”Anno sfortunato, ma sempre grato al Toro”

”Anno sfortunato, ma sempre grato al Toro”

di Valentino Della Casa

Quando l’anno scorso Franco Lerda lo chiamò e gli disse: “Flavio, andiamo al Torino”, lui non ci poteva proprio credere. Dopo essere cresciuto in quel Filadelfia, Flavio Destro (nella foto di M. Dreosti) non vedeva l’ora di poter tornare in granata per cercare di far tornare il Toro dove merita. Da difensore, il papà del giovane rampante Mattia, ha militato anche…

di Redazione Toro News

di Valentino Della Casa

Quando l’anno scorso Franco Lerda lo chiamò e gli disse: “Flavio, andiamo al Torino”, lui non ci poteva proprio credere. Dopo essere cresciuto in quel Filadelfia, Flavio Destro (nella foto di M. Dreosti) non vedeva l’ora di poter tornare in granata per cercare di far tornare il Toro dove merita. Da difensore, il papà del giovane rampante Mattia, ha militato anche per un anno, ad inizio carriera, tra le fila della Reggina e da doppio ex racconta in esclusiva a Toro News tutte le sue sensazioni a poco più di due giorni dalla gara, facendo da subito capire per quali colori batte il suo cuore.

Buongiorno, Destro. Torino-Reggina partita come le altre, oppure no?
Assolutamente no. Agli amaranto devo il fatto di aver potuto esordire nell’81 e giocare con una certa continuità quando ero molto giovane. Ma è soprattutto al Toro che devo dire grazie: qui sono cresciuto, qui sono tornato l’anno scorso nello staff tecnico e qui ho potuto vivere tutte le mie esperienze lavorative più importanti. Lo dico da subito, io tifo Toro.

Raramente capita di trovare dei doppi ex così pronti a sbilanciarsi.
Beh, ne avete trovato uno allora! Il Toro deve far risultato, spero che lo faccia, anche perché dopo la sconfitta di Empoli devono dare un segnale forte ed importante. La Reggina, d’altra parte, è un avversario alla portata, seppur temibile: hanno pareggiato a pochi minuti dalla fine contro il Brescia, ma all’Olimpico il Toro deve fare la partita e ottenere il risultato. Per Gregucci sarà molto dura.

Lo è stata anche per Lerda, la scorsa stagione.
Sì, in granata abbiamo tutti vissuto un’esperienza faticosa. Purtroppo è finita male, ma l’affetto e la riconoscenza per il Toro restano immutati ed immutabili, con tutto quello che questi colori mi hanno dato sarebbe impossibile diversamente.

Si è fatto un’idea di cosa possa aver causato il mancato obiettivo, la scorsa stagione?
Con tutta franchezza, preferirei non parlarne. Quell’anno è andato. Stop. Quest’anno vedo comunque un ottimo gruppo, con uno staff competente che sta facendo molto bene. Ma l’importante è non posarsi sugli allori: i bilanci si tirano sempre alla fine.

Ottimo gruppo, con ottime individualità. Però per la crescita di Ogbonna ha contribuito anche lo staff di Lerda, o no?
Oltre allo staff, un giocatore se la deve costruire da solo la propria fortuna. Angelo è un ragazzo serissimo, si è sempre impegnato molto e sono convinto che farà molto bene anche in Serie A e negli anni a venire. Se da ex difensore gli ho parlato? Sì, ho cercato di dargli dei suggerimenti su alcune situazioni, fargli capire alcune mie problematiche e come cercavo di risolverle. Ma il merito più grande va sempre alla maturità del giocatore cui insegni, ed Angelo in questo caso è già un campione.

A proposito di suggerimenti, è questo principalmente il ruolo di un allenatore in seconda? Converrà con noi che un vice passa poco sotto i riflettori, ed è difficile comprendere, se non dall’interno, il suo importante ruolo.
Avete proprio centrato l’argomento: un vice allenatore non deve farsi vedere. C’è un mister che è il punto di riferimento di tutti, e intorno a lui ruotano tante altre figure professionali. Il mio ruolo è soprattutto quello di tenere un ottimo rapporto con i ragazzi, cercare di capire le dinamiche del gruppo, cercare di risolvere le problematiche. Fondamentalmente, si tratta di mantenere un rapporto confidenziale con il collettivo e poi, se consultato, aiutare l’allenatore in prima nelle scelte tattiche.

Grazie mille, Destro.
Grazie a voi e forza Toro!

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