di Roberto Maccario Due stagioni al Toro per entrare nella storia con quella mirabolante rimonta nel derby del maggio 1983, poi tante altre avventure sulle panchine di tutta Italia e in Libia. Eugenio Bersellini ricorda con piacere gli anni passati ma non accantona del tutto l’ idea di tornare ad allenare… A 75 anni ha ancora entusiasmo da vendere e voglia di dire la sua, come sempre, senza peli sulla...
di Roberto Maccario
Due stagioni al Toro per entrare nella storia con quella mirabolante rimonta nel derby del maggio 1983, poi tante altre avventure sulle panchine di tutta Italia e in Libia. Eugenio Bersellini ricorda con piacere gli anni passati ma non accantona del tutto l’ idea di tornare ad allenare… A 75 anni ha ancora entusiasmo da vendere e voglia di dire la sua, come sempre, senza peli sulla lingua.
Buongiorno signor Bersellini, cominciamo con il momento dell’ amarcord: come giudica i suoi due anni vissuti a Torino e cosa è rimasto in lei di quell’ esperienza?
E’ stata senza dubbio un’ esperienza positiva, ho lanciato tanti giocatori e ho fatto esordire ben sette giovani in prima squadra , ho tanti ricordi belli e alcuni di essi rimarranno per sempre, come il derby della rimonta…
A proposito di quella partita,cosa ricorda e quali emozioni ha provato allora?
Mi ricordo tutto come fosse successo ieri, se volete posso anche citarvi la formazione a memoria, spesso mi ritorna in mente quella partita e spesso ne parlo con gli amici juventini durante i nostri discorsi; fu una giornata fantastica e spero la ricordino anche tutti i miei giocatori. Sul due pari Dossena mi chiese se dovessimo smettere di attaccare e accontentarci o se invece il pareggio non fosse ancora sufficiente, io ovviamente risposi di continuare a premere perché credevo nella vittoria.
Segue ancora le vicende del Toro?
No, non lo seguo molto perché mi danno fastidio tutte le parole che si fanno intorno alla squadra, credo che ci siano troppe pressioni che disturbano il lavoro del mister.
Recentemente il presidente Cairo ha dichiarato di voler passare la mano a fine campionato, c’ è del vero secondo lei?
Non saprei perché non sono nell’ ambiente e non sono al corrente delle vicende societarie,tuttavia non credo che le contestazioni e le critiche di cui parla Cairo siano una ragione sufficiente per vendere.
Veniamo ora al suo futuro, cerca ancora squadra o ha deciso di smettere di allenare?
Tutto dipende dal progetto che mi offrono, so di essere anziano ma ho ancora il fisico e la voglia di un cinquantenne; bisogna dunque vedere che cosa mi verrà proposto in futuro: se qualche squadra è disposta a sposare i miei metodi di lavoro perché no…
Come saprà in questo periodo si parla molto della tragica situazione in Libia, Paese dove lei ha allenato per alcuni anni; come viene vissuto lì il calcio? Ci sono delle ingerenze del governo nelle questioni sportive?
Direi di no, quando sono approdato alla nazionale libica mi è stata lasciata carta bianca completa sulla gestione della squadra, se no non avrei accettato; io e il mio staff abbiamo potuto lavorare bene senza problemi. Dalla nazionale poi sono passato a due diverse squadre di club, l’ Al Alhy e l’ Al Ittihad, dove giocava Gheddafi junior e dove ho vinto lo scudetto suscitando scene di entusiasmo e di giubilo tra la folla che non avevo mai visto prima.
La squadra in cui militava il figlio del raiss era in qualche modo favorita dagli arbitraggi o il campionato si svolgeva in maniera regolare?
Diverse volte in hotel prima della partita mi sono trovato a chiacchierare con l’ arbitro e i guardalinee, cosa che non dovrebbe succedere; tuttavia non ci sono mai state grosse irregolarità negli arbitraggi anche perché non era necessario: la squadra in cui militava il figlio del leader era di gran lunga la più forte perchè acquistava tutti i giocatori migliori e quindi non c'era quasi mai partita.
Grazie mille e arrivederci.
Grazie a voi.
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