di Alessandro Salvatico Domani, casacche granata e gialloblù si incroceranno all’Olimpico in una partita di importanza vitale. Molti, in campo, i giocatori ad aver vestito entrambe le maglie, ma pochi ad aver lasciato ricordi buoni e significativi tanto con l’una quanto con l’altra. Un’impresa che è riuscita senza ombra...

di Alessandro Salvatico

Domani, casacche granata e gialloblù si incroceranno all’Olimpico in una partita di importanza vitale. Molti, in campo, i giocatori ad aver vestito entrambe le maglie, ma pochi ad aver lasciato ricordi buoni e significativi tanto con l’una quanto con l’altra. Un’impresa che è riuscita senza ombra di dubbio a Massimo Marazzina, oggi attaccante del Bologna (quindi diretto concorrente delle due formazioni per la salvezza), ma in passato bandiera dei veronesi, per sei lunghi anni, e simbolo di un Toro che disputò una stagione praticamente senza dirigenza e che comunque conquistò una bellissima promozione. Un Toro che poi, di colpo, scomparve nel nulla.

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Massimo Marazzina, tra 24 ore si gioca Torino-Chievo, un match che per te ha un sicuro significato affettivo. Che partita credi sarà?
Sicuramente sarà una partita difficile per entrambe le squadre: a questo punto del campionato, in questi scontri diretti i punti valgono doppio. Il Torino sarà rinfrancato dalla prova di Milano che è valsa il pareggio contro l’Inter, ma anche il Chievo ha fatto buoni risultati in quest’ultimo periodo, quindi sarà dura. Del resto, adesso arrivano davvero gli scontri seri: nel girone di ritorno, più passa il tempo e meno possibilità ci sono di rimediare agli errori e ai passi falsi.

A Verona hai vissuto sei anni, sei diventato un giocatore importante e sei arrivato in Nazionale ed in Europa. L'avresti detto, quando approdasti al Chievo? Quali ricordi dell'esperienza gialloblù?
No, non l’avrei mai detto, quando arrivai a Verona, che avrei tagliato quei traguardi: non l’avrebbe detto nessuno, quella era una squadra quasi interamente di debuttanti in Serie A. Ho avuto la fortuna, che bisogna sempre avere per arrivare ad ottenere certi risultati, di trovarmi al posto giusto nel momento giusto: ero in un ambiente ideale, circondato da compagni di squadra bravi e affiatati, e mi sono potuto togliere belle soddisfazioni. I ricordi sono positivi, ovviamente, anche perché è il posto in cui mi sono fermato più a lungo nella mia carriera.

A Torino, invece, un solo anno. Ma intenso.
Tra quelli in cui sono stato in passato, Torino è il posto in cui mi sono trovato meglio, quello in cui ho lasciato un grande pezzo di cuore. Sarà perché sono arrivato in un momento di caos, nel quale nessuno scommetteva su di noi e su di me, ma quello è stato un anno fantastico, dentro e fuori dal campo.

I tifosi granata ti ricordano con grande affetto. Sei l'ultima punta che sia andata in doppia cifra, sei l'ultimo ad aver lasciato la squadra in quell'Estate terribile...
Ero molto legato a quei colori e a quei tifosi: sono dovuto andare via, ma mi è dispiaciuto molto. Evidentemente doveva andare così.

Le domande più difficili: tenendo conto che per il bene della tua attuale squadra farai il tifo per un pareggio, con chi sarà il tuo cuore domenica tra Toro e Chievo? E un pronostico secco?
Dici bene, io mi auguro che esca un pareggio: per noi del Bologna sarebbe il risultato migliore. Ma, se devo proprio scegliere, propenderei per il Torino: è il cuore a dirlo. A Verona ho solo amici, ma ormai dei miei vecchi compagni di squadra sono rimasti in pochissimi; a Torino mi legano ricordi più freschi e coinvolgenti.

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