Primavera, smentito ogni pronostico: il Toro “non può perdere”

Primavera, smentito ogni pronostico: il Toro “non può perdere”

Finale Primavera 2014, Torino – Chievo / Lo scorso 16 luglio ritiro a Cantalupa tra gli scetticismi, un esordio preoccupante al “Mamma Cairo”, poi una cavalcata inarrestabile, portando questa maglia con orgoglio

di Diego Fornero, @diegofornero

Il calcio giovanile, si sa, è fatto di annate: se nella costruzione di una squadra di professionisti il parametro dell’età può interessare, più che altro, gli amanti delle statistiche, in una formazione del vivaio è un dogma da rispettare, e chiunque, anche il miglior tecnico del pianeta o la squadra più ricca della terra, non può prescinderne. Narrava la leggenda che nel settore giovanile del Torino, vi fosse un gruppo con qualcosa più degli altri: lo si disse dei ’92, che là davanti avevano un certo Gianmario Comi ed affidavano la propria retroguardia al duo Filippo Scaglia – Simone Benedetti. Lo si disse dei ’93, che potevano contare, tra i pali, su un certo Alfred Gomis, sul bomber Abou Diop e su un Willyan Barbosa che, seppur ’94, incantò sottoleva tra le fila dei ragazzi di Antonino Asta. Lo si disse, poi, dei ’94, che, nella stagione 2012/2013, vedevano Emanuele Gatto vestire la maglia da capitano, Davide Cinaglia dirigere la difesa, Emmanuel Gyasi trascinare l’attacco e lo stesso Gomis mantenere salda la propria presenza tra i pali. Non lo si disse, invece, mai, dei ’95, gruppo che, Barreca e Aramu a parte (ma il fantasista granata, bruciando le tappe, giocava in Primavera già tra i ’93…), è sempre stato accolto con scetticismo.

A CANTALUPA TRA GLI SCETTICISMI – Quando, lo scorso 16 luglio 2013, in un’assolata mattinata estiva in quel di Cantalupa, località del pinerolese che da anni ospita il ritiro estivo della Primavera granata, si radunò questo gruppo, frutto di una selezione dei fuoriquota della passata stagione e dei ragazzi reputati più interessanti tra quelli reduci della Berretti, l’opinione complessiva dell’ambiente, non bisogna vergognarsi di dirlo oggi, era piuttosto desolata. Si diceva, infatti, per la prima volta da anni, che in Primavera vi fosse meno qualità complessiva, mancasse quel “quid” che avrebbe consentito di fare il salto di qualità. Del resto, di fronte ad una Juventus che si rinforzava a suon di investimenti milionari, il responsabile del settore giovanile granata prelevava dall’esterno pochi rinforzi: Rosa Gastaldo, in prestito dalla Fiorentina; Moreo, in prestito dall’Inter perché nella Primavera di Cerrone non avrebbe trovato spazio; Benedini, giunto in prestito dal Siena; Pardini, segnalato dall’osservatore Sciolla (poi ingaggiato dalla Juventus…) e prelevato in prestito dall’Audax Sao Paulo. Tutto il resto, altro non era che quello stesso Toro che avevamo già visto in campo nella stagione precedente, tra la Berretti di Christian Fioratti e la stessa Primavera di Moreno Longo.

MAMMA CAIRO, ESORDIO SHOCK – Ricorderanno i lettori l’esordio di questa formazione: 18 agosto, mentre molti erano ancora sotto l’ombrellone, la Primavera granata scendeva in campo a Quattordio al Memorial “Mamma Cairo”, sconfitta sia dal Milan, sia dall’Inter, in un Torneo che avrebbe visto, poi, trionfare la Juventus, in quello che, secondo il più scontato dei pronostici, avrebbe dovuto poi rappresentare un preludio della stagione che sarebbe giunta. Bianconeri davanti a tutti, granata che arrancano, per di più sotto gli occhi di un imbarazzato Urbano Cairo, che vedeva i suoi ragazzi rimediare un figura poco onorevole proprio nel Memorial dedicato alla madre.

