Berruto: ‘Rosina? Un predestinato’

L’allenatore italiano di pallavolo parla delle sue emozioni sul Centenario e del futuro del Toro. Nei prossimi cent’anni non bisogna cambiare mai, restare se stessi, con la stessa filosofia di vita di sempre.

Mauro, come hai vissuto il Centenario?

"Purtroppo da lontano! Il 3 dicembre scorso ero a Tokyo… Ho partecipato ai recenti Mondiali di pallavolo come assistente allenatore nello staff della nazionale…

di Redazione Toro News

L’allenatore italiano di pallavolo parla delle sue emozioni sul Centenario e del futuro del Toro. Nei prossimi cent’anni non bisogna cambiare mai, restare se stessi, con la stessa filosofia di vita di sempre.

Mauro, come hai vissuto il Centenario?

"Purtroppo da lontano! Il 3 dicembre scorso ero a Tokyo… Ho partecipato ai recenti Mondiali di pallavolo come assistente allenatore nello staff della nazionale italiana (considerata l’assenza della Finlandia dalla manifestazione Montali mi ha chiesto di rientrare in azzurro) e il 3 dicembre era proprio il giorno finale del torneo. Come spesso mi succede ho dovuto vivere tutto su internet …ma in questo caso l’assenza é stata particolarmente dolorosa".

Ti aspettavi una festa così bella?

"Si, me l’aspettavo. I tifosi granata non hanno mai sbagliato gli appuntamenti importanti! Considero questa festa l’ultimo capitolo di una trilogia spacca-cuori granata, iniziata con la marcia dell’orgoglio granata nel maggio 2003 e proseguita con la finale contro il Mantova dei play-off scorsi. Tre momenti di "tremendismo" granata… Purtroppo, di persona, ho potuto partecipare solo ai primi due. Ho apprezzato molto l’idea della societá di richiamare in passerella tutti coloro che hanno segnato la nostra storia: non c’é futuro senza radici!".

Tra tutti i personaggi di questo Centenario, quali sono quelli che ricordi con maggior emozione?

Dico tre nomi. Il primo rappresenta la leggenda, quelle radici di cui parlavo sopra: Sauro Tomá. Gli altri due rappresentano il Toro della mia infanzia e giovinezza, il Toro con cui sono cresciuto: Paolino Pulici e Junior".

Come te li immagini i prossimi cent’anni?

"Me li immagino fatti di gioia, di dolori, magari di scudetti o retrocessioni. Ma quello che é importante é che non succeda mai, proprio mai, che il Toro perda la sua natura: la caparbietá, la tenacia, l’orgoglio, la tradizione, il gusto della sofferenza, della fatica, del sudore, del non mollare mai. Il Toro é una scelta di vita, una filosofia. Non ci hanno fermato tragedie collettive, individuali, presidenti farabutti. Non sono riusciti ad eliminarci i nostri "cugini" che oggi guardiamo dibattersi laggiú in serie B, nonostante ci abbiano provato ripetutamente. Non ci hanno cambiato anni di delusioni sportive, non ci ha cambiato di una virgola lo sconvolgimento dei valori del calcio della pay-tv, delle plusvalenza, delle scommesse, degli arbitri controllati con il joystick. Noi siamo il Toro, siamo stati cosí per 100 anni; lo dovremo essere finché esisterá una maglia granata che rincorre un pallone. E poi sogno un’altra cosa, entro i prossimi cent’anni: il Filadelfia di nuovo in piedi. Sogno il luogo dei nostri sogni, il posto dove far nascere altre generazioni granata".

Veniamo all’attualità, cosa pensi di Zaccheroni, da allenatore ad allenatore?

"Penso che abbia avuto coraggio, soprattutto di accettare una sfida non facile. Ho apprezzato il suo incominciare a lavorare dalla fase difensiva. Anche nella pallavolo il fondamentale che segna la tenacia di una squadra (e
che spesso ti fa vincere) é la difesa. Non é un segreto che il Toro abbia qualche problema negli ultimi metri del campo. Zac ha pensato di esaltare un punto di forza, piuttosto che provare a migliorare un punto debole. Mossa
intelligente (anche perché il suo credo calcistico non é esattamente fondato sulla difesa) che ha dimostrato che, al di lá del modulo che preferisce, un allenatore deve saper far bene con quello che ha a disposizione. E i risultati gli stanno dando ragione".

Qual è stata la chiave di volta che ha fatto risorgere il Toro dopo un inizio stentato?

"Come dicevo l’aver puntato con grande concretezza sulle cose prioritarie da
sistemare. Quando le cose non vanno bene la tentazione é quella di provare a modificare tutto. Invece occorre fare una scaletta delle prioritá e incominciare a darsi da fare".

Cosa pensi di Rosina, sarà lui il vero fuoriclasse granata dei prossimi anni?

"Io penso che Rosina sia il fuoriclasse granata anche del presente. É in assoluto il giocatore che preferisco di questo Toro. È un predestinato, quel rigore contro il Mantova lo scorso maggio aveva giá indicato che il suo futuro sarebbe stato quello di essere il nostro punto di riferimento. Certo ha avuto qualche problema iniziale, ma oggi come oggi mi fa venire in mente qualche grande del passato".

E di Cioffi cosa pensi?

"Penso che sia un giocatore che potrá avere un grande futuro nel Toro e che
ha potenzialitá ancora inespresse. A me piacciono molto i difensori centrali con le sue caratteristiche fisiche e con le sue doti nel gioco aereo. Sono sicuro che qualcuno proverá a portarcelo via, ma credo che anche lui sia un giocatore sul quale investire".

Se fossi tu il mister del Toro cosa faresti per recuperare Stefano Fiore?

"Fondamentalemente credo che occorra avere un pó di pazienza. Sulle sua
qualitá non si discute e nello sport capitano periodi di appannamento. Se fossi il Mister insisterei molto sul lavoro fisico per portarlo in condizioni eccellenti da un punto di vista atletico. Poi il suo talento fará il resto e sono certo che (anche in questo caso come spesso capita nello sport) il "vento" potrebbe girare all’improvviso e allora ritroveremo quel giocatore del quale tutti noi eravamo entusiasti al momento del suo arrivo. Spero che Stefano senta immutata la fiducia nei suoi confronti del mister, della societá, dei compagni e dei tifosi.

Pensi che è meglio puntare solo alla salvezza?

"Penso che nello sport c’é una regola che non va mai tradita: pensare sempre, solo ed esclusivamente alla partita successiva. È cosí che nascono le grandi imprese, é cosí che nasce la mentalitá vincente di una squadra: pensando in maniera esclusiva al prossimo match e dimostrando ogni giorno, in ogni singolo allenamento, che c’é volontá, anzi desiderio, di migliorare un dettaglio, magari cosí piccolo da sembrare insignificante".

0 Commenta qui

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy