di Roberto Maccario - Sardo di nascita, veronese d’adozione, ma con il granata nel cuore. Questa è la storia di Vittorio Pusceddu, terzino del Torino a due riprese e punto di forza dell’ultimo Verona targato Osvaldo Bagnoli. Ai microfoni di TN ha parlato di quegli anni ma si è soffermato anche sul presente, prevedendo per domenica un match bello e combattuto. Vittorio...
di Roberto Maccario - Sardo di nascita, veronese d’adozione, ma con il granata nel cuore. Questa è la storia di Vittorio Pusceddu, terzino del Torino a due riprese e punto di forza dell’ultimo Verona targato Osvaldo Bagnoli. Ai microfoni di TN ha parlato di quegli anni ma si è soffermato anche sul presente, prevedendo per domenica un match bello e combattuto.
Vittorio Pusceddu: due volte in granata nell’85/86 e nel’97/98; cosa si porta dietro da questa esperienza?
Solo ricordi positivi: a Torino sono sempre stato ben voluto. Arrivai da Cagliari nell’85, quando ero giovanissimo. Fu un’esperienza importantissima per me perché all’epoca nel Toro di Radice giocavano diversi campioni dai quali imparare: Leo Junior, Dossena, Zaccarelli, Cravero e Ezio Rossi. Fu un’annata indimenticabile, chiudemmo in zona Uefa e, anche se giocai poco, riuscii a realizzare due reti in cinque partite contro l’Avellino e contro l’Inter. La mia seconda parentesi granata invece fu meno felice.
Già, quella maledetta stagione ‘97/98 con la serie A sfuggita ai rigori nello spareggio di Reggio Emilia contro il Perugia…
Arrivai a Torino a gennaio dall’Empoli nell’ambito dell’operazione Florjancic: con Reja in panchina facemmo una splendida cavalcata dalle zone basse della classifica al quarto posto. Poi iniziarono a succedere cose strane e la promozione se ne andò via con quel palo di Dorigo su rigore…
Qual è il ricordo migliore in assoluto della sua avventura in maglia granata?
Senza dubbio i tifosi indimenticabili: ricordo ancora due gare di Coppa Uefa contro il Panathinaikos e l’ Hajduk Spalato dove in Maratona comparve una coreografia da brividi e se penso a quei momenti il Toro mi manca sempre.
Veniamo adesso agli anni veronesi, anni dolci e amari.
E’ vero, nella prima stagione retrocedemmo in serie B ma poi riuscimmo immediatamente a risalire. In ogni caso anche a Verona mi sono trovato molto bene e si può addirittura dire che io sia un veronese d’adozione in quanto mia moglie è scaligera ed ora io vivo qui.
Il campionato in corso ha visto una partenza a razzo del Torino ma anche il Verona sta sorprendendo un po’ tutti.
Il Toro ha iniziato alla grande grazie anche ad una rosa competitiva e ad un allenatore molto bravo come Ventura: non riesco a capire però perché, come già capitato a Bari, non riesca a ripetersi per due stagioni consecutive. Per quanto riguarda il Verona, si tratta di un’ottima squadra nonostante sia una neopromossa, con un allenatore come Mandorlini amatissimo dalla gente locale per averla riportata fuori dal fango dopo tanti anni. Penso che quella di domenica sarà una splendida partita, con un Toro imbattuto ed un Verona in gran forma, con due tifoserie molto cariche in una cornice da serie A.
Lei era uno specialista dei calci piazzati: vede tra i giocatori che scenderanno in campo domenica qualche buon tiratore?
Seguo spesso il Verona e dico Ferrari; nel Torino non saprei anche se Bianchi ha un tiro molto potente. In ogni caso con i palloni di oggi per i portieri è molto più difficile: la sfera prende una traiettoria strana e difficile da controllare e infatti spesso gli estremi difensori sono costretti a respingere e a non rischiare la presa.
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