POI, LONGO HA PRESO IN MANO LA SQUADRA – Chi osservava, però, i risultati di “quel” Toro, si dimenticava di un dettaglio: questa squadra, in panchina, ha un certo Moreno Longo, che della correzione in corso delle situazioni e della imprevedibilità ha fatto, forse, la propria arma migliore. Ecco perché, a fine agosto, con l’esordio ufficiale a Novarello, bastarono la bellezza di 4 giri d’orologio ad Emmanuel Gyasi per sbloccare un risultato che, di fatto, sarebbe stato mantenuto fino all’ultima giornata, con un’incredibile cavalcata verso il primato, mai messo neppure lontanamente in discussione, e confermato, lottando ma consapevoli del proprio valore, anche in Final Eight, con la finalissima Scudetto in programma tra poche ore, questa sera alle 21 a Rimini contro il Chievo Verona.

SOLONI SMENTITI, UN PANORAMA CHE… “ROSICA” – Un risultato che, già così, vale tantissimo: questa formazione ha zittito gli scettici, smentito i Soloni di turno, e, mi si conceda il termine romanesco, fatto arrovellare i “rosiconi”. Qualunque addetto ai lavori, fuori dall’ambiente granata, vi dirà che il Toro è arrivato fin qui perché aveva i “fuoriquota”, e perché ha fatto riferimento ai classe ’94 titolari, nonché al ’92 Scaglia nella prima parte di stagione. Facile immaginare che, bastasse questo metodo per arrivare in finale Scudetto, forse anche gli altri ci avrebbero già pensato… O no?

QUATTRO DIMOSTRAZIONI – Semplicemente, questa grande stagione ha dimostrato, già ora, quattro semplici concetti: 1) La Berretti, serve, eccome: non si può dare torto a Massimo Bava, che l’ha fortemente rivoluta, se si pensa che giocatori oggi insostituibili come Comentale e Parodi, nella passata stagione, si sono confrontati unicamente con club di Lega Pro agli ordini di Fioratti;
2) Uno come Moreno Longo sa come fare la differenza, e non è un caso se il tecnico granata sia così ambito: capacità di lettura delle situazioni, preparazione della gara a livello tecnico e psicologico, forza motivazionale, qualità relativamente alle quali in pochi possono anche soltanto avvicinarsi all’ex difensore del Torino;
3) La qualità non la fanno le scelte della prima squadra: il Toro, purtroppo, è tra le poche società d’Italia a non puntare sui propri giovani per la Serie A. Un male assoluto, perché gente come Gyasi, Aramu e Barreca altrove avrebbe sicuramente trovato già spazio, ma che, conti alla mano, non pregiudica le prestazioni dei ragazzi e che, chissà, forse ha il risvolto positivo del mantenerne altissima la concentrazione sui propri impegni giovanili;
4) Questa maglia fa la differenza: giratela come vi pare, i giocatori di ogni squadra potranno ringraziare i propri tifosi ed essere fieri della casacca che indossano, ma solo quelli del Toro hanno potuto vivere un turbinio di emozioni di questo livello. Gruppi che sostengono la squadra a Venaria come se fosse una partita di Serie A, un derby a Vinovo coi bianconeri resi improvvisamente “ospiti” dalla straripante presenza del pubblico granata, la visita a Superga e quella al Museo del Grande Torino, la messa finale del settore giovanile con capitan Ignico che legge i nomi degli Invincibili. E poi… Quel signore in panchina che ripete loro ogni minuto: “Ragazzi, questo è il Toro.

Fatemelo dire, comunque vada questa sera contro il Chievo, questo Toro, con questi ragazzi orgogliosi e meritevoli della maglia che indossano, come disse il grande Eraldo Pecci, semplicemente non può perdere. Ed ora… Vinca il migliore.

0 Commenta qui

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy