doping finanziario che al pari (se non di più ) del doping farmacologico ha ucciso ormai da tempo il calcio, che non è più uno sport dal momento in cui competono nello stesso campionato squadre con risorse finanziarie molto diverse tra loro.

    Qui è impensabile che vinca lo scudetto una squadra che non sia gobba, milanese o romana.
    Almeno in Premier dove pure comandando i soldi, grazie a diritti tv spalmati equamente può arrivare in cima ogni tanto un Leicester, in Italia giammai. O se preferite, manco per il cazzo.

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  4. turin - 10 mesi fa

    quest’articolo è una lampada accesa nella notte.

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  5. Capitan serpente - 10 mesi fa

    Certo che l’obiettivo è Putin,devono fargli pagare la sua ostinazione a non voler cedere l’Ucraina ai potenti massoni criminali del gruppo bilderberg, ci avevano provato con le buone a comprarlo con i mondiali di Russia 2018 ma… niente da fare e adesso a quanto pare si stanno innervosendo perché non riescono a venirne a capo con i loro piani infami di conquista. Meno male che c’è ancora qualcuno che riesce a resistere a questi macabri personaggi. Speriamo bene. Forza Putin.

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    1. jurcic69 - 10 mesi fa

      Mah. Non mi sembra proprio che l’ucraina sia russa né tantomeno una proprietà personale di putìn o dei suoi predecessori.
      In caso non ti bastasse wikipedia (si sa,al soldo di bildelberg e scie chimiche), prova a chiedere a un ucraino a caso cos’è stato l’holomodor

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      1. barrieradimilano - 10 mesi fa

        Già adesso dopo aver fomentato e finanziato il golpe del 2014 ci pensano l’amico amerikano e la Nato a proteggerli e farli star meglio, chiedi a un ucraino a caso a meno chè non sia arruolato nei battaglioni nazisti Azov, Donbass, Pravy Sektor

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        1. jurcic69 - 10 mesi fa

          Guarda, rispondo solo perché lettori meno informati non diano più autorevolezza del dovuto alle affermazioni che riporti.
          I russi erano una minoranza etnica (20% della popolazione) ancora prima della dichiarazione unilaterale di indipendenza della di Crimea nel 2014. Questo è un dato di fatto.
          Ora, giacché i russi principalmente in Crimea stavano, questa percentuale è scesa significativamente, a meno che tu in malafede stia volutamente confondendo la Crimea (popolazione: 2 milioni) con l’intera Ucraina (popolazione: 40 milioni).
          L’ucraina non è russa per nessuno, salvo che per i russi e per gli articoli di propaganda russa che puoi trovare su Russiatoday.
          La verità è che i bravissimi russi, pieni di amore ed altruismo, nonché paladini dei migliori valori del mondo, vogliono mettere le loro mani sull’Ucraina esattamente come i tuoi amici americani- né più né meno- per meri interessi economici e geopolitici. Non credo che, in questo contesto, nessuno possa ambire a fare né la vittima, né l’eroe dalla parte del giusto.
          Per concludere sull’altruismo di Putin, se gli fosse stato a cuore l’interesse degli ucraini avrebbe lottato per ostacolare il famoso cosiddetto “golpe” (ricordiamocelo, manifestazioni nate per chiedere il ripristino della costituzione abrogata dall’allora presidente in carica), anziché annettere unilateralmente una parte del loro territorio dopo averla invasa con un esercito travestito da volontari indipendentisti.

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          1. barrieradimilano - 10 mesi fa

            Preso pari pari dalla rivista statunitense “Foreign Affairs”, difficilmente sospettabile di nutrire simpatie per il regime di Putin, non da Russiatoday: “gran parte di quanto sta accadendo nel cuore dell’Europa ricade sotto la piena responsabilità delle democrazie liberali: Gli Stati Uniti e i loro alleati europei condividono la maggior parte della responsabilità della crisi ucraina. Il nodo del problema è l’allargamento della NATO come elemento centrale di una strategia più ampia tesa a spostare l’Ucraina fuori dall’orbita della Russia e integrarla all’Occidente. Allo stesso tempo, l’espansione dell’Unione Europea verso est e il sostegno di Bruxelles al movimento democratico ucraino – che inizia con la «rivoluzione arancione» del 2004 – costituiscono altrettanti elementi di sovvertimento dell’ordine mondiale. Dalla metà degli anni 1990, i leader russi si sono fermamente opposti all’allargamento della NATO e negli ultimi anni hanno messo in chiaro che non avrebbero accettato passivamente la trasformazione di uno Stato confinante di massima importanza strategica, come l’Ucraina, in un bastione dell’Occidente. Per Putin, il rovesciamento illegale del Presidente dell’Ucraina, filo-russo ma democraticamente eletto – che ha egli ha giustamente etichettato come un «Colpo di Stato» – è stata l’ultima goccia. Putin ha risposto impadronendosi della Crimea prima che la penisola potesse ospitare una base navale della NATO, e decidendo di destabilizzare l’Ucraina fino a quando Kiev non rinuncerà al programma di entrare nel fronte occidentale. La reazione di Mosca era ampiamente prevedibile e tale da non riservare nessuna sorpresa. In fin dei conti, l’Occidente era entrato a piede teso nel cortile di casa della Russia per minacciare i suoi interessi strategici fondamentali”. Questo non per dire che l’Ucraina deve essere annessa alla Russia ma per chiarire una volta di più il gioco sporco che da anni stanno conducendo gli Usa e i suoi accoliti occidentali le cui conseguenze ricadono sul popolo ucraino storicamente fratello di quello russo.

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  6. GRISCHIANO - 10 mesi fa

    Perché scomodare la Russia quando a Venaria…. Anche perché non solo il sangue circola per le vene!

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    1. Toronelcuore74 - 10 mesi fa

      Perché scomodare la Russia quando a Venaria… vedo che un gobbo ti ha già risposto mettendoti il pollice verso…

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