Michelangelo Suigo: “Innamorato del Torino, cercherei di potenziare i social”. E sul Milan…

Michelangelo Suigo: “Innamorato del Torino, cercherei di potenziare i social”. E sul Milan…

Esclusiva TN / A tu per tu con l’esperto di comunicazione tifosissimo granata: “La situazione di Petrachi poteva essere gestita meglio”

di Gualtiero Lasala, @LasalaGualtiero

Michelangelo Suigo è uno dei massimi esperti di comunicazione in Italia.  L’attuale Vice President e Government Affairs di Leonardo – azienda statale di cruciale importanza strategica, attiva nei settori della difesa, aerospazio e sicurezza – è però anche un grande tifoso del Torino. Con lui abbiamo parlato di questo e molto altro: tra Toro, passione e comunicazione. Ecco l’intervista integrale:

Buongiorno Dott. Suigo. Lei è un tifosissimo del Toro, come valuta la stagione appena conclusasi?

La valuto positivamente: il tipo di risultati,  il miglior finale conseguito e il crescendo della seconda parte di campionato sono state un’iniezione di positività nonostante la delusione finale di Empoli (io c’ero) e il rammarico per non aver raggiunto l’Europa League. Il bilancio però è sicuramente positivo.

Europa che non è arrivata “sul campo” per dinamiche anche sfortunate. Ora il Milan potrebbe regalare i preliminari al Toro. Cosa ne pensa sull’intera faccenda?

Qualsiasi situazione di limbo non aiuta a creare un ‘sentiment’ positivo verso il calcio nel suo complesso. Io sono tra quei tifosi che preferirebbe conquistare sul campo i successi e non aggrapparsi ad altro. Bisogna però contestualizzare, se ci sono delle regole bisogna rispettarle. Deve essere tutelato il buon nome del calcio“.

Adesso siamo nel periodo del calciomercato, e come sempre il Torino agisce sotto traccia e sembra fermo. Secondo lei quali potrebbero essere gli innesti giusti per Mazzarri?

Per i nomi adesso è presto. Se avessimo grandi possibilità finanziarie sarebbe diverso, io valuto sulla base del risultato sul campo. Chiaro che da tifoso vorrei avere nomi altisonanti, ma sono consapevole che solo poche società in Italia dispongono di budget davvero importanti. Credo sia prudente guardare ad innesti di qualità e non al grande nome. Sempre da tifoso, un po’ più di pancia, mi piacerebbe che gli sforzi che la società ha compiuto fino ad ora vengano continuati nella campagna acquisti. Bisogna già registrare importanti conferme nei riscatti dei prestiti di giovani molto interessanti. L’unica cosa che mi sentirei di dire è che non capirei se venisse sacrificato qualche pezzo pregiato, sarebbe un segnale in controtendenza con il lavoro fatto negli ultimi anni.

Lei lavora nel mondo della comunicazione da anni: come valuta la gestione comunicativa del Torino? Avrebbe qualche modifica?

Bisognerebbe conoscere attentamente tutto quello che c’è di contorno e di contesto. Se citi il caso più emblematico come hai fatto tu, quello di Petrachi, qualche perplessità per come è stata gestita è facile averla. Ritengo che dovremmo conoscere tutti gli elementi prima di poter esprimere un giudizio. Per di più parlando di colleghi molto seri e che lavorano con grande dedizione. Sarebbe ingeneroso dire che abbiano sbagliato. Questo però non significa non avere qualche suggerimento e qualche consiglio, da osservatore esterno facente parte di questo mondo. Ad esempio io rafforzerei i canali social: quest’anno è stato fatto un salto di qualità ma c’è ancora possibilità di miglioramento. La stretta attualità ci dice che i social fanno la differenza. Un altro spunto che mi viene girando in altri stadi è quello di un maggiore investimento nell’attività di merchandising. I “granata store” di Carlo Testa sono stupendi, sarebbe bello se potessero essere all’interno dello stadio, se fosse possibile ovviamente.“

Lei ha lavorato per anni nella comunicazione con Vodafone: le sarebbe interessato lavorare per il Torino?

Il Toro per me è un amore, una fede, che ho trasferito ai miei figli. Abitando a Roma da anni, con tutto ciò che ne consegue in termini personali, è la squadra che adoro. È davvero qualcosa di importante e significativo. La risposta può essere solo una: claro que si!“

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