‘Una squadra con i ragazzi del vivaio’

Nel variegato mondo del Toro ci sono personaggi incredibili dal forte cuore granata. Uno di questi è Paolo Archetti Maestri, leader dello storico gruppo musicale Yo Yo Mundi. L’abbiamo incontrato per parlare con lui di questo momento memorabile.

Paolo, come vivrai questo Centenario del Toro?

"Con molta emozione. Mio padre Giuliano è mancato improvvisamente nel febbraio…

di Redazione Toro News

Nel variegato mondo del Toro ci sono personaggi incredibili dal forte cuore granata. Uno di questi è Paolo Archetti Maestri, leader dello storico gruppo musicale Yo Yo Mundi. L’abbiamo incontrato per parlare con lui di questo momento memorabile.

Paolo, come vivrai questo Centenario del Toro?

"Con molta emozione. Mio padre Giuliano è mancato improvvisamente nel febbraio scorso – noi eravamo alla fine del tour inglese, ho avuto la notzia dopo il concerto di Manchester -. E’ lui che mi ha insegnato il Toro, lui mi ha trasmesso l’idea e il sogno, grazie a lui, ai suoi occhi che brillavano, ai suoi racconti avvolgenti i germogli granata hanno attecchito sul mio cuore di bimbo. Papà purtroppo non ha vissuto abbastanza per vedere i gobbi in serie B. E per salutare il suo Toro che ritorna in A – da Toro – e per festeggiare questo Centenario che aspettava con grande passione. Ricorrenza che, in qualche modo, temeva, nel senso che desiderava fosse degna del nome del "suo" amato Toro: con il Toro in serie A, con una squadra forte e la società seria, con un futuro vero. Come ora sembra che sia. Io vorrei provare a viverlo con i suoi occhi, con le sue speranze di tifoso appassionato, portando dentro di me un po’ del suo grande cuore granata".

Che cosa significano per te questi cento anni di storia granata?

"In fondo è solo un numero, ma poiché riguarda il Toro è un numero tondo che mi piace rigirare tra le mani. Cento anni di sogni a forma di pallone. Se potessi realizzare un’immagine commemorativa prenderei una foto celebre di Paolo Pulici a braccia alzate e i pugni chiusi rivolti al cielo e, in quello spazio, tra le sue due mani scriverei il numero 100 tondo, tondo".

Dovessi dare una definizione del Toro, cosa diresti?

"Mi viene in mente un fiume che attraversa una valle e la disseta, la nutre, la feconda. il Toro è un fiume granata lungo cento anni. Che disseta, nutre, feconda".

Tra tutti gli eventi positivi e negativi che ha avuto questa squadra, al di là della tragedia di Superga, quale ritieni per te possa essere stato il peggiore e il migliore?

"Per il Toro il destino è sempre stato un torero efferato e troppe volte scorretto (ma per un animalista come me, quando mai un uomo armato davanti a un animale agitato ad arte, spossato e praticamente "disarmato" potrà essere definito corretto?). E’ certo che la tragedia di Superga è stato l’evento più devastante della nostra storia, un evento che paradossalmente ci ha reso unici, ma forse sarò folle e tra tutto quello che abbiamo vissuto, patito, sofferto strapperei dalle pagine della nostra storia Cimminelli e tutto il suo contorno, a tratti "grottesco. L’evento positivo è stato decidere di inziarla questa nostra storia, differenti in tutto e per tutto, ora e per sempre, dai rigatini. E negli ultimi tempi molto positivo è stato intervenire decisi e uniti, come avrebbero fatto Ferrini, Cereser, Agroppi o Giacomo Ferri, sulle metastasi che ammorbavano la nostra rinascita".

Sarà un centenario quasi inaspettato, finalmente con una società seria e
sensibile. Come ti immagini il Toro fra tre o quattro anni?

"Non immagino niente, non voglio che la mia immaginazione crei facili illusioni. Vorrei altresì vivere qualche nuova bella soddisfazione. Ma vorrei scriverlo forte così la società mi ascolta. Sogno un Toro con i ragazzi del vivaio e con Pulici e gli altri vecchi grandi cuori nella società, con ruoli importanti. Solo così sarà un Toro che non avrà paura di nessuno e che non si precluderà nessuna soddisfazione di tipo sportivo (traduzione: torneremmo a vincere qualcosa di importante!)".

Quali sono i campioni, tra quelli meno nominati, che ti sono entrati nel cuore tra presente e passato?

"Mi vengono in mente Anton Polster e Dante Bertoneri. E non dimentico Ferrante che con le sue reti, ha tenuto a galla il nostro orgoglio in questi anni bui. Oggi mi piace lo spirito di Ardito e di Cioffi. Io però quelli grandi li voglio nominare lo stesso: Paolino Pulici e tutto il "mio" Toro del ’76, Gigi Meroni, Leo Junior e Ferrini, il preferito di mio padre, per il quale ho recentemente scritto una canzone intitolata "Ho sognato Giorgio Ferrini", interpretata per la prima volta durante la magnifica serata dedicatagli all’Espace di Torino, e implicitamente dedicata a lui e a papà".

Che colonna sonora dedicheresti al Toro per festeggiare questi cento anni?

Vorrei tanto scrivere io una musica speciale per la storia del Toro, un grande tema per una vera e propria colonna sonora. Chissà mai se ci riuscirò! In realtà insieme agli altri Yo Yo Mundi, all’attore Fabrizio Pagella (con me nella foto) e qualche altro nome ancora top secret di scrittori e giornalisti) stiamo pensando a un progetto complesso e molto ponderoso dedicato interamente alla gloriosa e speciale storia del Torino Calcio. Da questa idea, ancora in fase germinale, contiamo addirittura di arrivare un giorno a realizzare un album e magari un nuovo spettacolo correlato".

Cosa farai il 3 dicembre?

"Sarò allo stadio e poi andrò dove ci sarà festa, inseguirò le emozioni e il ricordo, lo vivrò con altri amici dal sangue granata nelle vene. Sarebbe stato bello e importante suonare per il Toro nel giorno del suo centenario, ma purtroppo, nonostante i tanti validi tentativi di organizzare un evento musicale, sembra proprio che non sarà possibile. Spero ancora in un coup de theatre del presidente Cairo.

Ti piace il Toro di quest’anno e dove potrà arrivare in campionato?

"Ti confesso una cosa un po’ particolare a me piace e coinvolge qualunque Toro (sono pazzo, lo so). Ricordo che ho gioito per l’acquisto di Conticchio e tante volte ho sperato in un eurogol di Tricarico, in passato ho immaginato valanghe di reti di Lerda, Cantarutti e Pedro Mariani, ragazzi del vivaio, dunque per me dalla seconda pelle granata. Ribadisco, quando si presenta un nuovo Toro, quando vengono annunciati i nuovi acquisti, io sono sempre contento. E’ il mio Toro come può non piacermi? Al Toro credo che le squadre non dovrebbero essere mai fatte con i cosiddetti grandi nomi, ma con grandi uomini dal carattere giusto. Un esempio? Un grande nome e un grande uomo come fu Leo Junior (in giro oggi forse non ce n’è, ma mi piacerebbe prenotare Seedorf) e intorno tanti ragazzi di belle speranze e il carattere da Toro".

Che cosa stanno facendo gli Yo Yo Mundi in questo momento?

"A gennaio saremo in Olanda al Festival Eurosonic e in ottobre torneremo in
UK per un tour (già fissata una data al Festival della Letteratura di Brighton). In maggio uscirà finalmente il dvd con la nostra sonorizzazione e rimusicazione del film ‘Sciopero’ di S.M. Ejzenstejn , ma soprattutto il 2007 sarà l’anno della realizzazione di un grande e nuovo progetto di commistione tra storia, letteratura e musica, è ancora un segreto! Per le news in tempo reale tenetevi in contatto con noi attraverso questi due link: www.yoyomundi.it e www.myspace.com/yoyomundi".

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